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Calciatrici iraniane chiedono asilo all’Australia. Trump interviene: “Se non le aiutate, lo faremo noi”

L'appello di Rezha Pahlavi

Calciatrici iraniane chiedono asilo all’Australia. Trump interviene: “Se non le aiutate, lo faremo noi”

Esteri - di Gabriele Caramelli - 9 Marzo 2026 alle 17:37

Cinque calciatrici della nazionale femminile iraniana hanno chiesto asilo politico a Canberra, lasciando il ritiro della squadra durante la Coppa d’Asia in corso in Australia. Si tratta di Fatemeh Pasandideh, Zahra Ghanbari, Zahra Sarbali, Atefeh Ramazanzadeh e Mona Hamoudi. Dopo essersi rifiutate di cantare l’inno nella prima partita contro la Corea del Sud una settimana fa, le donne hanno subito diverse pressioni per farlo nei match contro l’Australia e le Filippine. I media e gli ambienti conservatori si erano accorti della loro protesta, documentandola sui social e sui giornali.

Secondo la Cnn, le atlete vengono sorvegliate dai Pasdaran e da altri apparati di sicurezza nel loro Paese, che si assicurano di monitorarne qualsiasi attività, comunicazione e spostamento, impedendo qualsiasi forma di dissenso o fuga. Dopo l’eliminazione della nazionale, centinaia di fan si sono radunati al Cbus Super Stadium di Gold Coast, circondando il pullman e gridando: «liberate le nostre ragazze, salvatele». Anche Amnesty International e Fifpro si sono detti preoccupati per la situazione. Anche lo Shah in esilio, Rezha Pahlavi, ha chiesto all’Australia di proteggere le calciatrici, perché potrebbero affrontare gravi conseguenze nel Paese d’origine. Per il momento, le ragazze sono protette dalla Polizia nazionale.

Australia, calciatrici iraniane chiedono asilo politico. Trump: «Se non le aiuteranno lo faremo noi»

«L’Australia sta commettendo un terribile errore umanitario permettendo che la squadra di calcio femminile iraniana venga costretta a tornare in Iran, dove molto probabilmente le atlete verranno uccise». Questo il commento di Donald Trump su Truth social, che ha rivolto un appello al premier australiano perché «conceda l’asilo» alle donne perseguitate dalla Repubblica islamica. Semmai Canberra dovesse rifiutare lo status di rifugiate alle calciatrici di Teheran, il presidente americano ha spiegato che «gli Stati Uniti le accoglieranno». Non bisogna dimenticare che, dopo il silenzio durante l’inno nazionale, la televisione iraniana le ha definite come «traditrici di guerra» da »punire con la massima severità».

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