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Un’immagine dal film “Il Signore degli Anelli”; nel dettaglio, Nicola De Toma, regista del documentario “Dalla terra di mezzo all’Italia”

L'intervista

«C’è ancora un Tolkien da scoprire. Lo raccontiamo in “Dalla terra di mezzo all’Italia”». Parla il regista Nicola De Toma

Il documentario racconta un episodio poco noto della vita dell'autore del Signore degli Anelli: un «viaggio inaspettato» tra luoghi, emozioni e voci. Andrà in onda il 25 marzo su Raiplay

Cronaca - di Francesco Curridori - 22 Marzo 2026 alle 07:00

«Dopo aver letto il libro di Oronzo Cilli, Tolkien in Italia, mi è venuta voglia di raccontare un episodio poco conosciuto della vita del noto scrittore: un viaggio che lo porterà a visitare città come Venezia e Assisi». Il regista Nicola De Toma, racconta così la nascita del documentario Dalla terra di mezzo all’Italia, che andrà in onda il 25 marzo su Raiplay.

Come Tolkien ha influenzato la cultura italiana?

«Negli anni ‘70, da una parte nascono i campi Hobbit e dall’altra nasce il fenomeno degli indiani metropolitani. In Abruzzo viene creata la Contea Gentile che è stata ricostruita e dove migliaia di persone ogni anno vanno per sentirsi come in una contea tolkieniana. Nel documentario, poi, si analizza anche tutto ciò che l’Italia aveva dato a Tolkien che, per esempio, era un grandissimo appassionato di Dante e faceva parte della Dante Society. E, non a caso, il documentario andrà in onda il 25 marzo su Raiplay proprio perché il 25 marzo è sia il Dante Day che il Tolkien Reader, cioè due ricorrenze annuali cui si celebrano questi due importanti scrittori».

Cosa dobbiamo aspettarci da questo documento? Può spoilerare qualcosa?

«Il documentario è diviso in diversi capitoli, tutti connessi tra loro. Abbiamo intervistato i doppiatori della trilogia tolkieniana, mentre il maestro Branduardi ci ha raccontato il rapporto della musica con il Signore degli Anelli e con Tolkien. Abbiamo analizzato la storia editoriale del Signore degli Anelli perché inizialmente la Mondadori aveva scartato il Signore degli Anelli che, alla fine, divenne un grande successo edito dalla Rusconi. Infine, abbiamo raccontato persino, la storia dell’illustrazione delle copertine del Signore degli Anelli».

Cosa rappresenta per lei Il Signore degli Anelli?

«Il Signore degli Anelli è un romanzo dove ci sono la luce e il buio, il bene e il male, e dove c’è un antieroe, Frodo, che è il più borghese di tutti e che vive nella contea tranquilla, dove fuma erba pipa e beve birra. Un personaggio che improvvisamente esce fuori dalla contea e si ritrova in un mondo assolutamente sconosciuto per distruggere l’anello del potere. È l’antieroe che diventa suo malgrado eroe per il bene comune, anche se alla fine sarà Gollum a distruggerlo».

Ma, alla fine, Tolkien è di destra o di sinistra?

«Ognuno cerca di tirare Tolkien per la giacchetta, destra, sinistra, pagani, cattolici. Il Signore degli Anelli, in realtà, è un romanzo e basta, dove ognuno ci può trovare dentro ciò che ritiene più opportuno e più consono al suo credo, alla sua anima, al suo modo di essere. Tolkien, però, non può essere assolutamente collocato politicamente».

Perché è ancora così attuale Tolkien?

«Tolkien è attuale perché la lotta tra il bene e il male esiste sempre, mentre l’anello può essere paragonato al potere assoluto dei nuovi media come i social e l’intelligenza artificiale. Tolkien è ancora attuale anche nella dicotomia tra Smeagol e Gollum, ossia di chi faceva parte della contea e poi si è trasformato perché la sua anima è diventata schiava dell’anello».

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di Francesco Curridori - 22 Marzo 2026