La strage del 1929
San Valentino, il giorno in cui Al Capone si prese Chicago e sterminò i rivali irlandesi nella guerra del whisky
Il giorno degli innamorati riporta alla memoria una delle più violenti azioni compiute dal boss italo-americano il cui nome è ancora oggi evocativo
Chiunque andasse oggi a Chicago, città immensa e grande, si vedrebbe offrire una sorta di tour itinerante dei luoghi in cui visse un italo-americano, che non era Enrico Fermi e non diede prestigio alla nostra Nazione, ma un criminale efferato e spietato, il cui nome ancora oggi è evocativo: Al Capone. E il nome del criminale di origine campana è legato proprio a San Valentino, il giorno degli innamorati. Fu il 14 febbraio del 1929 che Al Capone passò alla storia dei gangster con la strage che sterminò i rivali irlandesi. Nella guerra per i ricavi del proibizionismo, che arricchirono la mafia italiana.
Al Capone, Scarface
Il proibizionismo
Nel 1920 in America fu introdotto il proibizionismo, cioè il divieto di vendita degli alcolici. Una manna per le organizzazioni criminali che, attraverso la vendita del whisky, ottennero guadagni straordinari. E tra questi, proprio Al Capone. La mafia italiana, soprattutto attraverso gli scambi con il Canada, ne trasse una ricchezza impressionante. Ma fu insidiata da altre organizzazioni criminali, soprattutto quelle di origine irlandese. E soprattutto nella città presidiata da Scarface.
Al Capone e i suoi rivali (come la banda irlandese di Bugs Moran) si arricchirono enormemente tramite il contrabbando (bootlegging) e la gestione di locali clandestini (speakeasy). Ma Bugs Moran alzò troppo la voce. E il tiro.
La strage del 14 febbraio
Il 14 febbraio del 1929, cinque uomini di Capone, di cui due travestiti da poliziotti, fecero irruzione nel garage fingendo un normale controllo. Ordinarono ai presenti di allinearsi contro una parete e aprirono il fuoco con mitragliatori Thompson e fucili a pompa. Uccisero sette uomini di Bugs, ma il boss irlandese si salvò, proprio perché vide i poliziotti (cioè gli uomini del suo rivale) dinanzi la posta di una distilleria abusiva di sua proprietà.
Per quella strage, come per tutti gli altri crimini commessi, Al Capone non fu mai condannato. Saranno, “Gli intoccabili“, una squadra di agenti federali, a farlo incriminare per evasione fiscale e a farlo condannare a undici anni di carcere, il 1931.
La sifilide e la paura delle punture
Rinchiuso ad Alcatraz, Al Capone sarà solo otto anni in prigione. Il motivo? La sifilide. Una malattia da cui si sarebbe potuto salvare se solo non avesse avuto paura delle siringhe. Rilasciato nel 1939, se ne andrà a Miami dove morirà da libero cittadino il 1947. Il suo nome fa ancora tremare. Come il suo ghigno inconfondibile.