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Bambini del bosco, psichiatri sgomenti: “E’ crollata la dignità del Tribunale dei minori”. “Buttati anni di studi sui minori”

Parlano due grandi studiosi

Bambini del bosco, psichiatri sgomenti: “E’ crollata la dignità del Tribunale dei minori”. “Buttati anni di studi sui minori”

Vittorino Andreoli e Massimo Ammaniti smontano con scienza e buon senso la decisione di separare i figli prima dal padre e poi dalla mamma. Hanno tolto ai piccoli gli unici punti di riferimento. Attaccare il legame bambino-madre pone le basi per gravi disturbi mentali

Politica - di Redazione - 9 Marzo 2026 alle 14:23

«Attaccare il legame bambino-madre pone le condizioni che possono favorire un grave disturbo mentale»:  Vittorino Andreoli, grande psicanalista, in un’intervista rilasciata alla Stampa fa delle affermazioni molto chiare. Che mettono il sigillo a un’insieme di posizioni scriteriate e ideologizzate che in questi giorni si sono ascoltate al solo scopo di attaccare la premier che sul tema non da oggi ha dimostrato grande sensibilità. Sempre mettendo al primo posto l’interesse primario del bambini, sottratti da novembre a un situazione di sostanziale serenità.

Andrioli: “Qui è crollata la dignità del Tribunale dei minori”

Dunque, in attesa dell’ispezione del ministro Nordio, Andreoli ha poi aggiunto: «Bisogna che si fermino e che stabiliscano quali sono le esigenze profonde dei bambini: prima di tutto devono stare con madre e padre. E se non si ritiene che la madre sia “all’altezza”, allora si crei un sistema di supporto che le permetta di svolgere il suo compito. Ma non è possibile interrompere i rapporti fra lei e i figli. Qui è proprio crollata la dignità del Tribunale dei minori». (foto Ansa Filippo Monteforte).

Famiglia nel bosco, Ammaniti: “Storia iniziata male”

Parole di una chiarezza estrema che mettono insieme, dottrina e buon senso. Un altro grande grande esperto neuropsichiatra infantile come Massimo Ammaniti, professore onorario di Psicopatologia dello sviluppo alla Sapienza di Roma, segue questa direttrice. «Io sono incredulo. La storia della famiglia nel bosco è iniziata male e rischia di finire ancor peggio», dice in un lungo colloquio con il Corriere della Sera. Va da sé che la vita di Catherine Birmingham, di suo marito Nathan Trevallion e i loro tre figli sia stata travolta e l’atto di togliere i piccoli prima al padre e ora alla madre li ha resi infelici e ingestibili. «Si stanno buttando via anni, anzi decenni, di teorie sullo sviluppo dei bambini- spiega Ammaniti- . Tutti i miei maestri, da Giovanni Bollea ad Adriano Ossicini, rabbrividirebbero davanti a quanto sta accadendo a queste persone».

Ammaniti: “Hanno tolto ai bimbi l’unico punto di riferimento”

Separare i figli dai genitori «avrà implicazioni serie. Questi bambini finora hanno sempre vissuto con loro, per altro con una vita sociale poco sviluppata. Il che vuol dire che se già normalmente si crea un legame intenso con i genitori, nel loro caso questo legame è sostanziale, unico, non avendo i bimbi altri adulti a cui far riferimento. Erano gli unici a garantirne la sicurezza personale e la cura. Erano le uniche figure che rappresentavano la protezione. È questo l’assunto, che dovrebbe orientare le scelte di operatori, psicologi, legislatori perché una misura così è complessa e rischiosa per il futuro di questi bambini». Avere tolto loro questi unici caposaldi di vita non è logico. «Non me lo spiego- afferma il neuropsichiatra infantile- . Una decisione come questa si verifica in situazioni estreme». In questo caso non erano stati ravvisati maltrattamenti.

Doppiopesismo

Sono emersi dalla ricostruzioni di queste ore atteggiamenti che molti reportage definiscono “ostili” da parte della mamma verso gli assistenti sociali. Il professore spiega: «Certo è che non deve essere stato facile essere stata per un periodo così lungo in una struttura in cui non poteva esercitare la sua funzione genitoriale. Di certo una simile situazione le avrà suscitato rabbia e frustrazione». Il professore fa un’altra considerazione che chi sputa sentenze dovrebbe avere l’onestà intellettuale di valutare: «Oggi ci sono famiglie che piazzano i figli davanti ai tablet o ai giochi elettronici tutti i pomeriggi o per poter mangiare senza essere disturbati mentre sono al ristorante. Però quelle vengono ritenute persone rispettose delle modalità, non vengono considerate inidonee a educare i loro bambini. Invece chi sceglie di farli crescere nella natura, a contatto con gli animali non è adatto alla funzione genitoriale».

“Tutto questo pone le basi per una forte interferenza tra Stato e genitori”

Due elementi hanno pesato: la mancata socializzazione e la scolarizzazione fatta in casa. Ma questo non assolve dall’avere separato i bambini dal loro nucleo familiare di riferimento.  «È vero, mancava la socializzazione con altri coetanei: è stato messo in atto un orientamento poco attento alle prescrizioni del Paese in cui vivevano e in cui vivono e questo è stato certamente un limite. Ma erano presenti e si occupavano dei loro bambini». Quanto alla seconda accusa h spiegato: «Ma non è forse vero che molti genitori di etnia rom non mandano i loro figli a scuola? E non voglio pensare che si stia contestando una scelta religiosa, non sarebbe giustificabile. Anche tanti cattolici, pur battezzando i figli nel rispetto delle prescrizioni religiose, poi fanno scelte discutibili. A mio avviso, tutto questo pone le basi per una forte interferenza tra Stato e genitori».

Ammaniti: “Si può ancora evitare il fallimento di questa strategia”

Dunque, l’errore è stato grave: «Non mi spiego perché non si è mirato e non si è deciso di mantenere unito il nucleo familiare; di dare loro — come per altro era anche stato paventato — una casa, di aiutarli con sovvenzioni e professionisti che potessero assisterli nel loro percorso». «Hanno sicuramente dei limiti ma non andavano divisi, semmai andavano aiutati. Perché farli entrare nell’occhio del ciclone?». Ancora:  «Non è stato tenuto in conto il fatto che non sono dei pacchi, che hanno delle emozioni che vanno rispettate; che questi bambini vogliono bene ai loro genitori, che li hanno cresciuti finora. Al momento della separazione pare che si siano disperati, che piangessero, che urlassero. Come è possibile ignorare una simile reazione?». Una disanima con la quale non si può non concordare. Il danno iniziale è stato madornale, spiega il neuropsichiatra infantile. Ma non tutto è perduto, ci sono i margini per rimediare.

«Secondo me sì. Chi prende provvedimenti è ancora in tempo per rendersi conto che non è questa la strada giusta da percorrere, che si può ancora ricomporre, sostenere, dare supporto a questi genitori e a questi bambini (…).  Credo che si possa ancora evitare il fallimento attuando una strategia coerente che non faccia indignare quanto sono indignato io».

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