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Abuso d’ufficio: “Da Conte propaganda becera. Il testo che cita la sinistra non è quello approvato”. Parla Alessandro Ciriani

Intervista esclusiva

Abuso d’ufficio: “Da Conte propaganda becera. Il testo che cita la sinistra non è quello approvato”. Parla Alessandro Ciriani

Il Secolo d'Italia ha chiesto all'Eurodeputato di FdI-Ecr che ha seguito in commissione la direttiva dell’anticorruzione se è vero che il governo sarà costretto a reintrodurre il reato. La risposta è chiara: "No. Il nostro ordinamento è già conforme"

Politica - di Giovanna Ianniello - 26 Marzo 2026 alle 15:49

Curiose interpretazioni arrivano dalla sinistra italiana sull’approvazione da parte del Parlamento europeo della direttiva dell’anticorruzione e nel particolare sul tema del reato di abuso d’ufficio. Nella formulazione che ha trovato il favore dell’Eurocamera si legge testualmente “Gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché, se intenzionali, costituiscano reato almeno determinate violazioni gravi della legge derivanti dall’esecuzione o dall’omissione di un atto da parte di un funzionario pubblico nell’esercizio delle sue funzioni. Gli Stati membri possono limitare l’applicazione del presente articolo a determinate categorie di funzionari pubblici”.

L’articolo 7, dunque, lascia alle singole Nazioni un ampio margine di discrezionalità nell’individuazione delle condotte penalmente rilevanti e non introduce un obbligo di reintrodurre il reato di abuso d’ufficio nei termini previsti dall’ordinamento italiano.
Eppure per alcuni esponenti del centrosinistra italiano, la norma costituirebbe una bocciatura per Meloni, Nordio e Fratelli d’Italia. E’ quello che ad esempio sostiene il leader del movimento cinque stelle Conte, che in Ue fa parte del gruppo della Sinistra al Parlamento Europeo (The Left) insieme a Ilaria Salis.
Il Secolo d’Italia lo ha chiesto direttamente a chi ha seguito il tema per il gruppo FdI-Ecr, l’eurodeputato Alessandro Ciriani, vice coordinatore per Ecr in Commissione libe.

On. Ciriani Conte parla di “batosta” per il governo e sostiene che l’Italia dovrà reintrodurre l’abuso d’ufficio. È davvero così?

No, non è così. È soltanto becera propaganda, non è il contenuto della direttiva. Il testo approvato non impone la reintroduzione dell’abuso d’ufficio. Chiede agli Stati di sanzionare alcune violazioni gravi nell’esercizio delle funzioni pubbliche, lasciando piena discrezionalità su come farlo. L’Italia, tra l’altro, ha votato a favore della direttiva anche in Consiglio: il Ministero della Giustizia partecipava direttamente a quel tavolo. Questo dimostra che il governo era perfettamente consapevole del contenuto del testo, che non contiene gli obblighi oggi evocati. Parlare di “retromarcia” è semplicemente falso.

Perché allora si continua a sostenere che ci sia questo obbligo? C’è stato un equivoco sul testo?

Il punto è che si continua a citare una versione superata del testo. Nella proposta originale della Commissione europea era contenuto l’abuso d’ufficio, poi stralciato, approdando in Commissione LIBE con una formulazione che poteva ancora prestarsi a interpretazioni estensive. Ma anche quella versione è stata modificata nel negoziato interistituzionale con il Consiglio. Il testo finale dell’accordo è diverso, più circoscritto, e chiarisce che spetta agli Stati membri definire le fattispecie penali. Francamente, faccio fatica a credere che chi segue questi dossier non sia in grado di leggere il testo aggiornato: o non vengono lette le carte, oppure si sceglie di mistificare la realtà per fare propaganda. Non so quale delle due cose sia più grave.

Quindi l’Italia non dovrà fare modifiche al proprio sistema penale per adeguarsi alla direttiva?

No. L’ordinamento italiano è già pienamente conforme. Esiste un sistema articolato di reati contro la pubblica amministrazione che copre le condotte richieste dalla direttiva nell’articolo in questione. Per questo non sarà necessario reintrodurre l’abuso d’ufficio, né intervenire su altre fattispecie. Peraltro si tratta di una direttiva e non di un regolamento, che lascia agli Stati membri la scelta delle misure da adottare, e l’Italia ha votato a favore senza alcuna contraddizione.

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di Giovanna Ianniello - 26 Marzo 2026