L’America dell’odio
Voleva uccidere Trump: chi era Austin Tucker Martin, ucciso a Mar-a-Lago. “Ossessionato dagli Epstein files”
«La cosa migliore che possiamo fare è usare la poca influenza che abbiamo», scriveva nel messaggio diffuso da Tmz. «Raccontate agli altri cosa sentite sugli Epstein file e cosa sta facendo il governo al riguardo. Sensibilizzate»
«Il male è reale e inequivocabile». Lo scriveva il 15 febbraio a un collega. Otto giorni dopo, Austin Tucker Martin, 21 anni, è stato ucciso dagli agenti del Secret Service mentre tentava di introdursi armato nella residenza di Donald Trump a Mar-a-Lago. Con sé aveva un fucile a pompa e una tanica di benzina. In testa, gli Epstein files, pare ne fosse ossessionato. Secondo le autorità, ha sollevato l’arma in posizione di tiro dopo l’ordine di lasciarla cadere. È stato colpito sul posto.
Il viaggio e l’irruzione
Trump si trovava a Washington al momento dell’irruzione, ma il complesso in Florida resta uno dei punti nevralgici per la sicurezza del presidente Usa. Alla mente, non a caso, tornano le immagine di Butler, in Pennsylvania, dove il colpo fu esploso davvero e per pochi millimetri non si trasformò in un attentato compiuto. Anche lì un altro ventenne Thomas Matthew Crooks. Per non dimenticare Ryan Wesley Routh che a settembre tentò di sparare appostandosi proprio nel golf club trumpiano.
Martin aveva lasciato sabato sera Cameron, North Carolina. Al volante di una Volkswagen Tiguan del 2013 ha percorso oltre mille chilometri in almeno dieci ore. L’ultimo contatto con la famiglia risale alle 19.51. La madre ne aveva denunciato la scomparsa poche ore prima che fosse annunciata la morte.
All’1.30 di domenica, secondo il capo delle comunicazioni dei Servizi Anthony Guglielmi, il giovane è stato visto al cancello nord di Mar-a-Lago. Avrebbe approfittato dell’uscita di un veicolo per oltrepassare il perimetro. Due agenti federali e un vice sceriffo della contea di Palm Beach lo hanno intercettato. «Nel corso dell’intervento le forze dell’ordine hanno aperto il fuoco», ha riferito Guglielmi. Nessun altro è rimasto ferito. L’Fbi sta analizzando la scena e il percorso compiuto dal 21enne.
Un sostenitore di Trump
Il paradosso è al centro delle indagini. Martin proveniva da una famiglia di sostenitori del presidente. «Siamo tutti grandi sostenitori di Trump», ha dichiarato il cugino Braeden Fields. «Non parlava di politica. Era tranquillo, non parlava mai di nulla». Lo descrive come un ragazzo riservato, «non avrebbe fatto male a una mosca, non sapeva nemmeno come usare una pistola».
Registrato come elettore senza affiliazione partitica, lavorava al Pine Needles Lodge & Golf Club. Donava parte dello stipendio in beneficenza. Viveva ancora con i genitori. I colleghi lo ricordano però profondamente turbato dalle ultime rivelazioni legate ai cosiddetti Epstein Files.
L’ossessione per i dossier Epstein
Dopo la pubblicazione di nuovi documenti sul caso del finanziere pedofilo Jeffrey Epstein, la sua “fissazione” si sarebbe intensificata. Era convinto che il governo stesse insabbiando informazioni compromettenti per figure potenti. «La cosa migliore che persone come te e me possiamo fare è usare la poca influenza che abbiamo», scriveva nel messaggio diffuso da Tmz. «Raccontate agli altri cosa sentite sui file Epstein e cosa sta facendo il governo al riguardo. Sensibilizzate».
Parlava di un sistema in cui «la fanno franca». Restava però un sostenitore dichiarato del tycoon, che fino alla fine dello scorso anno definiva un leader forte. Negli ultimi mesi, secondo chi lavorava con lui, esprimeva frustrazione per la situazione economica: giovani costretti a due lavori o a condividere un appartamento per lasciare la casa dei genitori. Sul suo sito, Fresh Sky Illustrations, pubblicava schizzi a inchiostro di campi da golf della North Carolina. Disegni minuziosi, quasi ossessivi. L’ultimo risale a dicembre.
“Errori imperdonabili”
Il Congresso ha già denunciato «errori imperdonabili» nel sistema di protezione. Come è possibile che è l’uomo più potente del mondo abbia gente che scorrazza armata nel suo giardino senza che nessuno se ne accorga? Ora, spetta agli investigatori ricostruire ogni passaggio e stabilire se Martin abbia agito da lupo solitario o se qualcuno abbia intercettato e alimentato la sua radicalizzazione, anche attraverso la rete o circuiti mediatici. Il movente, al momento,resta indefinito.