Propaganda islamica
Brescia, un’aula universitaria riconvertita in moschea, la denuncia di Sardone: «Sui muri scritte in arabo»
Anche gli atenei italiani rischiano di piegarsi sotto il peso dell’islamizzazione. Nell’università di Brescia, un’aula è stata riconvertita in moschea. Ma le sorprese non finiscono qui, perché il 6 marzo nell’istituto si è tenuta la conferenza Uniftar 3.0, addirittura con un’iscrizione obbligatoria di tre euro. Secondo il comunicato apparso sulla pagina social dell’Associazione degli studenti musulmani, l’evento è nato come «un’occasione speciale per ritrovarci come comunità, condividere una riflessione profonda e vivere insieme l’emozione della rottura del digiuno» secondo il Ramadan.
A denunciare la vicenda è stata l’europarlamentare della Lega Silvia Sardone in una nota: «Mi è stato segnalato che all’Università di Brescia la “stanza del silenzio”, un’aula originariamente pensata per la meditazione e per la preghiera, in questi giorni è stata praticamente trasformata in moschea con tappeti a terra e separé divisorio per le donne». Altro che integrazione, adesso gli islamici pretendono anche di avere dei luoghi appositi all’interno delle università italiane.
Brescia, l’aula del silenzio dell’università viene riconvertita in moschea
Come ha spiegato la vicesegretaria del Carroccio, «sui muri ci sono addirittura volantini per le invocazioni ad Allah dopo la preghiera obbligatoria. In pratica lo spazio comune è stato trasformato in moschea, con buona pace del rispetto verso i fedeli di altre religioni». Poi ha ribadito che ultimamente si sono verificate alcune ritualità connesse alle festività islamiche: «Nel campus dell’università proprio in questi giorni si è tenuto anche l’iftar per rompere il digiuno del Ramadan. Francamente non credo che le università debbano favorire processi di islamizzazione: qualche mese fa era scoppiata la polemica per l’apertura, all’Università di Catanzaro, uno spazio per la preghiera islamica con un cartello che segnalava la moschea nell’ateneo».
Nel 2025, invece «avevamo visto al Politecnico di Torino la preghiera del venerdì, con sermoni pro resistenza in Palestina del predicatore islamista. Ci viene sempre detto che i luoghi del sapere debbano essere laici ma ultimamente tra scuole chiuse per il fine del Ramadan, aule studio trasformate in moschea e studenti musulmani favoriti nelle interrogazioni vediamo esattamente il contrario. È inaccettabile!». Insomma, l’integralismo musulmano si mescola con i luoghi di libero confronto, approfittando anche delle crisi in Medio Oriente per diffondere un verbo politicizzato e lontano dalle inclinazioni occidentali: questa, a tutti gli effetti, si chiama propaganda.