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“Alla ricerca di Ettore” di Matteo Carnieletto: la società ha bisogno di uomini coraggiosi e patriottici

Il libro

“Alla ricerca di Ettore” di Matteo Carnieletto: la società ha bisogno di uomini coraggiosi e patriottici

Cultura - di Gabriele Caramelli - 29 Marzo 2026 alle 07:00

Leggendo l’Iliade, a qualcuno può venire spontaneo di elogiare la figura di Achille. Potente, maestoso e quasi invincibile: l’eroe acheo, figlio di Peleo, affascina per la sua potenza e per la sua armatura splendente. Eppure c’è chi, mentalmente, è molto più forte di lui: si chiama Ettore ed è il principe di Troia, oltre che discendente del sovrano Priamo. È più forte del fratello Paride ed è per questo che nel poema omerico si trova ad affrontare il semidio, generato dall’amore del re dei Mirmidoni e della ninfa marina Teti. “Alla ricerca di Ettore” di Matteo Carnieletto, giornalista de La Verità, non è soltanto un elogio a una figura sottovalutata, ma anche un modo per ricordare che essere uomini vuol dire avere coraggio.

Il volume, pubblicato con Passaggio al Bosco, rivaluta la figura del principe di Troia, che pur sapendo di andare incontro a morte certa contro Achille, prosegue nella sua impresa impossibile. La sua spada non può scalfire l’amante di Patroclo, ma comunque dimostra che i veri eroi sono quelli che si battono fino all’ultima goccia di sangue per difendere la propria famiglia e la civiltà da cui provengono. Ettore è un grande esempio nel mondo contemporaneo in cui, per colpa dell’ideologia woke, gli uomini vengono sviliti e considerati “positivi” soltanto se annientano la propria virilità.

“Alla ricerca di Ettore” di Matteo Carnieletto: elogio agli uomini coraggiosi

Nell’Iliade, come ricorda Carnieletto, Ettore appare come il più forte, il più coraggioso e il più valoroso dei troiani. A differenza di Paride, non è capriccioso e soprattutto non si scontra con le pulsioni che lo porterebbero a compiere gesti inconsueti. Il principe di Ilio è una figura importante per i soldati, perché si schiera in prima fila ogni volta, senza curarsi della sorte, infondendo coraggio e speranza. Ma la figura dell’eroe omerico non dev’essere correlata esclusivamente alla guerra. E infatti l’autore sottolinea che «il guerriero autentico combatte sempre per la vita. Egli non combatte contro qualcuno, ma per gli uomini, affinché essi possano vivere in pace». Chi parte per un conflitto, non sempre è animato dalla sete di denaro o dall’odio cieco, ma dall’amore e dal sentimento di protezione per coloro che ha lasciato a casa.

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di Gabriele Caramelli - 29 Marzo 2026