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Travaglio e il “giallo” del tagliaunghie rubato. Un feticista o la ricerca del Dna di misteriosi spioni?

Misterioso furto a Latina...

Travaglio e il “giallo” del tagliaunghie rubato. Un feticista o la ricerca del Dna di misteriosi spioni?

Politica - di Luca Maurelli - 10 Febbraio 2026 alle 16:12

La domanda è legittima: quali segreti nasconde Marco Travaglio sulle sue unghie? Smalti indurenti, pellicine sanguinanti, micosi infettive? Potrebbero esserselo chiesti i ladri del suo tagliaunghie, sottrattogli insieme a tre pc e a un borsellino con qualche centesimo, l’altra sera, in un teatro di Latina dove il direttore responsabile de Il Fatto Quotidiano era di scena con il suo spettacolo “Cornuti e contenti”.

Mentre era sul palco, qualcuno si è intrufolato nel suo camerino e gli ha rubato due computer portatili e un tablet. Oltre che il misterioso tagliaunghie. Un’azione da professionisti, rapida, scientifica, senza tracce. Nonostante il fatto che la porta fosse aperta. Una trappola, nella quale i ladri con la passione per l’onicologia non sono cascati. Sono entrati. Scaltri. Non hanno abboccato neanche alla tagliola dell’impianto di videosorveglianza disattivato. Vecchie volpi. Ma gli Arsenio Lupin in salsa ciociara, un errore lo hanno commesso: nella fretta di sottrarre il prezioso strumento di estetica maschile i malviventi hanno dimenticato di rubare il portafogli di Travaglio. Borsellino sì, portafoglio no. Messaggio mafioso o svista?

Ma attenzione: i ladri “fetish” si sono portati via un cardigan in cachemire destinato, forse, ad essere annusato durante letture clandestine, al riparo dagli occhi dei propri partner, del “Il Fatto Quotidiano”.

Travaglio, però, l’ha presa con filosofia. “Cosa volevano scoprire? Intanto dovrebbero scoprire la password del pc, che dopo tre tentativi si impalla. E comunque abbiamo già bloccato tutto. Se cercavano dei segreti non troveranno nulla, io nel mio pc non ho nulla, ho solo i miei pezzi e un po’ di roba di archivio mia, tutta roba già edita e nulla di segreto. Se sono riusciti a entrare, ma non so nemmeno quello, possono farsi una cultura, glielo auguro. La sindaca di Latina mi ha scritto per rammaricarsi e scusarsi. È un mistero. Vediamo se le indagini portano a qualcosa”.

Indagini, sia chiaro, che se fossero iniziate tra un paio di mesi, a referendum approvato, sarebbero state gestite dalla polizia giudiziaria al servizio del governo Meloni e quei pc e quel maglioncino quando mai li avrebbe rivisti Travaglio, diciamoci la verità.

Il direttore tace, però, sul furto del tagliaunghie. Un silenzio sospetto. Forse lo pensa, ma non lo dice: i “servizi” che in Italia schedano i giornalisti potrebbero aver approfittato dei pezzettini di pelle depositati sulle lamine per rubargli il Dna? Facile. Così come è facile immaginare il messaggio in codice: qualcuno potrebbe avergli fatto capire di essere pronto a spezzargli le reni, anzi, le unghie.

(Questo articolo, per quanto non divertente per tutti, magari neanche per Travaglio, era ironico. Il furto è un reato perfino per noi)

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di Luca Maurelli - 10 Febbraio 2026