L'icona pro-Pal
Tutta Europa le chiede di mollare la poltrona all’Onu, ma la Albanese non schioda e querela Trump
”Tutto quello che è stato detto di me è falso ed è diffamatorio”, è la replica di Francesca Albanese alla richiesta di dimissioni da relatrice dell’Onu sulla Palestina che le arriva da tutto il mondo. E si limita a dire che “al di là di Francia, Germania e Italia continuo a ricevere apprezzamenti istituzionali” per gli ”850 giorni spesi a documentare atti di genocidio”. Sarà, ma intanto la sua famiglia, non senza il suo consenso, se la prende con Donald Trump e annuncia di avere intentato causa contro il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e i membri della sua amministrazione per le sanzioni imposte ad Albanese. I querelanti sono il marito di Albanese, Massimiliano Cali, e sua figlia. Chiamati in causa anche il Procuratore Generale degli Stati Uniti Pamela Bondi, il Segretario del Tesoro Scott Bessent e il Segretario di Stato Marco Rubio.
Albanese, a lungo accusata di antisemitismo e retorica estremista contro Israele, è stata sanzionata dall’amministrazione Trump lo scorso anno per una presunta “guerra politica ed economica” contro gli Stati Uniti e Israele.
Nelle scorse settimane Francia e Germania hanno chiesto le dimissioni della relatrice speciale dell’Onu per le sue parole su Israele e il sistema “nemico comune dell’umanità” rilasciate alla presenza di un dirigente di Hamas e del ministro degli Esteri iraniano, mentre il portavoce del Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, Stephane Dujarric, aveva spiegato che “non siamo d’accordo con gran parte di ciò che dice” Albanese e che “non userei i termini che lei sta usando per descrivere la situazione”.
I paesi che hanno criticato Francesca Albanese, a parte Trump
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Stati Uniti: Hanno imposto sanzioni personali nel 2025 contro Albanese per presunta collaborazione con la CPI e supporto a indagini su Israele; criticano il suo uso del termine “genocidio” e la definiscono estremista.
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Italia: Ambasciatore Maurizio Massari ha respinto i suoi rapporti come “privi di credibilità e imparzialità”; governo Meloni e Tajani li ritengono inadeguati al ruolo ONU.
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Francia: Ha chiesto formalmente le dimissioni (poi ritirata a febbraio 2026), accusandola di fomentare odio contro Israele come “nemico dell’umanità”.
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Germania: Ministro Wadephul ha definito le sue uscite “fuori luogo” e chiesto dimissioni per mancanza di imparzialità.
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Austria, Repubblica Ceca, Olanda: Hanno unito la voce per revoca dell’incarico, citando discorsi d’odio e parzialità.
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Regno Unito, Ungheria: Hanno respinto specifici rapporti; 40 parlamentari UK spingono per dimissioni.
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Israele: Insulti diretti (“strega”) e accuse di propaganda pro-Hamas.