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Rosa Vespa

Il caso di Cosenza

Rapì una neonata in clinica, depositata la perizia su Rosa Vespa: “Nevrosi dissociativa, nessun vizio di mente”

Nelle 157 pagine il collegio peritale descrive la donna come aderente alla realtà e con un Io ben conservato

Cronaca - di Redazione - 24 Febbraio 2026 alle 13:12

I periti del Tribunale di Cosenza, Michele Di Nunzio, Gabrielle Bolzoni e Roberta Costantini hanno depositato la lunga perizia di 157 pagine su Rosa Vespa, la donna che nel gennaio del 2025 rapi per poche ore un neonato(poi prontamente ritrovato dalla polizia e riconsegnato alla famiglia) in una clinica di Cosenza dopo avere simulato una gravidanza. Come aveva anticipato il Secolo, non è emerso alcun vizio di mente, confermando in sostanza la tesi della Procura, espressa nella consulenza di Paolo De Pasquali.

Un nevrosi dissociativa

Nella lunga disamina, effettuata anche attraverso una serie di test, i tre periti del tribunale descrivono Rosa Vespa come una donna priva di “qualsiasi psicopatologia maggiore o segno psicotico“. Una donna affetta da una nevrosi dissociativa che ha sempre conservato un buon rapporto con la realtà.

La donna durante i colloqui riferisce di avere avuto in carcere episodi allucinatori poi scomparsi. I periti concordano nel dire che l’esperienza carceraria e l’eco mediatica della vicenda hanno provocato in Rosa Vespa una profonda condizione depressiva.

Perché rapì la bambina

Per i periti, Rosa Vespa presenta una condizione di tratti di personalità plurime, con un funzionamento borderline che non è un disturbo. “La gravidanza immaginaria ha prodotto un disturbo di conversione con una reazione transitoria di tipo ipomaniacale e narcisistica in reazione al vissuto depressivo”. Quando il marito, il nigeriano Moses, risultato estraneo ad ogni addebito, le aveva riferito che in Africa, “le donne restano incinte anche a 50 anni”, Rosa ha voluto “immaginare di essere incinta”.

Non un delirio, secondi periti, con la buona capacità di conservare l’integrità dell’Io, ma una dimensione narcisistica di tratti.

“La sua modalità di non cedere alla depressione- scrivono ancora i tre periti- attingendo al substrato narcisistico le consente di avvalersi di una reattività di tipo ipomaniacale fingendosi incinta”.

I tre esperti fanno poi la differenza tra “lo psicoticismo, che è un modo di reagire abnorme o di sospettosità, caratteriale, e la psicosi, che è un frattura della realtà“.

Emergono aspetti di persecutorietà inseriti in una dimensione nevrotica, con un comportamento definito, “occasionalmente abnorme”. La “nevrosi dissociativa di conversione” a cui giunge la perizia viene determinata da diversi fattori, ivi compreso il lutto per la morte del padre e quello per i danni subiti proprio all’utero in conseguenza di un intervento chirurgico. Una dissociazione di tipo nevrotico e non certo psicotico- si legge nella perizia- con un esame di realtà sempre ben conservato. I tratti di personalità (elementi comuni in ogni caso, nella loro dimensione, a qualsiasi persona) non raggiungono l’incidenza di un vero disturbo. In sostanza, come aveva scritto Paolo De Pasquali, non era “la follia” il motivo di quel gesto. La dissociazione nevrotica nella fattispecie non sgancia il soggetto dall’esame di realtà, mentre la psicosi è caratterizzata da elementi (il delirio soprattutto) che alterano profondamente il qui e ora. Il mondo parallelo di Rosa è una pseudologia fantastica, una condizione immaginaria in cui si conserva la valutazione della realtà per quello che è.

“Non c’è pericolosità di reiterazione”

Nella perizia emerge anche che non si nota in Rosa Vespa, “una predisposizione alla reiterazione di quel tipo di reato”, che va inquadrato in una progettualità occasionale.

La parte civile, patrocinata dagli avvocati Chiara Penna e Paolo Pisani, ha depositato una breve consulenza a firma di Stefano Ferracuti e Simonetta Costanzo, nella quale si concorda con l’esame peritale, “con una condizione nevrotica di base unita a un’ambivalenza strutturale”, mentre la difesa ha sempre continuato a invocare una parziale incapacità di intendere.

Cosa rischia Rosa Vespa

Considerando che il neonato fu ritrovato dopo poche ore e non subì conseguenze e gli sconti del rito abbreviato(un terzo della pena e un ulteriore sesto nel caso in cui non si faccia appello) Rosa Vespa rischia una pena intorno ai tre-5 anni di detenzione, uno dei quali già scontato (in base alle attenuanti e alle aggravanti). Nel contempo, la Procura della Repubblica indaga ancora sulle possibili responsabilità omissive della clinica Sacro Cuore. La sentenza dovrebbe arrivare prima dell’estate.

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di Redazione - 24 Febbraio 2026