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Zaki corre dai centri sociali in veste pro-Pal e si allinea a Pd, Conte e Avs

Giù la maschera

Zaki, altro che diritti umani: in campo con antagonisti e pro-Pal. E da (in)grato attivista corre dai centri sociali

Politica - di Chiara Volpi - 11 Febbraio 2026 alle 15:39

Non che i suoi silenzi – e meno che mai le sue dichiarazioni centellinate – lasciano margini al dubbio, ma oggi piuù che mai, a pochi giorni da un’evento clou in casa militante di stampo pro-Pal, Patrick Zaki, il ricercatore egiziano che deve la sua libertà all’instancabile lavorio diplomatico del governo Meloni e a un volo di Stato che lo ha riportato in Italia nell’estate del 2023, ha scelto di slatentizzare platealmente da che parte stare…

E non è la parte delle istituzioni che lo hanno salvato da una terribile carcerazione egiziana e dalle maglie intricate di un burocrazia giudiziaria che continuava a ignorare appelli e rinviare udienze, riportandolo in quel di Bologna dove studiava, né quella del buonsenso. Domenica prossima, l’idolo della sinistra radical chic sarà l’ospite d’onore al centro sociale Lambretta di Milano. Dove, grazie alla gentile concessione del Pd agli antagonisti di un immobile, sarà celebrato Marwan Barghouti.

Zaki ospite dei centri sociali per celebrare il terrorista Barghouti (e chiederne la liberazione)

Un nome che per il mondo libero evoca imprese sanguinose, attacchi e morte – tanto che, stanato, processato e condannato dal governo israeliano alla bellezza di cinque ergastoli perché ritenuto il mandante delle imprese portate avanti dalla Brigata dei Martiri di al-Aqsa. Ovvero incursioni suicida contro obiettivi militari e civili –. Ma che per la galassia antagonista è diventato un’icona da venerare.

Set e ospiti dell’evento sono tutto un programma…

E se già la cornice dell’evento è tutta un programma – oltre che un premio per anni di occupazioni abusive –il programma segnato in rosso sul calendario è ancora più “sorprendente”… Eppure è in questo contesto che Zaki, insieme a Khader Tamimi, il presidente della comunità palestinese in Lombardia, e Sandra Congemi, un’attivista del movimento Bds (Boicottaggio, disinvestimento, sanzioni), e a parte della comunità palestinese, chiederà la liberazione di Barghouti: un uomo accusato di aver ideato e diretto gli eccidi della “Brigata dei Martiri di al-Aqsa“, un’organizzazione che Stati Uniti ed Unione Europea annoverano, senza troppi giri di parole, tra le sigle terroristiche.

Zaki cala le carte in tavola: altro che alfiere dei diritti umani, sta banalmente con antagonisti e pro-Pal

Fa rabbrividire, allora, ma certo ormai non stupisce più di tanto, vedere Zaki perfettamente allineato al coro di Elly Schlein, Giuseppe Conte, Fratoianni e Bonelli. Sì, perché come molti ricorderanno senza sforzo, solo poche settimane fa i leader del “campo largo” scendevano in piazza per invocare la libertà di quello che Bonelli ha osato definire il “Mandela palestinese”, scatenando l’indignazione dell’Ambasciata d’Israele.

Da vittima salvata in extremis del governo a influencer con la kefiah

Un’offesa alla memoria delle vittime innocenti che oggi trova nel poco grato Zaki un nuovo, rumoroso megafono. L’egiziano – bolognese d’adozione e pro-Pal per vocazione – ormai calatosi nel ruolo di influencer degli attivisti di varia natura e provenienza, e con tanto di immancabile kefiah d’ordinanza, sembra aver dimenticato i capi d’accusa e l’odissea giudiziaria che lo ha travolto al Cairo – dalla sovversione alla propaganda – per abbracciare cause ancora più controverse…

Zaki, la voce narrante e il volto della propaganda di pro-Pal e centri sociali

E tutto con buona pace di un governo che l’ha letteralmente salvato quando era sull’orlo del baratro e rispetto al quale oggi si schiera a una distanza, per usare un eufemismo, diametralmente opposta: lo Stato salva un uomo dalla galera straniera e questi, per ringraziare, si barrica nei centri sociali occupati a fare la voce narrante di sovversivi e antagonisti e il volto di una propaganda che più che la pace sembra ricercare strenuamente la legittimazione del radicalismo.

Così, mentre domenica si raccoglieranno fondi per la campagna “100×100 Gaza”, resta l’amaro in bocca per un cortocircuito tutto italiano. E un sospetto sorge spontaneo: non è che, tra un post sui social e un evento militante, il ricercatore stia solo preparando la sua prossima mossa politica, sulla pelle di chi, in Italia, ha creduto ingenuamente nella sua battaglia per i “diritti umani”?

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di Chiara Volpi - 11 Febbraio 2026