Askatasuna, altro che condanna
Rispunta la solita sinistra senza vergogna: il Manifesto attacca la polizia, Fratoianni il Viminale
Meno di tre giorni bastano per squarciare il velo di ipocrisia: oggi la prima pagina dello storico quotidiano ricorda le aggressioni delle forze dell'ordine a Torino contro i manifestanti. Il leader di Avs attacca il governo: vuole metterci in difficoltà
Il commento - di Giovanna Ianniello - 3 Febbraio 2026 alle 14:45
Sono trascorse soltanto 72 ore dalle violenze di Torino. Meno di tre giorni fa, le immagini di giovani poliziotti a terra presi a martellate, pugni in volto e sulla testa, calci, colpiti da radar “brucia retine” dai manifestanti scesi in piazza a difendere il centro sociale Askatasuna sono state trasmesse da tutti i media, lasciando l’Italia allibita. La brutalità sferrata contro le forze dell’ordine, servitori dello Stato e custodi della sicurezza non lasciava spazio a parole. Di fronte all’irruenza di quell’aggressione, l’unica cosa che le istituzioni e le forze politiche potevano fare era esprimere solidarietà. Una vicinanza sentita o non sentita, più o meno sincera o di circostanza, ma d’obbligo per la gravità dei fatti. In tanti hanno invocato l’unità nazionale su temi come la difesa delle forze dell’ordine, che non dovrebbe avere un colore politico e un’etichetta: chi colpisce gli uomini e le donne in divisa colpisce lo Stato. Alcuni hanno risposto, altri no. Tutti comunque, hanno evitato i distinguo a caldo, forse per pudore. Fino a stamattina.
Prima pagina del Manifesto: i violenti diventano i poliziotti
Oggi è apparso evidente che per una certa sinistra tre giorni di silenzio possono bastare: è tempo di svelare il pensiero reale che muove i fili quando si parla di manifestazioni come quella di Torino. A dare inizio alle danze è il quotidiano “Il Manifesto”, che dedica l’apertura della prima pagina a una grande foto degli agenti di polizia intenti a bloccare un uomo con un titolo chiaro: “Fuori i violenti”. E a fugare ogni dubbio sul fatto che il riferimento non sia alla persona fermata ma alle forze dell’ordine, lo chiarisce bene il sommario : “Non c’è solo il pestaggio dell’agente che hanno visto tutti, decine di video e testimonianze raccontano le aggressioni della polizia ai manifestanti di Torino”.
Si squarci il velo di ipocrisia della sinistra
Ecco che il velo di ipocrisia di una certa sinistra, la solita, da sempre vicina alle manifestazioni “pacifiche” come quella di Torino finalmente si strappa. E la verità si svela dopo sole 72 ore, passate probabilmente a mandare giù bocconi amari.
Fratoianni non punta il dito contro i violenti ma contro Piantedosi
A fare il paio con l’apertura del Manifesto, seppur in toni decisamente più dimessi, c’è anche l’intervista di Nicola Fratoianni, uno dei due leader di Avs e compagno di partito di Ilaria Salis, che la solidarietà ai poliziotti non l’ha proprio rivolta. Fratoianni a caldo aveva congiuntamente espresso parole di condanna per le immagini dei violenti incappucciati di Torino che difendevano con i martelli Askatasuna. In un’intervista alla Stampa, non attacca i martellatori con i volti coperti, ma punta il dito contro il governo: “Dal ministro Piantedosi e dalla destra le accuse contro Avs di aver dato copertura politica ai violenti sono volgari e irricevibili”. E ancora: “Se gli scontri a Torino erano ampiamente previsti perché il governo non è riuscito a impedirli? Perché non si preoccupa di garantire la sicurezza di chi va in piazza pacificamente e degli operatori delle forze dell’ordine impegnati in ordine pubblico, ma pensa solo a trovare il modo per impedire alle persone di manifestare liberamente?”.
Operazione per “metterci” in difficoltà…
Quindi la colpa è del Viminale che non garantisce sicurezza alla Polizia e ai manifestanti “pacifici” rispetto alle aggressioni delle brigate del martello che manifestano per Askatasuna. L’apice però arriva quando Fratoianni arriva a sostenere che l’appello del governo a votare insieme una ‘risoluzione unitaria’ è “l’ennesima operazione di propaganda, per metterci in difficoltà, non certo per risolvere i problemi che abbiamo di fronte”. E quel “metterci in difficoltà” probabilmente dice tutto.
Spataro coglie la palla al balzo per attaccare sul referendum del 22 e 23 marzo
E dopo il giornale che attacca la polizia, dopo il politico di sinistra che attacca il Viminale, mancava ovviamente la voce di un ex magistrato che prende la palla al balzo e attacca la Meloni sul referendum della giustizia. Presto detto: ecco Armando Spataro, ex procuratore di Torino, che in una intervista a La Stampa con aplomb istituzionale prima afferma che “siamo in un quadro di bulimia legislativa” e “bisognerebbe riflettere sull’abuso del termine “sicurezza” negli ormai storici pacchetti e decreti approvati a partire almeno dal 2008 da diverse maggioranze politiche” e poi risponde al capo del Governo con uno sguardo al 22 e 23 marzo: “Nessuno, neppure un premier politico leader di maggioranza, può permettersi, pur nel quadro di una condivisibile solidarietà manifestata a valorosi e coraggiosi appartenenti alle forze dell’ordine, di indicare ai pm qual è il reato configurabile nei fatti per cui essi procedono. E quando ciò avviene nessuno si meravigli se – viste le controriforme in discussione – è ormai diffusa la preoccupazione per la futura sottoposizione del pm alle direttive dell’esecutivo”.
Bentornata sinistra dei distinguo
Dopo 72 ore termina il tempo dell’unità d’intenti e ciascuno torna nella sua posizione naturale, con il governo che si prepara a informare il Parlamento sui gravi fatti di violenza accaduti a Torino per mano dei manifestanti scesi in piazza per sostenere il centro cosiddetto sociale di Akatasuna e con la solita sinistra dei “se” e dei “ma”.
di Giovanna Ianniello - 3 Febbraio 2026