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Migranti, dal Cdm ok al Ddl

Addio al far west in mare

Via libera del Cdm al Ddl migranti. Blocco navale, asilo, espulsioni e regole per vivere nei Cpr. Ecco cosa prevede

Politica - di Martino Della Costa - 11 Febbraio 2026 alle 19:41

Dal Cdm, via libera al Ddl migranti con norme per attuare il Patto Ue sulla migrazione e l’asilo e altre disposizioni in materia. Il Consiglio dei ministri vara la riforma per blindare i confini, scoraggiare trafficanti di esseri umani e evitare tragedie del mare. E allora: meno burocrazia per i rimpatri, rigore nei centri di permanenza (e stop a cellulari liberi e riprese video per chi è in attesa di espulsione). E un contributo economico per alcune misure di integrazione obbligatorie che potrà essere richiesto ai beneficiari di protezione internazionale che dispongano di mezzi sufficienti e se tale contributo non rappresenta un onere irragionevole».

Ddl migranti, riflettori su sicurezza e velocizzazione

Il governo Meloni tira dritto sulla certezza delle procedure. Il Consiglio dei Ministri ha messo sul tavolo il nuovo Disegno di legge migranti, una riforma strutturale che recepisce il Patto Ue su migrazione e asilo, traducendo in norme concrete il principio di fermezza richiesto dagli italiani. Non solo un adeguamento tecnico alle direttive europee, ma un cambio di paradigma che punta a snellire le procedure e a ripristinare ordine e sicurezza nella gestione dei flussi, di arrivi, asilo, accoglienza e rimpatri. Ecco cosa prevede nei suoi punti salienti.

Il blocco navale

Secondo l’articolo 10 del provvedimento «nei casi di minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale, l’attraversamento del limite delle acque territoriali può essere temporaneamente interdetto con delibera del Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell’Interno». Costituiscono minaccia grave «il rischio concreto di atti di terrorismo o di infiltrazione di terroristi sul territorio nazionale. La pressione migratoria eccezionale tale da compromettere la gestione sicura dei confini. Le emergenze sanitarie di rilevanza internazionale. Gli eventi internazionali di alto livello che richiedano l’adozione di misure straordinarie di sicurezza».

Ddl migranti, sanzioni fino a 50mila euro per violazione dell’interdizione navale

E ancora. «In caso di violazione dell’interdizione (…) si applica al trasgressore la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da euro 10.000 a euro 50.000. La responsabilità solidale (…) si estende all’utilizzatore o all’armatore e al proprietario della nave. In caso di reiterazione (…) si applica la sanzione amministrativa accessoria della confisca dell’imbarcazione…». Lo prevede l’articolo 10 della bozza del disegno di legge sui migranti, atteso oggi in Cdm.

Di più. Nel dettaglio, l’interdizione viene disposta con delibera del Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell’interno. I migranti eventualmente a bordo di imbarcazioni sottoposte all’interdizione possono essere condotti – emerge dalla misura – anche in Paesi terzi diversi da quello di appartenenza o provenienza con i quali l’Italia ha stipulato appositi accordi o intese che ne prevedono l’assistenza. L’accoglienza. O il trattenimento in strutture dedicate, ove operano organizzazioni internazionali specializzate nei settori della migrazione e dell’asilo, anche ai fini del rimpatrio nel Paese di appartenenza.

Le espulsioni

E dal cosiddetto blocco navale al file espulsioni. In merito al quale, si spiega: il giudice «ordina l’espulsione dello straniero ovvero l’allontanamento dal territorio dello Stato del cittadino appartenente ad uno Stato membro dell’Unione europea, oltre che nei casi espressamente preveduti dalla legge, quando lo straniero o il cittadino appartenente ad uno Stato membro dell’Unione europea sia condannato ad una pena restrittiva della libertà personale per violenza o minaccia a pubblico ufficiale, resistenza a pubblico ufficiale, violenza o minaccia a un corpo politico, amministrativo o giudiziario, con circostanze aggravanti».

Si prevede poi «una pronta decisione sui provvedimenti di espulsione degli stranieri detenuti e la loro rapida esecuzione». Ovvero, che la decisione del magistrato di sorveglianza sulla espulsione dello straniero detenuto «sia adottata in breve tempo e con priorità su ogni altro provvedimento relativo al medesimo detenuto». Si stabilisce, inoltre, che l’opposizione al provvedimento di espulsione non ne sospenda l’esecuzione. Si interviene, inoltre, sulla cosiddetta “Legge Zampa”, abrogando il periodo in cui fino a 21 anni il cittadino straniero già minorenne poteva fruire del percorso di accoglienza e integrazione. Altre disposizioni riguardano l’accelerazione dei rimpatri volontari assistiti e della nomina del tutore. Nonché l’abbassamento a 14 anni dell’età (attualmente di 15 anni) per l’ingresso e il soggiorno per motivi di studio di minori stranieri. Previste anche misure sulla protezione complementare e internazionale.

Migranti: arriva il ddl su asilo, rimpatri e nuove procedure di frontiera

La bozza di disegno di legge per l’attuazione del Patto europeo su migrazione e asilo, discussa oggi pomeriggio in Consiglio dei ministri, prevede un testo che conferisce al governo una delega per recepire la nuova direttiva Accoglienza e adeguare l’ordinamento italiano ai regolamenti Ue su qualifiche, procedure di asilo, gestione della migrazione, rimpatri alla frontiera, crisi e forza maggiore, accertamenti alle frontiere esterne ed Eurodac. Tra i punti chiave: riorganizzazione del sistema nazionale di accoglienza. Disciplina delle procedure di frontiera. Introduzione di un meccanismo di monitoraggio indipendente sui diritti fondamentali. Interventi sui Cpr e sul trattenimento. Modifiche alla normativa sui minori stranieri non accompagnati e riordino della materia in testi unici.

Sistema di accoglienza e procedure di frontiera

Non solo. Tra i punti nodali previsti del ddl la riorganizzazione del sistema nazionale di accoglienza, disciplina delle procedure di frontiera, introduzione di un meccanismo di monitoraggio indipendente sui diritti fondamentali, interventi sui Cpr e sul trattenimento, modifiche alla normativa sui minori stranieri non accompagnati e riordino della materia in testi unici.

Nel dettaglio, l’articolo 2 del provvedimento detta i principi per il recepimento della direttiva Accoglienza, prevedendo l’adeguamento dell’organizzazione del sistema nazionale e delle condizioni materiali riconosciute ai richiedenti protezione internazionale, anche «in forma di sussidi economici, di buoni o in natura». Il testo prevede inoltre la possibilità di assegnare il richiedente «a una specifica zona geografica», disciplinando condizioni e modalità. Compresa l’autorizzazione ad allontanarsi temporaneamente. In attuazione dell’articolo 9 della direttiva, dovranno essere individuati i casi e i presupposti per imporre l’obbligo di residenza in un luogo specifico o di presentazione periodica alle autorità, con definizione dei termini di durata e delle eventuali proroghe.

Inoltre, per quanto riguarda il regolamento di gestione Asilo e Migrazione Ue (il cosiddetto regolamento di Dublino) è prevista la fissazione di termini per l’esercizio dei mezzi di ricorso «avverso la decisione di trasferimento tra il minimo di una settimana ed il massimo di tre settimane. Nonché il diritto di chiedere la sospensione degli effetti della decisione di trasferimento da esercitare, a pena di decadenza, con il ricorso introduttivo e che la decisione sulla richiesta di sospensione del trasferimento sia adottata entro un mese dalla richiesta e non sia ulteriormente impugnabile».

E ancora. Per gli accertamenti alle frontiere esterne si prevede il consolidamento del modello organizzativo hotspot in uso e la designazione dei “luoghi idonei” con un ampliamento del numero delle zone dove attuare le procedure accelerate in frontiera secondo la normativa europea. Durante tali accertamenti, i cittadini stranieri – si precisa – non saranno autorizzati all’ingresso nel territorio nazionale e si disciplinano le modalità volte a garantire che rimangano a disposizione delle autorità competenti agli accertamenti, prevenendo rischi di fuga».

Addio al “far west” dei ricorsi

Dunque, uno dei punti di svolta del provvedimento ha riguardato intanto la fine dei tempi biblici per le domande di asilo. L’articolo 4 della bozza introduce una stretta decisiva: la decisione di primo grado sarà ricorribile esclusivamente per motivi di legittimità. Si mette così fine alla stagione dei ricorsi “a pioggia” utilizzati spesso come espediente per prolungare la permanenza irregolare sul territorio. Il riconoscimento della protezione internazionale diventa una procedura rigorosa, digitalizzata e centralizzata sotto l’egida del Ministero dell’Interno.

Ddl migranti: l’impugnazione contro il diniego d’asilo solo per motivi di legittimità

Ossia: una norma contenuta nell’articolo 4 della bozza di disegno di legge per l’attuazione del Patto europeo su migrazione e asilo, discussa questo pomeriggio nel Cdm, prevede un limite ai motivi di ricorso contro la decisione di primo grado nell’ambito delle procedure di protezione internazionale. Nel dettaglio, l’articolo in questione (dedicato ai principi e criteri direttivi per l’adeguamento al Regolamento Procedure) alla lettera cc) – relativa alle procedure di impugnazione – impone di «prevedere che la decisione di primo grado sia ricorribile esclusivamente per motivi di legittimità, in un termine ragionevole».

Cpr: standardizzazione e disciplina

Non solo. La riforma interviene concretamente anche sulla gestione dei Centri di Permanenza per i Rimpatri (Cpr). L’obiettivo è duplice: garantire la dignità della persona. E assicurare la sicurezza delle strutture. Allora, da un lato il Viminale adotterà linee guida nazionali per rendere i centri omogenei e tecnologicamente avanzati.

Nello specifico: «Al fine di assicurare la realizzazione di centri di permanenza per i rimpatri aventi caratteristiche omogenee in tutto il territorio nazionale», si legge nella norma, «il ministero dell’Interno adotta, sentito il ministero della Salute, linee guida per la definizione delle caratteristiche tecnico-progettuali, tecnologiche ed impiantistiche generali di tali strutture e dei requisiti minimi dei locali da adibire alle attività sanitarie…».

Migranti, nei Cpr uso limitato dei cellulari e riprese vietate

Ma non è tutto. Perché è sul fronte della disciplina interna che il cambio di rotta si fa ancora più netto, seguendo prioritariamente due direttive. 1) Stretta sui cellulari: stop alla libera detenzione di telefoni. Gli apparecchi saranno consegnati solo per il tempo strettamente necessario alle comunicazioni autorizzate, evitando che i centri diventino basi di coordinamento per rivolte o attività illecite. 2) Divieto di riprese: vietate registrazioni audio e video senza autorizzazione della Prefettura, a tutela del personale delle Forze di Polizia e della sicurezza della struttura.

In sostanza, allora, con questo provvedimento, l’Italia si pone all’avanguardia nell’attuazione del nuovo quadro europeo. Dimostrando che l’integrazione cammina di pari passo con la legalità. E che il diritto all’asilo non è un lasciapassare per l’impunità o l’assistenzialismo a vita.

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di Martino Della Costa - 11 Febbraio 2026