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Scintille social tra Pina Picierno e il giornalista di “Repubblica” Paolo Berizzi

Botta e risposta di fuoco

Scintille tra Berizzi e Picierno, volano gli stracci. Lui: “Parli amabilmente coi fascisti”. Lei replica: “Sei un avvelenatore di pozzi”

Politica - di Chiara Volpi - 24 Febbraio 2026 alle 18:59

Botta e risposta al fulmicotone tra Paolo Berizzi e Pina Picierno. Il casus belli è sempre l’intervista che la vicepresidente del Parlamento europeo ha rilasciato a Radio Atreju, in occasione del faccia a faccia di qualche giorno fa con il suo collega a Bruxelles e Strasburgo Carlo Fidanza, di Fratelli d’Italia. E sullo sfondo della favola che per i den sta assumendo contorni gotici, c’era una volta il Partito democratico. O almeno quello che nelle intenzioni dei fondatori doveva essere il “campo largo” del confronto. Sì perché oggi, sotto la gestione di Elly Schlein, il Nazareno somiglia sempre più a una caserma dove chi non marcia allineato viene deferito alla corte marziale dei social o, peggio, alla gogna dei “guardiani della rivoluzione” in servizio effettivo permanente. Ma procediamo con ordine.

Botta e risposta al fulmicotone tra Pina Picerno e Paolo Berizzi

L’ultimo scontro, feroce e rivelatore, ha visto come protagonista Pina Picierno. La colpa della vicepresidente del Parlamento Europeo? Un peccato mortale per la neo-chiesa schleiniana: aver dialogato. Nello specifico, essersi concessa un confronto a Radio Atreju con Carlo Fidanza, capodelegazione di Fratelli d’Italia a Bruxelles. Apriti cielo. E squarciati realtà democratica, con Paolo Berizzi, il cronista di Repubblica, chiamato a vestire i panni dell’inquisitore di turno. Come valutare, del resto, la sua chiamata a dare fuoco alle polveri su X accusando la Picierno di «chiacchierare amabilmente con i fascisti» e di voler «sputtanare il proprio partito»?

L’accusa del giornalista: «Parli amabilmente coi fascisti»

Perché a questo si è ridotto il botta e risposta tra i due: «Parli amabilmente coi fascisti», ha tuonato il giornalista di Repubblica. E: «Sei un avvelenatore di pozzi», ha replicato sul tamburo la vicepresidente del Parlamento europeo per il Partito democratico. Una lotta pseudo-fratricida che sul terreno lascia buon gusto e sgomento. E lo stupore – per quanto possibile – per un attacco che ricalca i riflessi condizionati di una sinistra rimasta ferma al bianco e nero. Incapace di accettare la legittimità dell’avversario e la possibilità di un dialogo democratico e costruttivo.

La replica della dem al cronista: «Sei un avvelenatore di pozzi»

Ma la replica della Picierno è stata una sferzata di realismo che ha messo a nudo il fanatismo di certi settori dem. Definendo Berizzi un “avvelenatore di pozzi”, l’europarlamentare ha ricordato come la democrazia viva di differenze, non di negazione dell’altro. Il richiamo della Picierno alla “furia ideologica” che in passato ha prodotto “lutti e dolore” è un monito pesante: il tentativo di demonizzare chiunque non vesta la divisa dell’opposizione pregiudiziale è il veleno che sta uccidendo il dibattito civile.

Tra furia ideologica, sindrome del “pidocchio” e fobia del dialogo

Ma riavvolgendo il nastro: «Dunque Pina Picierno, che sarebbe una europarlamentare Pd, va nella comfort zone di Radio Atreju a chiacchierare amabilmente con Carlo Fidanza. Quello di “heil Hitler” e del saluto nazifascista insieme ai camerati di Milano. Quello che ha solidarizzato con CasaPound. Sipario!», scrive Berizzi su X. «E già che era lì, per non farsi mancare niente, ha provato a sputtanare un po’ il suo partito e l’opposizione al governo guidata dal suo partito – ha aggiunto asperrimo il cronista di Repubblica –. Per completare il capolavoro, a quel punto, perché non fermarsi a casa Atreju?», si chiede infine retoricamente.

Immediata e veemente la replica della Picierno a Berizzi, in cui la dem tuona in calce al “cinguettio” accusatorio: «Lei invece sarebbe un giornalista che, nella migliore delle ipotesi, ignora che quel format ha ospitato vari confronti tra avversari: Baldino-Montaruli, Malpezzi-Donzelli ecc. Ignora anche, evidentemente, che Carlo Fidanza non solo è un collega europarlamentare ma è il capo delegazione del partito di maggioranza relativa nel Paese – sottolinea nelle more l’europarlamentare del Pd –. Per questa ragione capita spesso di confrontarci. Ovviamente di discutere. Spesso di litigare. Perché pensiamo cose diverse, ma lei ignora anche (ed è ben più grave) che la democrazia si nutre di legittime differenze. E che sottrarre queste differenze all’odio e alla negazione dell’altro è preciso compito di classi dirigenti mature».

L’episodio Picierno non è isolato. Al Nazareno sembra essere tornata di moda la celebre invettiva di Togliatti contro i “pidocchi che infestano la criniera del cavallo”. Se non sei d’accordo con la segretaria, sei un parassita da espellere. Lo sa bene Anna Paola Concia, attivista storica finita nel mirino per il solo fatto di voler parlare con tutti, e lo sanno i tanti “frondisti” dell’area riformista che sull’Ucraina o sulla giustizia rifiutano di piegarsi al nuovo corso dei colleghi dem.

Referendum sulla Giustizia, quando il “Sì” diventa tabù

Ma il paradosso raggiunge vette grottesche sul tema della separazione delle carriere. Mentre la Schlein dichiara guerra alla riforma Nordio, una lunga lista di “padri nobili” e dirigenti dem si schiera per il Sì al referendum. Gente che ha studiato le carte. E che ricorda come la sinistra, prima della folgorazione giustizialista, fosse garantista. Ecco il cuore del problema: la linea politica non si fa sui contenuti, ma sul “riflesso pavloviano” anti-Meloni. Chiunque provi a ragionare con la propria testa. O chiunque rifiuti la “purga” intellettuale, viene bollato come traditore.

E alla fine della fiera, mentre il Pd si chiude nel suo bunker ideologico, tra citazioni di Pajetta e scomuniche via social, l’impressione è che a furia di cercare i “pidocchi” stiano finendo per azzoppare definitivamente il cavallo. Con buona pace della democrazia, quella vera…

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di Chiara Volpi - 24 Febbraio 2026