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Valentina Merli con il cast di Two People Exchanging Saliva, con cui ha vinto l’Oscar in veste di produttrice

Grande bellezza made in Italy

Ancora una volta l’Oscar parla italiano: chi è Valentina Merli, da Bologna al palco di Los Angeles vincendo la statuetta

Unica candidata italiana dell'edizione 2026, ha ritirato l'ambito riconoscimento per il Miglior Cortometraggio Live Action, vinto dal suo film "Two People Exchanging Saliva"

Cronaca - di Giulia Melodia - 16 Marzo 2026 alle 17:13

C’è un filo tricolore che lega indissolubilmente il Dolby Theatre di Los Angeles alla storia del cinema di casa nostra. È un filo fatto di visione, coraggio e di quella capacità tutta italiana di saper guardare oltre l’orizzonte mettendo al servizio di arte e industria di celluloide talento e blasone conquistato sul campo. Pertanto, quando la notte scorsa nella 98esima edizione degli Academy Awards, il nome di Valentina Merli è risuonato nel tempio del cinema mondiale, a riecheggiare al di là delle due sponde dell’oceano non è stata solo la vittoria di una singola produttrice. Ma l’ennesima conferma che il “tocco” made in Italy colpisce sempre nel segno, e resta l’ingrediente segreto della “grande bellezza”.

Oscar a Valentina Merli, la produttrice italiana che ha conquistato Hollywood

Così, da Bologna al tetto del mondo di Hollywood, anche la Merli – da De Sica alla Loren, da Benigni a Bertolucci, passando per Salvatores e Storaro – entra nel Pantheon di quegli italiani che hanno trasformato il sogno americano in una solida, orgogliosa realtà italiana.

Valentina Merli dalla Cineteca di Bologna all’Oscar

Dunque, unica candidata italiana di questo 2026, Valentina Merli ha ritirato la statuetta per il Miglior Cortometraggio Live Action con Two People Exchanging Saliva. (premiato ex aequo con The Singers). Un percorso, il suo, che profuma di determinazione: una laurea in Giurisprudenza sotto il portico di Bologna. E il cuore tra le poltrone del Cinema Lumière. Poi la sfida di Parigi, la fondazione della Misia Films e la capacità di imporsi in un mercato internazionale ferocemente competitivo. Fino a ieri: nella notte più importante per il cinema mondiale, quella della 98esima edizione degli Academy Awards, quando un pezzo d’Italia ha trionfato e la produttrice bolognese  è salita sul palco del Dolby Theatre di Los Angeles per ritirare l’Oscar, trasformando la sua nomination in una vittoria storica.

Il riconoscimento della “grande bellezza” del cinema italiano

Il corto premiato (vinto ex aequo con The Singers) è un’opera distopica in bianco e nero che sfida le convenzioni, immaginando un mondo dove un bacio è un atto rivoluzionario. Un progetto ambizioso che conferma l’eclettismo di una produttrice già nota per successi come Lacci di Daniele Luchetti. Con questa vittoria, la Merli dimostra che non servono colossali budget hollywoodiani per vincere, ma idee potenti e quella sapienza, quell’estrosità e quella artigianalità di rango, tipicamente italiane, e capaci di fare scuola ovunque.

Ecco chi è la vincitrice dell’Oscar Valentina Merli

Nata a Bologna nel 1973, Valentina Merli ha alle spalle un percorso formativo che non nasce direttamente nel mondo del cinema. Dopo la laurea in Giurisprudenza con una tesi in diritto privato comparato, la sua passione per la settima arte, coltivata fin da giovane nelle sale del Cinema Lumière della Cineteca di Bologna, prende il sopravvento. La svolta arriva con uno stage a Eurimages , il fondo del Consiglio d’Europa per il sostegno alle coproduzioni cinematografiche. Quell’esperienza si rivelerà per lei fondamentale. Tanto che, dopo un primo periodo sui set di Roma, nel 1999 Valentina Merli decide di trasferirsi in Francia. A Parigi per l’esattezza, dove getta le fondamenta della sua carriera, creando insieme a Violeta Kreimer la casa di produzione Misia Films, specializzata sia in cortometraggi che in lungometraggi d’autore.

Ma prima della sua scalata a Hollywood – e prima di arrivare a salire quella scalinata che l’ha portata sul palco di Los Angeles per ritirare l’Oscar –Valentina Merli ha legato il suo nome a produzioni di rilievo internazionale. Come per l’appunto il già citato Lacci di Daniele Luchetti, film che ha avuto l’onore di aprire la Mostra del Cinema di Venezia nel 2020. Ma anche a Combat d’amour en songe, del celebre regista cileno Raúl Ruiz. Il progetto che le è valso però il riconoscimento ufficiale della fabbrica del sogno a stelle e strisce è il cortometraggio di 35 minuti girato in bianco e nero; diretto da Natalie Musteata e Alexandre Singh. E intitolato Two People Exchangeing Saliva.

Il titolo premiato

Un’opera distopica dal sapore noir, che sfida le convenzioni, immaginando un mondo dove un bacio diventa un atto rivoluzionario. Di più: sovversivo, proibito e punibile con la morte. E allora, al centro della narrazione, ambientata in un grande magazzino, c’è la storia d’amore clandestina tra i due protagonisti. Una sfida ambiziosa, affidata all’interpretazione della protagonista femminile Zar Amir Ebrahimi – attrice iraniana naturalizzata francese, acclamata per le sue performance in film come Holy Spider e Tatami – e che conferma l’eclettismo di una produttrice che ha dimostrato dal set che non servono colossali budget hollywoodiani per vincere. Ma idee potenti.

Il plauso del sottosegretario Borgonzoni

Non per niente, dopo la premiazione, il sottosegretario Borgonzoni ha dichiarato: «All’italiana che brilla nella notte delle stelle vanno le mie più sincere congratulazioni per questo importante traguardo, che porta ancora una volta il talento italiano sotto i riflettori internazionali. Un riconoscimento prestigioso che premia l’originalità, le competenze e la visione di una professionista che, pur lavorando all’estero, continua a rappresentare al meglio la qualità e la creatività del nostro cinema».

Perché in fondo, come ci ha insegnato il miglior cinema di casa nostra, «è tutto un trucco», ma ci vuole un talento immenso per renderlo vero. Valentina Merli ci è riuscita. Ricordandoci che l’orgoglio italiano non è un reperto da museo, ma un’energia viva che continua a sfornare meraviglie. Se, per citare il finale de La Grande Bellezza di Sorrentino, «tutto finisce sempre così, con la morte… ma prima c’è stata la vita», oggi possiamo dire che prima della fine, su quel palco, c’è stata soprattutto l’Italia viva e vegeta anche davanti alla macchina da presa. E il finale, stavolta, è stato da applausi a scena aperta.

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di Giulia Melodia - 16 Marzo 2026