In vista del Referendum
Avviso per i custodi della Costituzione: non è i Dieci Comandamenti. E i primi a dimostrarlo furono proprio i Costituenti
La Carta non è un testo sacro e inviolabile, ma un documento scritto da esseri umani che può essere modificato da altri esseri umani. È già successo molte volte e vale la pena ricordare che già negli anni Cinquanta si parlava di "Costituzione materiale"...
Una lezioncina di storia. La prima Costituzione scritta moderna è quella Usa del 1776. Ne seguirono tantissime in Europa, tutte prima o poi modificate quando non cancellate del tutto. Restiamo all’Italia: Costituzioni delle Repubbliche imposte dai Francesi tra il 1797 e il ’99, e subito sparite, sia le Repubbliche sia le Costituzioni; quanto a Napoleone e ai Napoleonidi, vi racconto solo che nel 1806 un esercito francese conquistò Napoli, e Napoleone ne creò re il fratello Giuseppe. I figli e i fratelli, si sa, sono “piezz’e core” anche nella lingua della Corsica.
Giuseppe emanò subito una “Costituzione di Baiona”, spagnola città dove si trovava al momento della nomina: per farla breve, i carbonari calabresi e abruzzesi che volevano sul serio quella Costituzione, finirono fucilati e da Giuseppe e dal cognato Murat, con la volenterosa collaborazione dei murattiani tipo Florestano Pepe e Carlo Filangieri, che ancora quarant’anni dopo mostrarono sempre scarsissima simpatia per le Costituzioni: in una, nel suo piccolo (politicamente parlando) con il Leopardi dei Paralipomeni.
Intanto, nel 1812, Ferdinando III dovette concedere una Costituzione all’inglese alla Sicilia, ritirandola nel 1816 per fare il Regno delle Due Sicilie. Ci fu una Costituzione del 1820, stroncata da un intervento austriaco e dalle liti tra generali napoletani, in particolare i fratelli Florestano e Guglielmo. Ferdinando II concesse una Costituzione, presto sospesa; e così accadde a papa Pio IX e granduca di Toscana.
Sopravvisse invece lo Statuto Albertino (1848), il quale, sulla carta, era un vero capolavoro di equilibrio tra i poteri: l’esecutivo al re, il legislativo alle camere, il giudiziario. Troppo bello, vero? E infatti, immediatamente il potere esecutivo divenne espressione dei deputati, quindi dei partiti. Lo lamentava già nel 1891 il celebre articolo “Torniamo allo Statuto” del Sonnino; celebre, ma rimasto senza effetto.
Resisto alla tentazione di raccontarvi le infinite Costituzioni e istituzioni della Francia dal 1789 al 1958 e oggi; e che fino al 1990 c’erano due Germanie… e vengo all’Italia postbellica. Viene approvata una Costituzione che ricordava l’Albertino, solo che in forma repubblicana. Come l’Albertino, in essa è facile distinguere la Costituzione scritta da quella che già negli anni 1950 moltissimi chiamarono “Costituzione materiale”, cioè il fatto senza preoccuparsi del diritto. Ecco un bell’esempio: i partiti compaiono solo nel lontano articolo 49, anzi quasi come una concessione: «I cittadini possono riunirsi in partiti per concorrere… », con-correre con altri, senza che da nessuna parte si dica con chi e per fare che. Eletti solo in liste di partito il 2 giugno 1946, i costituenti, nel 1948 divenuti senatori e deputati, praticarono quella che si chiama partitocrazia, senza mai con-correre, ma da soli, solo i partiti.
È dunque palese che le elezioni del 1948 già furono diverse dalla lettera del 1946. Intanto nascevano i sindacati, normati dall’articolo 39, che però è vago, e poco e niente applicato. Nel frattempo, e accenno solo, veniva su larga scala violata la XII disposizione circa i movimenti postfascisti. Mi affido alla memoria dei lettori un poco più anziani. Idem per la XIV, in cui si sancisce che se gli italiani diventassero tutti monarchici, stando alla lettera non potrebbero votare a tal fine. A parte che S.A.R Emanuele Filiberto si esibisce in tv.
Andiamo avanti. L’autonomia siciliana è sancita da decreti di Umberto luogotenente e poi re, quindi data da prima della Costituzione. Seguirono Val d’Aosta, Friuli (dal 1954 esteso a Trieste senza Zona B), Sardegna; e anche Trentino Alto Adige, che divenne però due Province autonome, una figura, la “provincia autonomia”, non prevista dalla Costituzione. E il Molise nel 1963 fece la secessione dagli Abruzzi. Se io riuscissi a convincere i Meridionali a formare la Regione Ausonia, quindi abolire Molise, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria, servirebbe, in diritto, una revisione costituzionale. Tranquilli, di fatto basta molto di meno.
Tutto l’assetto delle autonomie è normato dal Titolo Quinto; il quale però nel 2001 venne radicalmente cambiato. «E questo fia suggel ch’ogni uomo sganni», per quanti parlano come se la Carta del 1948 fosse rimasta quella del 1948, il che non è affatto vero. Ultimamente vaga per la Fatal Penisola la locuzione americanesca “padri costituenti”, e anche madri, le quali nel 1776 Usa non c’erano… tranne… ma non facciamo pettegolezzi. Erano “costituenti”, eletti in liste, e costituirono cose di ottant’anni fa, perciò di tutto mi posso stupire tranne che in ottant’anni tantissime cose siano cambiate.
E veniamo alle interpretazioni che spuntano ogni tanto. I Patti Lateranensi del 1929 erano chiarissimi “patti” tra due potentati sovrani (aggettivi: pattizio e concordatario); e invece divennero, all’articolo 7, niente di meno che uno dei Principi fondamentali. Leggete l’articolo 1 dell’Albertino, e vedete come si ragiona. Ciò non impedì che i Lateranensi venissero significativamente modificati nel 1984.
L’articolo 11, cui sul Secolo abbiamo dedicato un pezzo, viene allegramente citato nelle prime cinque buoniste parole, mentre sono più di settanta. Leggetele tutte e con attenzione, e capirete come le nostre truppe sono finite (con onore) a Timor Est: ??? Eccetera. Se poi integrate l’articolo 11 con i Trattato di resa del 1947, stando alla lettera ci toccherebbe giusto l’addestramento per la parata. Grazie a Scipio, non è così. E chi si ricorda di un dotto giurista il quale, arrampicandosi sull’articolo 10, spacciò “lo straniero” (singolare, 01) per migliaia e migliaia di stranieri da far entrare senza battere ciglio. Fortuna che il Giustiniano della domenica ci ricavò, di fronte alla fantasiosa lettura, appena qualche titolo su giornali della sua parte ideologica.
Conclusione: le modifiche al 1946-8 sono avvenute e altre avverranno; l’unico argomento che non ha senso è che la Costituzione di allora sia sacra e inviolabile come i Dieci Comandamenti. Non è così: fu un documento scritto da esseri umani; e altri esseri umani, tra i quali noi oggi presenti, lo possiamo modificare… più esattamente, continuare le già avvenute e consolidate modifiche. Intanto mi piacerebbe che il destracentro si desse da fare di più per il 22 e 23 marzo. A mio avviso di semplice osservatore, non accade esattamente in tal modo. E il tempo vola.