Il libro
“Autoritarismo, populismo, nazionalismo”: la guida di Alessandro Campi per capire le democrazie in trasformazione
Il saggio, edito da Rubbettino, si connota come un necessario strumento interpretativo del nostro tempo e si rivolge tanto agli studiosi quanto al grande pubblico, evitando le astrattezze dell’intellettualismo e le spiegazioni semplicistiche
Alessandro Campi è professore ordinario di Storia delle dottrine politiche all’Università di Perugia, dove insegna Scienza politica e Relazioni internazionali. Intellettuale impegnato nel dibattito pubblico e autore altamente prolifico, nel 2025 ha dato alle stampe Una esecuzione memorabile. Giovanni Gentile. Il fascismo e la memoria della guerra civile (Le Lettere). L’ultimissima uscita è Autoritarismo, populismo, nazionalismo, per i tipi di Rubbettino. Un volume che si candida fin da subito a essere uno degli interventi più solidi e meditati nel dibattito italiano.
“Autoritarismo, populismo, nazionalismo”: lo sguardo sulle democrazie in trasformazione
Si tratta di un saggio corposo che prende di petto il tema urgente delle «democrazie in trasformazione», affrontandolo dalla duplice visuale della pratica e della teoria politiche. In un momento storico in cui a cambiare sono anche la società civile mondiale e le istituzioni globali, sulla scorta di una buona dose di realismo politico, Campi punta ad anticipare i tempi e a vagliare opportunità e rischi connessi a una transizione entrata in una fase di accelerazione, dove il ruolo delle oligarchie e l’espansione del populismo come strumento di partecipazione radicale appaiono tra le patologie più evidenti degli assetti contemporanei.
Un saggio che mette d’accordo addetti ai lavori e grande pubblico
Il saggio è rivolto – allo stesso tempo – a due platee differenti: la comunità degli studiosi e il grande pubblico di chi cerca segnaletiche affidabili sul tempo presente. Ed è proprio questa doppia cifra, scientifica e civile, a renderlo particolarmente prezioso. Non mancano, nelle premesse, alcune importanti avvertenze metodologiche. Spiega Campi: «La mia impressione è che più il mondo storico si complica, divenendo incontrollabile e caotico, più cresce l’esigenza – non solo tra gli studiosi di professione, ma anche tra i cittadini mediamente interessati a ciò che accade fuori dalle mura della propria abitazione – di coglierne il movimento profondo, di comprendere le ragioni effettive che determinano i comportamenti degli attori in scena, di capire cosa ci sia di strutturale, di cogente, di inevitabile e, per così dire, di oggettivo, ovvero, al contrario, di effimero e di puramente congiunturale, dietro i movimenti spesso convulsi che la cronaca ci restituisce sotto forma, oggigiorno, di flussi informativi a loro volta difficili da tenere sotto controllo tanto sono ormai continui e, soprattutto, sempre meno affidabili o puramente superficiali quanto ai contenuti che essi racchiudono e veicolano».
Un approccio realista per sfuggire intellettualismo e spiegazioni semplicistiche
Come accennato, Campi invoca un approccio realista, che deve investire in primo luogo chi si affatica a studiare i fenomeni in atto, senza emozionarsi troppo o lasciarsi condizionare da rigidità teoretiche sclerotizzate. Una prassi, del resto, alla quale ci ha abituato in forza di un’autorevolezza ampiamente dimostrata sul versante scientifico. «Essere realisti significa provare ad essere concreti, oggettivi e pragmatici; significa cercare di sfuggire le astrattezze dell’intellettualismo e le spiegazioni semplicistiche, tali da risultare entrambe spesso false o deformanti rispetto al mondo reale che vorremmo invece poter cogliere e comprendere nella sua immediatezza e profonda verità».
In tal senso, il realismo politico va inteso come «la dottrina per eccellenza dei tempi storici bui: un prezioso faro di luce intellettuale che, se non ci salva dalle minacce che incombono sul nostro presente e sul futuro immediato, ci aiuta perlomeno a prenderne consapevolezza. E facendo ciò ci aiuta a individuare in modo corretto le eventuali risposte o i necessari rimedi ai problemi che abbiamo dinnanzi». Ed è qui che il libro assume anche un valore controcorrente: mentre larga parte del dibattito pubblico oscilla tra moralismo e semplificazione, Campi richiama alla necessità di uno sguardo freddo, analitico, capace di distinguere tra ciò che è strutturale e ciò che è contingente. Un invito che suona tanto più urgente in un’epoca dominata dall’emotività digitale e dalla polarizzazione permanente».
L’Italia come laboratorio politico internazionale
Il libro si chiude con uno sguardo sull’Italia, eletta a laboratorio politico degno ancora una volta di attenzione internazionale. Campi osserva da vicino due vicende politiche esemplari sotto il profilo storico e teorico: Giuseppe Conte e Giorgia Meloni. Se il primo e l’outsider sconosciuto ai più che si trova a dirigere Palazzo Chigi, la seconda rappresenta una figura che riesce a costruire una leadership politica credibile e solida al netto dei pregiudizi del ceto dirigente non soltanto nazionale. Due figure chiave per comprendere i grandi mutamenti degli ultimi vent’anni, segnati dalla personalizzazione della leadership, dalla crisi dei partiti tradizionali e dalla ridefinizione del rapporto tra consenso e rappresentanza.
Il libro di Campi: un necessario strumento interpretativo del nostro tempo
Sulla premier in carica, Campi spiega inoltre come abbia saputo ricondurre, all’interno peraltro di un contesto internazionale mai tanto sofferto sotto molteplici parametri (economico, militare, etc), la critica radicale al sistema istituzionale (soprattutto europeo) alla difesa di taluni valori fondamentali di quell’Occidente rinato dalle macerie della Seconda guerra mondiale. Il sostegno a favore dell’indipendenza ucraina, in fondo, passa proprio da quei valori. Dettagli che il professore di Perugia coglie perfettamente e che aiutano, a partire da nozioni scientifiche collaudate, a innovare il dibattito, evidenziando il nesso esistente tra il comportamento degli elettori, il contesto effettivo planetario e le scelte dei leader. E lo fa senza moralismi o posizioni di interpretative di retroguardia. Insomma, il libro di Campi è senza dubbio uno strumento interpretativo necessario al tempo attuale. Nonostante l’ampia bibliografia degli ultimi anni sulla crisi delle democrazie, è un testo che nelle librerie certamente mancava.