La nuova ricerca
Bere vino rosso può prevenire le malattie cardiovascolari: ecco cosa dice lo studio spagnolo
Un bicchiere di vino rosso può far bene al sistema cardiovascolare. Il vecchio detto che ormai circola da tempo, soprattutto in Italia, ha trovato finalmente anche un riscontro scientifico . Un recente studio spagnolo, pubblicato sull’European Heart Journal, ha registrato che un moderato consumo di vino può evitare che si verifichino gravi problemi al cuore, tra cui ictus ischemici ed emorragici. Si tratta di un prodotto che, se assunto in dosi minime, può fare bene. A maggior ragione se inserito in quella che viene comunemente chiamata “dieta mediterranea”.
I partecipanti dello studio che seguivano il regime alimentare europeo hanno mostrato una diminuzione del rischio di malattie cardiovascolari fino al 50%, rispetto a quelli che non seguivano la corretta alimentazione o non bevevano affatto. Insomma, rispetto ai dossier del passato che si basavano sulle autodichiarazioni delle persone prese come esempi, stavolta la ricerca è stata molto più precisa: è stat utilizzato l’acido tartarico nelle urine come biomarcatore oggettivo , per comprendere l’esatta assunzione di vino.
Il vino fa bene e riduce il rischio di ictus: il nuovo studio che spiega il motivo
Il beneficio migliore che è stato constatato dal consumo compreso di 3 e 35 bicchieri al mese. Nonostante ciò, se si supera questa soglia, il rischio è quello di andare incontro ad effetti tutt’altro che protettivi e di aumentare i rischi per la propria salute. La ricerca spagnola, per comprendere affondo le capacità del vino, ha preso in analisi persone con un’età media di 68 anni e ad alta sensibilità cardiovascolare. A quanto pare, la bevanda alcolica agisce sinergicamente con gli alimenti della dieta mediterranea, tra cui verdura, frutta, pesce e olio d’oliva. Inoltre, il resvetarolo e i polifenoli presenti nel vino rosso possono proteggere i vasi sanguigni e diminuire la formazione dei coaguli, che sono fattori complessi nella prevenzione dell’ictus. Secondo lo studio, bisognerebbe consumarlo durante i pasti principali.