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“Verremo a farvi visita”. Antifascista minaccia al cellulare il padre di una ragazza del collettivo Nemesi (video)

Accade in Francia

“Verremo a farvi visita”. Antifascista minaccia al cellulare il padre di una ragazza del collettivo Nemesi (video)

Esteri - di Gabriele Caramelli - 20 Febbraio 2026 alle 17:35

Dopo l’omicidio di Quentin Deranque a Lione ad opera degli antifascisti, non si fermano le intimidazioni verso le ragazze del collettivo Nemesis. Il papà di Yona Faedda ha ricevuto una telefonata di gravi minacce sul cellulare: «Bene, voi abitate a Besançon». L’anonimo, tra le altre cose, ha anche detto l’indirizzo esatto dell’abitazione, che è stato censurato nel video pubblicato dalla responsabile del movimento femminista di destra, per motivi di sicurezza. L’intimidazione, però, prosegue: «Avete anche una figlia che si chiama Yona? Sono qua vicino a Lione e potrei venire». Poi l’antifascista da telefonata conclude: «Bene, verrò a farvi visita».

Non è la prima volta che un membro del collettivo Nemesis viene minacciato pubblicamente. Due anni fa, a Nantes, fu proprio il leader dell’estrema sinistra Jean-Luc Melenchon a chiedere “lo scalpo” delle ragazze che manifestavano al suo servizio d’ordine. Evidentemente non aveva gradito la loro contestazione e, come accade spesso negli ambienti antifascisti, ha cercato di provare a zittirle minacciando ripercussioni fisiche gravi.

“Verremo a trovarvi”: la minaccia al padre di una ragazza del Collettivo Nemesis

La minaccia telefonica si innesta nel meccanismo violento degli antagonisti, che di solito cercano di mettere a tacere delle ragazze di destra strattonandole o buttandole a terra. Lo dimostrano diversi filmati presenti sui social. L’ultima volta a Lione, proprio nel giorno della morte di Quentin, una ragazza è stata presa per il collo da un antifascista e buttata per terra. A raccontarlo al Secolo d’Italia è stata Astrid, responsabile del Collettivo Nemesis in Italia, spiegando che la giovane ha ricevuto una prognosi di 15 giorni dopo essersi recata all’ospedale. È in questa cornice molto concreta, dunque, che va inserita anche l’intimidazione subita dal papà di Yona.

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di Gabriele Caramelli - 20 Febbraio 2026