Festival al via
Sanremo 2026, istruzioni per l’uso e occhio ai favoriti: dalla strana coppia Fedez Masini a Serena Brancale
Ogni Festival di Sanremo deve sempre fare i conti con l’edizione precedente: una sfida per gli ascolti con Carlo Conti chiamato a bissare per questa edizione del 2026 il trionfo dello scorso anno. Per farlo ha pensato anche quest’anno di portare in gara trenta cantanti più quattro nuove proposte, nonché di chiamare un folto gruppo di copresentatori (per la prima sera Laura Pausini e Can Yaman) più gli ospiti e i premi alla carriera.
Un Festival di figli d’arte in gara (D’Alessio, Gassmann e Morandi) e come autori (Renga, Raf) dove si celebra l’amore e persino un paio di matrimoni.
Trenta cantanti sono troppi (pure l’anno scorso ce ne sono stati alcuni di cui si poteva fare a meno e che hanno beneficiato di una partecipazione che ha consentito loro di fare più concerti in giro per l’Italia e aumentare il cachet per ogni esibizione) però questo è il menù musicale del Festival.
Elemento fondamentale del Festival di Sanremo sono le polemiche e non sono mancate (non solo per il comico Andrea Pucci, costretto a rinunciare al Festival) a partire dal fatto che l’unica artista over 70 sia Patty Pravo giunta alla sua undicesima partecipazione con “Opera”, un raffinato brano scritto da Giovanni Caccamo sull’unicità delle persone che probabilmente le consentirà di vincere il Premio della Critica (“Sono Musa, colore tagliente e poi Opera”).
Undici partecipazioni anche per Francesco Renga (10 da solista e 1 con Timoria) con “Il meglio di me”, una sorta di autoanalisi-confessione (“Perdona il peggio di me lascialo in macchina”), scritta con la consulenza della figlia Iolanda, con cui conferma di essere una tra le voci più interessanti della canzone italiana degli ultimi trent’anni.
Over 65 è Raf al suo quinto festival con “Ora e sempre”. Una ballad d’amore scritta col figlio Samuele per raccontare la storia del proprio matrimonio (quest’anno sono 30 anni) e quell’impegno d’amore e di vita che dura nel tempo (“Mentre il mondo urla e stride, vuoto di empatia, noi non saremo parte di questa follia”).
L’amore è al centro anche di “Per sempre sì” di Sal Da Vinci. Il cantante napoletano, etichettato superficialmente come neomelodico, dopo lo straordinario successo di “Rossetto e caffè” è intenzionato a regalare un altro tormentone pop, celebrando un inno al matrimonio (il suo è arrivato 34 anni) “Perché un amore non è amore per la vita, se non ha affrontato la più ripida salita”.
Over 60 è Marco Masini (al decimo Sanremo) in gara con Fedez con “Male necessario”. Un duo sperimentato con successo nella serata cover dell’anno scorso che è dato tra i possibili vincitori. Un brano che invita a superare le difficoltà della vita tra la rabbia di Masini e il rap di Fedez che si autocita (“Da tutto questo male necessario, dovrei separare l’ego dall’io, ma non siamo fatti per essere fragili… La gente pudica giudica, che brutta gente frequenta Fedez”).
Tra le canzoni particolari un posto importante lo ricopre Ermal Meta con “Stella stellina”, che trasforma una filastrocca in una canzone contro la guerra che ricorda una bambina morta in Palestina pur senza citazione esplicita (“tra muri e mare”) sperando nel futuro (“Dalla collina verrà una primavera, nel vento della sera ci sarai pure tu”).
Un omaggio alla mamma scomparsa nel 2020 è “Qui con me” di Serena Brancale, ben lontana dal tormentone ritmato di “Anema e core” anche se si tratta di una canzone dove ha messo tutta l’anima e il cuore (“Scalerei la terra e il cielo, anche l’universo intero, per averti ancora qui con me”). Tra i critici si scommette addirittura su una possibile standing ovation del pubblico perché è un brano destinato a far emozionare tutti.
La sezione grandi interpreti è rappresentata da Arisa e Malika Ayane.
Arisa con l’autobiografica “Magica favola” dove fa un bilancio della sua vita (“A quaranta voglio solamente ritrovare un po’ di pace”) e la favola sembra essere accentuata dai toni quasi disneyani del ritornello.
Malika Ayane sempre raffinata punta al Premio della Critica con la ritmata “Animali notturni” che racconta un amore maturo (“La strada è un giungla, puntiamo alla luna, come animali notturni”).
Per ballare i più convincenti sono Dargen D’Amico, Ditonellapiaga ed Elettra Lamborghini.
D’Amico con “AI AI” gioca con l’intelligenza artificiale e il grido di dolore per parlare di amore, di musica e quant’altro “Sai se metti le canzoni giuste, la festa vola come Nureyev”).
Ditonellapiaga si presenta con “Che fastidio!”, una versione aggiornata in salsa technopop di “Nuntereggaepiù” di Rino Gaetano anche se meno pungente nei testi che comunque si presta a diventare un piacevole tormentone “Non posso sopportare gli arrivisti e i giornalisti perbenisti (che fastidio) e poi i tronisti presentati come artisti (che fastidio)”.
L’obiettivo di Elettra Lamborghini è di “far ballare l’Ariston” e sembra a portata di mano con “Voilà” che cita anche la Carrà (“E allora viva viva viva la Carrà, ballare e poi finire giù per terra”) oltre alla Lamborghini stessa.
Si balla anche con LDA (Luca D’Alessio, altro figlio d’arte) e Aka 7even con “Poesie clandestine”, titolo quasi prevertiano per un brano che racconta un amore per una donna o una città e non poteva mancare una citazione napoletana (“Bella da farmi mancare l’aria, tu sei Napoli mediterranea”).
Niente rap per J-Ax che a sorpresa svolta verso il country con “Italia starter pack” per raccontare con ironia i difetti dell’Italia di oggi (“Qui per campare serve un po’ di culo sempre, è vietato ma fa niente, ti passo la canna del gas”).
Fulminacci con “Stupida sfortuna” può rappresentare una piacevole sorpresa. Una gradevole canzone d’autore destinata a restare a dispetto del testo (“E passeranno classifiche e Sanremi, taxi, treni, aerei”).
Michele Bravi in “Prima o poi” cita Battisti (“Con il disco di Battisti ancora lì per terra con il cane che lo annusa perché un po’ ti cerca”) ma lui non è Mogol.
Leo Gassmann, figlio d’arte, sospeso tra musica e recitazione con la ballata “Naturale” per un amore che finisce ma in realtà potrebbe non finire mai e ritrovarsi anche a distanza di vent’anni (“Ci siamo trovati, lasciati poi ritrovati con altri, riempiti di baci che mi sembravano schiaffi”).
Piacevole brano senza un ritornello per Enrico Nigiotti con “Ogni volta che non so volare” che risulta una seduta di psicoanalisi per fare chiarezza tra pregi e difetti (“Questa mania che devi andare solo bene, a chi mi salva ogni volta che tocco il fondo”).
Tra le proposte più interessanti Eddie Brock e Chiello
Levante si conferma cantautrice delicata con “Sei tu” che racconta cosa prova quando si innamora (“E mi manca il respiro, eppure son viva”).
Innamoramento anche per Mara Sattei che in “Le cose che non sai di me” racconta la propria storia d’amore (“La voce tua nei giorni tristi, guarisce il mio disordine”).
Gli esordienti a Sanremo sono 10. Il più noto è senza dubbio Tommaso Paradiso con “I Romantici” dove cita anche la sua recente paternità (“Spero mia figlia sia uguale a sua madre, bellissima che non so come fa, a stare con uno che di notte accende la televisione”). Un brano che sembra fare centro e soddisfa tutti i suoi fans.
Unica band in campo sono le Bambole di Pezza, una band punk-rock che con “Resta con me” non convince fino in fondo (“Sono una donna che non guarda in faccia niente, mi hanno guardata male ma è il giudizio della gente”).
Il romano Eddie Brock dedica un brano agli “Avvoltoi” che si approfittano di donne fragili che non riescono a resistere per poi abbandonarle (“E resti sola dentro un letto da rifare, perché è più facile per te farti spogliare, che spogliarti il cuore”), un brano destinato a conquistare tutti sin dal primo ascolto.
Maria Antonietta e Colombre sono una coppia anche nella vita che con “La felicità e basta” ricordano con un pop leggero che è un diritto di tutti (“E’ più facile se siamo insieme, mi difendo molto meglio dalle ansie passeggere”).
Chiello si annuncia un po’ come l’Achille Lauro di questa edizione con “Ti penso sempre” (“Voglio disinnamorarmi e non è rimasto niente”).
Luché porta a Sanremo il suo rap con l’autobiografica “Labirinto” (“L’orgoglio è un brutto vizio ed io il bambino che ci gioca”).
Rap anche per Nayt con “Prima che”, un brano che riflette sulla vita (“Prima che controlli i like prima che tu dia potere agli altri”)
Di “Ossessione” di Samurai Jay ci ricorderemo più della voce di Belen (“Stiamo correndo troppo, facciamolo lento”) che di altro, anche se sicuramente farà ballare tutti, soprattutto coloro che sono ossessionati da una donna (“Scatta un paio di foto e poi mandale, fammi vedere cosa indossi stasera”).
Invece il genovese Sayf con “Tu mi piaci tanto” rappa con citazioni di alluvioni, elementi politici e sociali e pure Tenco (“Tenco è morto qui vicino”).
Infine tra pop e rap arriva Tredici Pietro (Pietro Morandi, altro figlio d’arte) con “Uomo che cade” per invitare tutti a rialzarsi dopo ogni caduta (“Sei la lama trafitta e io il tuo polmone”).