Mosca è indebolita
“Quattro anni di lotta per la libertà”, il convegno al Senato di FdI per l’Ucraina contro fake news e propaganda
“Quattro anni di lotta per la libertà”. Questo il titolo della conferenza di Fratelli d’Italia al Senato dedicata a Kiev, durante la quale è stato fatto il punto sul «fallimento strategico della Russia e sul Risorgimento ucraino», partendo dall’analisi di una realtà che in troppi vogliono dimenticare: quella lanciata nel 2022 da Vladimir Putin doveva essere una guerra lampo, si è rivelata una guerra di logoramento per Mosca, che ormai, al netto della propaganda, non riesce più a nascondere i segni di una perdita di potenza legata alla fatica sul campo e ai costi umani ed economici che comporta. «Da questa guerra la Russia sta uscendo fortemente ridimensionata. Più dura la guerra, peggio è per Mosca… È oggettivamente complicato, per chi ha scatenato questa guerra, dichiarando che sarebbe durata pochi giorni, chiuderla senza avere nemmeno il controllo del Donbass che era uno dei pretesti utilizzati per scatenarla», ha ricordato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari.
Al convegno sono intervenuti anche il presidente dei senatori di FdI Lucio Malan, il capogruppo alla Camera Galeazzo Bignami e il deputato Francesco Filini, nelle vesti di moderatore. Hanno partecipato anche il direttore di Libero Mario Sechi, il direttore de Il Foglio Claudo Cerasa, l’analista e youtuber Anton Sokol, il presidente del Copasir Lorenzo Guerini, il senatore di Azione Marco Lombardo, l’inviata Rai Stefania Battistini e il giornalista Federico Rampini, esperto di politica americana e inviato del Corriere della sera, il giornalista ucraino Vladislav Maistrouk.
Fazzolari: «Il governo è sempre stato a sostegno dell’Ucraina»
«Il governo è sempre stato molto compatto sul sostegno a Kiev», ha ricordato Fazzolari, precisando che «abbiamo messo più volte la fiducia su più provvedimenti anche per ragioni di tempo e di semplicità, ma non c’è mai stato un problema nella maggioranza sul sostegno all’Ucraina». E ancora: «In tutto questo gioco di trattative il pericolo più grande che abbiamo è quello di giungere alla fine a una pace tra Mosca e Kiev senza aver inglobato pienamente l’Ucraina nel contesto europeo, nel nostro sistema di difesa o nel nostro sistema dell’Unione Europea». «È interesse dell’Italia e dell’Europa che l’Ucraina resista» poiché il destino del Paese aggredito e quello del vecchio continente sono complementari.
Filini: «Da quattro anni circolano fake news sulla sconfitta dell’Ucraina»
Come ha spiegato Francesco Filini «da quattro anni circolano fake news che raccontano come l’Ucraina avrebbe perso la guerra sin dalle prime settimane. In realtà, la situazione sul campo è tutt’altra: ci parla di una Russia impantanata, che non riesce più a uscire da un inferno che si è andata a cercare, perché non si aspettava la risposta ucraina all’aggressione di quattro anni fa». Poi ha aggiunto: «Oggi siamo qui, insieme a tanti ospiti per raccontare, anche attraverso un documento elaborato dall’Ufficio studi di FdI, come stanno realmente le cose e per smascherare l’enorme quantità di fake news che purtroppo vengono rilanciate qui in Italia da persone che probabilmente si bevono la propaganda russa e la rilanciano. Noi siamo qui a testimoniare la verità».
Bignami e Malan: «Sull’Ucraina andiamo oltre la propaganda»
«Abbiamo una rappresentanza parlamentare in questo momento a Kiev, la vicepresidente del gruppo della Camera, Elisabetta Gardini, e la senatrice Cinzia Pellegrino, capogruppo in Commissione di Diritti Umani: indubbiamente l’atmosfera a Kiev è molto intensa e molto sentita. Sono stati in Parlamento, in varie località, al Monumento ai Caduti, in piazza Maidan». A ricordarlo è stato Lucio Malan, sottolineando che «C’è anche il senatore Carlo Calenda, perché questa è una posizione che ha unito molto al di là della postura di maggioranza o di opposizione. C’è una grande convergenza su questi punti».
Un messaggio chiaro, che ha trovato anche la sponda di Galeazzo Bignami: «L’obiettivo dell’incontro di oggi non è soltanto quello di ribadire le nostre convinzioni, ma offrire un’occasione informativa e formativa capace di andare oltre la propaganda e certa narrativa dominante». Inoltre, «la narrazione di una campagna militare russa vincente è tutt’altro che sostenibile. Al contrario, assistiamo a un risorgimento ucraino che si rafforza anche grazie al sostegno internazionale e all’impegno dell’Italia». Poi il capogruppo alla Camera ha evidenziato che «FdI, come ha sempre fatto, continuerà a sostenere con convinzione l’Ucraina, nella consapevolezza che la difesa della sua libertà coincide con la difesa dei principi democratici e della stabilità europea. Siamo certi che questo conflitto vedrà l’Ucraina prevalere e che la comunità internazionale saprà accompagnarla verso una pace giusta e duratura».
Rampini: «Tra Trump e Putin non c’è idillio»
Come ha spiegato Federico Rampini, «non c’è stato idillio tra Putin e Trump. Una cosa del genere avrebbe potuto ribaltare gli eventi a favore della Russia, ma alla fine non si sono verificate le conseguenze che erano temute». E questo è avvenuto anche grazie allo slogan America first, che è «molto efficace perché mette gli Usa al primo posto. Tra l’altro, Trump ha inferto dei colpi alla Russia che nessuno, fino a questo momento, era riuscito a comminare: ha tolto la Siria e il Venezuela dalla sfera d’influenza del Cremlino.
La testimonianza del giornalista ucraino Maistrouk
Sull’argomento è intervenuto anche il giornalista ucraino Vladislav Maistrouk, che ha ricordato un fattore molto importante nella guerra al confine d’Europa: «Nonostante i bombardamenti alle infrastrutture di Kiev, l’opinione pubblica non è mai cambiata. Non accettiamo una qualsiasi condizione dalla Russia, che spesso ha fatto promesse sulla pace mai concretizzate». Poi ha concluso con un racconto direttamente dal territorio: «Sono entrato dentro casa dei miei nonni e li ho visti con il cappello in testa, mancava il riscaldamento. Loro sono stati educati ad essere amici dei russi e adesso, per colpa del governo di Mosca, devono patire il freddo».