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Un “Ditonellapiaga” di Sanremo: elogio della cantante fuori dal coro (e che non salirà sul podio…)

L'analisi delle canzoni

Un “Ditonellapiaga” di Sanremo: elogio della cantante fuori dal coro (e che non salirà sul podio…)

Musica - di Federico Gennaccari - 26 Febbraio 2026 alle 14:38

Sicuramente uno dei brani sanremesi destinati a durare è “Che fastidio! di Ditonellapiaga (nome d’arte della ventinovenne Margherita Carducci), un tormentone technopop che rifà il verso a “Nuntereggaepiù di Rino Gaetano, elencando cose, persone e situazioni che le danno veramente fastidio.
“Ho solo qualche osservazione. Un pensiero mio. La moda di Milano (che fastidio!) Lo snob romano (che fastidio!) Il sogno americano (che fastidio!) E il politico italiano (che fastidio!) La musica tribale (che fastidio!) I cani alle dogane (che fastidio!) E il corso di pilates mi deprime, il pranzo salutare (che schifo!)”.
Critiche ad aspetti sociali ma anche riferimenti al privato: “Stasera vado a una festa la solita farsa e non m’interessa (che fastidio!)… E dimmi cosa mi hai messo nel bicchiere, ha un gusto amaro e (non mi fido!) Perché mi gira la testa e tutta la stanza e finché non passa (che fastidio!)” e più avanti “L’amico dell’amico senza invito che fa il figo, che fallito. Facciamoci una foto (che fastidio!) Che fai tu di lavoro? (Faccio schifo!) Scambiamoci il numero, ti scriverò. Ma sotto quel sorriso, dico: Che fastidio! Che fastidio!”.
Certo lei non graffia come Gaetano che non risparmiava nessuno con tanto di nomi e cognomi, però dà l’idea di cosa pensano i trentenni di oggi spesso disincantati nei confronti dei politici (sono i giovani lo zoccolo duro dell’astensionismo) e che non si lasciano prendere in giro da santoni e profeti. “Non posso sopportare gli arrivisti e i ‘giornalisti perbenisti’ (che fastidio!) E poi i tronisti presentati come artisti (che fastidio!) Oppure l’inno nazionale al piano bar. Gli F24, lo spam. Che fastidio! Che fastidio!”
Quest’ultima frase davvero sorprende poiché una difesa dell’inno di Mameli da un suo uso eccessivo è inaspettata per una canzone di Sanremo.
Il risultato è quello di una canzone credibile e godibile, anche perché poi termina dicendo “Io non so più cos’è normale. Ma sono matta io”. Ditonellapiaga non fa la santona, non si atteggia a maitre a penser, ha portato a Sanremo la sua “lucida follia” quella che permetteva di dire “Il re è nudo”.
Un brano giustamente premiato dal giudizio della sala stampa che l’ha indicata tra i primi cinque, ma non da radio, tv e televoto che l’hanno detronizzata, premiando Tommaso Paradiso, LDA e Aka 7even, Nayt ed Ermal Meta, confermando il duo Fedez e Masini (stasera la prova toccherà soprattutto ad Arisa e Serena Brancale che possono contare su una vasta platea di follower per confermare la prima serata, mentre grande è l’attesa per il risultato di Sal Da Vinci e il matrimonio di “Per sempre sì”, oltre all’ossessione di Samurai Jay e il rap di Tredici Pietro).
Ditonellapiaga non ha milioni di follower per cui salvo “ribaltoni” non salirà sul podio sanremese (i festival ormai si vincono col televoto) ma a lei non importa perché la sua canzone è destinata a durare. Resta la curiosità per la serata delle cover per cui ha scelto il discusso e irriverente TonyPitony per cantare un classico della canzone mondiale come “The lady is a tramp” e confermare di essere una “vagabonda” della canzone italiana che rifugge non solo l’alta società ma anche mode ed etichette.

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di Federico Gennaccari - 26 Febbraio 2026