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Visti illegali tra Italia e Bangladesh: arrivano le condanne grazie alla denuncia del deputato Di Giuseppe

Depositata la sentenza

Visti illegali tra Italia e Bangladesh: arrivano le condanne grazie alla denuncia del deputato Di Giuseppe

L'intervento del parlamentare di Fratelli d'Italia è stato determinante per fermare un traffico clandestino già radicato. Il commento a caldo dopo la sentenza: non è solo una vittoria giudiziaria ma la prova che lo Stato non è in vendita

Politica - di Eva De Alessandri - 17 Febbraio 2026 alle 14:24

Due condanne, una di 4 anni e 8 mesi e una di 4 anni e due mesi di reclusione e sanzioni da oltre 600 mila euro: è l’esito della sentenza di patteggiamento (n. 15008/25) a carico rispettivamente di Nazrul Islam e Shamim Kazi, depositata dal Tribunale di Roma, sul traffico di visti tra Italia e Bangladesh. Pene da sommare a 315mila euro di multa a testa e la confisca dei beni.

Traffico scoperto grazie alla denuncia del parlamentare Di Giuseppe

Il verdetto mette nero su bianco una verità inquietante emersa tra Roma e Dhaka: la sovranità nazionale era stata prezzata. Gli imputati hanno ammesso di aver tentato il colpo grosso offrendo una tangente monstre da 2 milioni di euro ad Andrea Di Giuseppe, membro della Commissione Affari Esteri e parlamentare di Fratelli d’Italia, per garantirsi un’autostrada di visti verso l’area Schengen. Il meccanismo, descritto minuziosamente nelle carte processuali, era oliato e spietato.

Ingressi privilegiati per 15 mila e 7mila euro

Sfruttando la complicità di Nicola Muscatello, addetto presso l’Ambasciata d’Italia in Bangladesh, l’organizzazione garantiva ingressi privilegiati con un tariffario preciso: 15 mila euro per un visto di lavoro e 7 mila euro per quello turistico. Il cuore del sistema poggiava su un reticolo di aziende italiane compiacenti tra cui figurano nei capi d’imputazione società come la ‘M.S.R. Costruzioni’, la ‘Global Service’ e la ‘S.R.L.S. New G.B.’ , che emettevano nulla osta per assunzioni fantasma.

Quasi 90 casi di immigrati clandestini cristallizzati

Contratti di lavoro trasformati in carta straccia utile solo a superare la frontiera, con 88 casi di immigrazione clandestina già cristallizzati nel dispositivo, sebbene le confessioni degli imputati lascino intravedere un bacino di migliaia di irregolari pronti a pagare cifre esorbitanti.

Integrità di Di Giuseppe fa crollare il sistema criminale

A far crollare il castello di carte è stata l’integrità di Di Giuseppe. Il deputato, assistito dall’avvocato Antonio Di Pietro, ha agito come un vero e proprio argine istituzionale: non si è limitato a rifiutare il denaro, ma ha finto di assecondare i corruttori per registrarne i colloqui e consegnare agli inquirenti le prove schiaccianti dell’offerta milionaria.

Di Giuseppe: vittoria dimostra che lo Stato non è in vendita

“Questa sentenza non è solo una vittoria giudiziaria, ma un segnale: lo Stato non è in vendita”, dice Di Giuseppe. “Quando mi hanno offerto 2 milioni per tradire il mio mandato, ho capito che l’unico modo per fermarli era incastrarli. Il business dei visti facili è una minaccia alla sicurezza nazionale che droga il mercato del lavoro e finanzia la tratta degli esseri umani”.

Interdizione da pubblici uffici e confisca denaro

Il dispositivo firmato dal collegio presieduto da Giacomo Autizi impone anche l’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni e la confisca delle somme già sequestrate, incluse le quote del capitale sociale della ‘Kazi Trading S.R.L.’. La sentenza conferma la solidità dell’impianto accusatorio, basato su intercettazioni WhatsApp, chat e confessioni rese in sede di collaborazione spontanea. Una vittoria per il ministero degli Affari Esteri e per la parte civile, che ora pone l’attenzione sulla “lista nera” delle ditte italiane coinvolte: imprese che hanno venduto la propria firma per alimentare una delle piu’ imponenti reti di immigrazione illegale degli ultimi anni.

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di Eva De Alessandri - 17 Febbraio 2026