Aveva 96 anni
Addio al filosofo tedesco Jurgen Habermas, l’ultimo grande erede della scuola di Francoforte
Si discostò dai fondatori per una pratica devoziosa della ragione. L'etica del discorso il suo caposaldo
E’ morto all’età di 96 anni il filosofo tedesco Jurgen Habermas. Lo ha detto all’Afp una portavoce della sua casa editrice, Suhrkamp Verlag, precisando, sulla base delle informazioni della famiglia, che Habermas è morto a Starnberg, nel sud della Germania. Se ne va un gigante della filosofia, l’ultimo esponente della celebre scuola di Francoforte e di Herbert Marcuse.
Habermas e l’etica del discorso
Il suo lavoro ha cercato di rifondare la teoria critica attraverso il passaggio da una filosofia del “soggetto” a una filosofia della comunicazione. Ma è nell’etica del discorso che afferma il suo pensiero ,in parte diverso da quello di Marcuse. Il suo modello morale è basato sul dialogo.
La tecnocrazia marcusiana e il pensiero di Habermas
Se per Marcuse la tecnocrazia uccide e svilisce le identità singole e la tecnologia è una minaccia, Habermas la considera parte di una colonizzazione più ampia che investe la burocrazia e l’economia. Ma la differenza con Marcuse sta anche nell’accettazione dell’illuminsmo e della ragione,
La scuola di Francoforte
Nata nel 1923 presso l’Istituto per la Ricerca Sociale di Francoforte, la Scuola ha avuto l’obiettivo di analizzare la società capitalista per trasformarla (la cosiddetta Teoria Critica). I primi fondatori furono Max Horkheimer, Theodor W. Adorno e Herbert Marcuse. Altri nomi chiave sono Walter Benjamin e Erich Fromm. La critica al capitalismo si lega nell’osmosi tra marxismo e pensiero freudiano.
La razionalità come dialogo
Se i suoi maestri (Adorno e Horkheimer) erano pessimisti sulla ragione, Habermas crede che la razionalità possa ancora liberarci, a patto di intenderla come dialogo. Habermas tende a dividere il mondo tra il mondo della vita ( la famiglia, gli affetti, le relazioni) e il Sistema, cioè il potere finanziario e burocratico. In una società moderna e multiculturale, i cittadini non sono uniti dal sangue o dalla religione, ma dalla condivisione di procedure democratiche e diritti umani sanciti dalla Costituzione.
I limiti
Habermas trascura il ruolo del conflitto, delle passioni, dell’inconscio e del corpo. Riducendo tutto a “discorso”, rischia di soffocare il dissenso radicale che non vuole o non può esprimersi in termini razionali e argomentativi. Una critica che on toglie nulla alla sua grandezza di pensatore.