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Askatasuna, Rampelli stana la sinistra sui legami con centri sociali e violenti

Le relazioni pericolose...

Rampelli inchioda la sinistra: è ora di spezzare il cordone ombelicale con centri sociali e violenti

Il vicepresidente della Camera smaschera salotti radical chic e politici dem: «Distinzione tra piazza pacifica e teppisti? Basta con la doppia morale»

Politica - di Bianca Conte - 7 Febbraio 2026 alle 17:22

Mentre le strade di Torino portano ancora i segni della guerriglia urbana e delle molotov lanciate contro le Forze dell’ordine, il dibattito politico si sposta sull’ambiguità di una sinistra che non riesce a chiarire con cristallina nettezza il legame con l’estremismo. E in un’intervista rilasciata a La Stampa, Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e figura storica di Fratelli d’Italia, entra a gamba tesa contro la “doppia morale” dei progressisti. Perché non si tratta solo di cronaca, ma di una questione di civiltà. Pertanto, Rampelli mette a nudo la pericolosa contiguità tra i salotti radical chic e la violenza dei centri sociali, denunciando come il silenzio o, peggio, la plateale  partecipazione ai cortei pro-Askatasuna, rappresentino, di fatto, una legittimazione del disordine.

Askatasuna, Rampelli stana la sinistra e l’inchioda sui legami opachi con centri sociali e violenti

Spiega, allora, Rampelli: «Non basta condannare i fatti di Torino per marcare la distanza dalle frange violente. La manifestazione di sabato scorso era a sostegno di Askatasuna, di cui tutti conoscono le ripetute antidemocratiche violenze negli anni, comprensive di aggressioni, assalti armati ai cantieri dell’alta velocità, addestramento militare in Siria. Chi vi ha partecipato di fatto le ha legittimate e sostenute, magari per superficialità». Ma, sottolinea Rampelli, «il cordone ombelicale che unisce le sinistre ai centri sociali è un dato di fatto», assevera l’esponente di FdI nell’intervista a la Stampa.

Quella di Torino non è stata certo una pacifica passeggiata, ma…

Stante questa premessa, allora, non u sa giri di parole Fabio Rampelli per scoperchiare il vaso di Pandora dell’ambiguità progressista, e nel denunciare il «cordone ombelicale» che lega le sinistre ai centri sociali. Perché per il politico di lungo corso, la “sfilata torinese” a sostegno di Askatasuna non è stata una pacifica passeggiata, ma una legittimazione di chi da anni pratica l’assalto armato e la violenza antidemocratica. Tanto che rileva: «Distinzione tra piazza pacifica e i violenti? Basta con la doppia morale! Come sarebbe preso un corteo pacifico di centrodestra a sostegno di un’occupazione della destra violenta e radicale? E quale sarebbe stato il racconto dei media se 1500 estremisti lo facessero degenerare in lancio di petardi con chiodi e molotov, cariche con bastoni e martelli contro gli agenti in divisa, devastazione di una città?»… Chiosando più che esaustivamente sul punto: «È in queste domande la mia risposta»…

Nel merito del Dl sicurezza (e delle sue applicazioni contingenti)

Non solo. entrando nel merito delle vicende giudiziarie, sulle modifiche legislative introdotte dal dl sicurezza a seguito della scarcerazione dei tre indagati Rampelli precisa: «A legge vigente i tre indagati potevano restare qualche giorno in più in carcere. Penso sia stato ingiusto annullare il Daspo, ritenuto sproporzionato dai giudici, per chi poche settimane fa ha distrutto la stazione di Milano. E che sia terribile indagare un poliziotto per omicidio volontario perché, minacciato con una pistola (che si scoprirà solo dopo essere finta), ha sparato contro chi lo stava per uccidere. Il Decreto sicurezza approvato giovedì corregge alcune di queste storture. Serve però la volontà di essere rigorosi e severi nell’applicazione delle leggi e nel sanzionare chi le trasgredisce».

«I centri sociali possono essere oggi gli incubatori di un nuovo terrorismo»

E ancora. «Le Br non piovvero dal cielo» ricorda non a caso Rampelli nell’intervista al quotidiano di Torino. Sottolineando in un emblematico parallelo tra ieri e oggi, come «la violenza generata nelle università e nelle fabbriche occupate, incontrando complicità politiche e insieme il ventre molle dello Stato, è degenerata nella lotta armata». Aggiungendo a stretto giro: «I centri sociali possono essere oggi gli incubatori di un nuovo terrorismo. Ieri c’erano i fighetti con l’eskimo che parlavano di “compagni che sbagliano”. Oggi ci sono i fighetti dell’upper class che giustificano e proteggono i nuovi “compagni che sbagliano” e si sentono in colpa di appartenere alla borghesia (si veda Oddifreddi). Dobbiamo impedire che questa similitudine si materializzi».

Rampelli: quelle relazioni pericolose della sinistra… Non solo Askatasuna…

Concludendo quindi con fermezza: «Per la sinistra – osserva Rampelli dalle colonne de La Stampa – era un’occasione utile per rifondarsi. Invece hanno organizzato 8mila manifestazioni in 4 anni scarsi, fiancheggiano le frange più violente, sostengono i movimenti pro-Pal spudoratamente antisemiti, introducono terroristi islamici a Montecitorio. Direi che non intendono condividere, nel rispetto delle differenze, una stagione nuova. Ma non ne abbiamo colpa…

Uno Stato che non abbassa lo sguardo

Parole, quelle di Rampelli, che suonano come un monito che affonda le radici nella memoria storica del Paese: il rischio che i centri sociali diventino, oggi come ieri, incubatori di nuove derive terroristiche. La linea che indica però il vicepresidente della Camera è netta: il Decreto Sicurezza non è una scelta facoltativa, ma una necessità per correggere storture giuridiche inaccettabili. E proteggere chi, in divisa, difende ogni giorno la legalità. Quando, sul punto e non solo, scioglierà la prognosi definitivamente la sinistra? Perché il governo, nel frattempo, ha già scelto da tempo da che parte stare…

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