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Il capo della Squadra Mobile di Milano, Alfonso Iadevaia, e il Questore Bruno Megale

Le indagini

Rogoredo, fermato il poliziotto. Il Questore: «Lavoriamo con estremo rigore. Non ci saranno sconti»

La sinistra cerca di strumentalizzare. Salvini avverte: «Non confondiamo una mela marcia con centinaia di migliaia di donne e di uomini che rischiano la vita per salvare le vostre e le nostre vite»

Cronaca - di Agnese Russo - 23 Febbraio 2026 alle 13:50

La Polizia, su richiesta della Procura di Milano, ha fermato Carmelo Cinturrino, assistente capo del commissariato Mecenate, con l’accusa di omicidio volontario per aver sparato e ucciso il pusher Abderrahim Mansouri, 28 anni, durante un controllo anti spaccio il 26 gennaio nella zona di Rogoredo. La decisione è stata presa dalla Procura sulla base di quanto emerso dalle indagini condotte dalla stessa polizia.

Il questore: «Lavoriamo con estremo rigore. Non ci saranno sconti»

«La Polizia fin dall’inizio ha lavorato con estremo rigore a questa attività. Il nostro compito è di essere assolutamente trasparenti: ci assumiamo le responsabilità, non dobbiamo fare nessun corporativismo, saremo rigorosissimi contro chi si è macchiato di questo delitto», ha detto il questore di Milano Bruno Megale, in una conferenza stampa tenuta dopo il fermo di Cinturrino. «Abbiamo avviato un’attività ispettiva per capire se ci sono stati errori in passato e rimediare. Noi siamo in grado di contrastare le mele marce e ci troviamo di fronte a questo. Ringrazio per la fiducia la Procura, noi non dobbiamo fare sconti perché ne va nel buon nome e della Polizia e dei migliaia di persone che ci lavorano, dobbiamo essere autocritici», ha concluso Megale.

Le indagini che hanno portato all’arresto di Cinturrino

Nel corso delle indagini, condotte dalla Squadra mobile e la scientifica, oltre ad alcune testimonianze, sono stati acquisiti gli interrogatori di altri quattro colleghi presenti sul posto e indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso, l’analisi delle telecamere presenti in zona e davanti al commissariato Mecenate, il traffico telefonico dei cellulari degli agenti e della vittima, oltre alle analisi balistiche e l’esito della ricerca di Dna sulla pistola a salve trovata accanto a Mansouri. Ciò che è emerso ha permesso di ricostruire un’atra dinamica rispetto a quella tratteggiata inizialmente.

Il poliziotto aveva riferito di aver sparato dopo aver visto che Mansouri gli puntava contro una pistola, poi risultata a salve. Sull’arma però non è stato trovato Dna della vittima «mentre sono state trovate tracce genetiche dell’assistente capo del commissariato Mecenate Carmelo Cinturrino», ha spiegato il pm di Milano Giovanni Tarzia, sottolineando che si tratta di elementi che fanno supporre che la pistola sia stata collocata sul posto in seguito alla sparatoria. Inoltre, sono emerse delle incongruenze sulla chiamata dei soccorsi tra ciò che aveva detto Cinturrino ai colleghi e ciò che risulta dalle indagini, con un “buco” di oltre 20 minuti.

Il dispositivo di fermo e le ombre sul rapporto tra Cinturrino e Mansouri

Nel dispositivo di fermo firmato da Tarzia si legge che Cinturrino ha «coscientemente e volontariamente» sparato contro il 28enne «in assenza di qualsivoglia causa di giustificazione», che Mansouri è stato colpito «mentre cercava una via di fuga» e che le circostanze emerse dalle indagini sono «significative del dolo omicidiario che ha sorretto la condotta dell’indagato»

Ad aggravare il quadro ci sono delle ombre sulla natura del rapporto tra i due: lo stesso agente aveva ammesso di conoscere Mansouri. Da alcune testimonianze, poi, si è delineato uno scenario in cui l’agente potrebbe essere stato coinvolto in un giro di richiesta di “pizzo” ai pusher.

Il Procuratore capo Viola: «L’indagine non è ancora conclusa»

Per questo sono in corso approfondimenti sul «contesto», ha spiegato il procuratore capo di Milano Marcello Viola, facendo riferimento a «diversi episodi» che vedono al centro l’assistente capo «che meritano di essere approfonditi uno ad uno». «L’indagine non è ancora conclusa», ha detto Viola, raccontando la sua amarezza per un’inchiesta che coinvolge «un appartenente allo Stato e in questo caso alle forze dell’ordine». «Ma partecipo anche con la consapevolezza che la Polizia ha fatto tutto gli accertamenti con rigore, serietà professionale e senza fare sconti a nessuno», ha aggiunto.

Le strumentalizzazioni della sinistra

La sinistra sta cercando di cavalcare la brutta vicenda di Rogoredo contro il governo, che sarebbe “reo” di essere troppo sbilanciato a favore delle forze dell’ordine. Emblematiche in questo senso le parole di Magi: «Il ministro dei Trasporti ha difeso una mela marcia, offendendo proprio quegli agenti delle forze dell’ordine che anzi oggi sono coloro i quali stanno denunciando il loro collega. Quello della destra e di Salvini non è garantismo ma è il via libera a un Far West sul modello dell’Ice di Trump», ha sostenuto il segretario di Più Europa, sostenendo che il cosiddetto “scudo penale” – che scudo penale non è – inserito nel decreto sicurezza è «una misura che va stralciata perché è evidente, dopo i fatti di Rogoredo, che punta a dare l’immunità proprio a chi abusa del proprio potere».

Salvini: «Non confondiamo una mela marcia con chi indossa la divisa»

Parole alle quali ha risposto lo stesso Salvini, che ha chiarito come con la norma «non c’è l’iscrizione automatica nel registro degli indagati», ma le indagini vengono avviate in ogni caso: «Se ci sono evidenze di crimine è chiaro che come in questo caso si indaga e si arresta». «A me semplicemente sta a cuore che chi indossa una divisa venga rispettato, visto che purtroppo c’è gente che parla di sbirri, assassini, di carabinieri da colpire e cerca di sabotare i treni e l’alta velocità per danneggiare l’Italia e gli italiani. Quindi non confondiamo una mela marcia con centinaia di migliaia di donne e di uomini che rischiano la vita per salvare le vostre e le nostre vite», ha ammonito Salvini.

Ronzulli: «La polizia non fa sconti a nessuno»

«Esprimo una condanna totale, senza attenuanti e senza ambiguità, nei confronti del poliziotto accusato di omicidio volontario. Chi indossa una divisa ha un dovere più alto degli altri: servire lo Stato, non tradirlo. Se queste accuse saranno confermate, ci troveremo davanti a un tradimento gravissimo della fiducia dei cittadini e dell’onore della divisa», ha commentato la vicepresidente azzurra del Senato, Licia Ronzulli. «Proprio per questo, però – ha aggiunto – va riconosciuto con chiarezza il lavoro svolto dalla Polizia di Stato e dal Questore Bruno Megale. Nessuno sconto. Nessuna copertura. La Squadra Mobile ha indagato fino in fondo ed è arrivata all’arresto di un proprio collega.
Questo significa una cosa sola: la legge vale per tutti. Soprattutto se si indossa una divisa».

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di Agnese Russo - 23 Febbraio 2026