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Andrea Pucci, dopo Sanremo ora la Conad disdice l’ingaggio del comico

Stop a gogò

Pucci, censura rossa la trionferà: ora la Conad disdice l’ingaggio per un evento. Il comico: neanche la spesa di rimborso?

Politica - di Ginevra Sorrentino - 10 Febbraio 2026 alle 09:42

Si fa sempre più salato il conto che la sinistra ha chiesto a Andrea Pucci di pagare come sanzione-ammenda per non essere un comico schierato con i dem. Il bavaglio rosso allarga le sue maglie e adesso, dopo la rinuncia al Festival di Sanremo 2026 dove era stato chiamato come co-conduttore della terza serata, arriva anche la “tempestiva” disdetta dell’ingaggio da parte della catena di supermercati Conad (società cooperativa della grande distribuzione organizzata) per un evento aziendale. E non c’è davvero niente da ridere…

Pucci, dopo Sanremo salta anche l’ingaggio della Conad

Sì, perché non è più solo una questione di satira, comicità più o meno scorretta – o meglio: più o meno allineata –, ma di libertà. E il caso del comico milanese, al centro di una violenta campagna d’odio orchestrata dalla sinistra, sta scoperchiando il vaso di Pandora dell’intolleranza “progressista” con Pucci che sta continuando repentinamente a pagare un prezzo fuori misura.

L’ironia su Instagram del comico “epurato” dalla sinistra

E anche se da comico lui ci scherza su con una storia su Instagram – «se va avanti così dovrò andare fuori dai loro store a chiedere l’elemosina», ha postato con l’immagine della Conad sullo sfondo premettendo: «La Conad ha cambiato idea», si legge sul social del comico, «ora non faccio più ridere, non mi date nemmeno la spesa come rimborso?» – l’ironia prova a coprire uno strappo dietro cui si cela qualcosa di molto più serio. E non è solo una questione di perdita di ingaggi e accordi commerciali…

La Russa: «Invito ufficialmente la Rai a chiedere a Pucci di tornare su suoi passi»

Un caso dagli immediati e evidenti risvolti politici che di fronte all’attacco illiberale sferrato dalla sinistra ha visto il centrodestra scendere in campo con Meloni, Tajani, Salvini, Lupi che, per voce dei leader – ma non solo – hanno fatto quadrato intorno al comico nel mirino di una censura e di un processo mediatico inaccettabili. E allora, il presidente del Senato Ignazio La Russa ieri è stato tra i primi a dare la carica con un intervento che ha invocato una mediazione ufficiale.

«Invito ufficialmente la Rai a chiedere ad Andrea Pucci di ritornare sui suoi passi», ha rilanciato il numero uno di Palazzo Madama. Un appello istituzionale in riferimento alla decisione del comico di rinunciare a partecipare al Festival di Sanremo, dopo gli insulti e le minacce ricevute sui social. Aggiungendo in calce: «Io conosco Pucci da 30 anni e chi può dire che Pucci faccia comicità politica? Pucci fa comicità sulla quotidianità di noi italiani e fa morire dal ridere, senza offendere mai nessuno. E quindi invito la Rai a chiedergli di cambiare idea».

Tommaso Foti, il caso Pucci? Quello di una sinistra doppiopesista…

Parole, quelle di La Russa, a cui si sono sommate quelle del capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Tommaso Foti, che ha denunciato il palese doppiopesismo di chi oggi invoca il silenzio. «Non ho mai catalogato i comici tra destra e sinistra, ma qui emerge un doppiopesismo evidente», ha sottolineato il ministro Tommaso Foti commentando la vicenda, non mancando di ribadire: «Se si ironizza su un esponente del Pd è body shaming; se si rappresenta Giorgia Meloni in modo sconcio è satira». Concludendo emblematicamente: «È una sinistra faziosa, sempre pronta a chiedere la censura di chi non le è affine»…

Conte e Schlein a sostegno dell’indefendibile

Infine, ma potremmo andare avanti a lungo, mentre Conte la buttava in caciara tra presunti crolli imprenditoriali e retorica sindacale post-proletaria («avete capito perché parlano di Pucci? Stanno mandando il Paese all’asta dopo 32 mesi di crollo della produzione industriale» ha tuonato allarmisticamente il leader pentastellato); e Elly Schlein entrava a gamba tesa buttando la palla in tribuna un po’ alla “viva il parroco” – «mi chiedo se oggi Giorgia Meloni e Matteo Salvini, dopo aver passato il fine settimana a occuparsi della scaletta del Festival di Sanremo, trovino almeno cinque minuti per spiegare come intendono sostenere le oltre 1500 persone sfollate di Niscemi» – un doveroso richiamo alla coerenza è arrivato dalle fila di FdI dal presidente della Commissione Cultura, Federico Mollicone, che ha smascherato definitivamente la strategia della “crociata rossa”.

Federico Mollicone: Il caso Pucci? «Mette a nudo l’ipocrisia sinistra»

«Il caso Pucci mette a nudo, ancora una volta, l’ipocrisia di una sinistra che ha nella sua stessa storia una vocazione alla censura piena e totale, richiamandosi esplicitamente ai metodi del vecchio Partito Comunista Italiano. Siamo di fronte a un paradosso inaccettabile e a un evidente doppiopesismo: quando si attacca ferocemente il presidente Meloni, la sinistra grida alla libertà di satira come valore intoccabile e assoluto. Se invece un comico che non appartiene al circuito del mainstream osa esprimersi, scatta immediatamente la censura», ha dichiarato il presidente della Commissione cultura della Camera e deputato di Fratelli d’Italia in diretta su Rai news 24.

Dal mainstream «metodi del vecchio Partito Comunista Italiano»

Proseguendo poi: «Il benaltrismo è la risposta naturale di chi sa di avere torto». e replicando alla segretaria Pd: «È indecente lo sciacallaggio politico operato sulla tragedia di Niscemi. Il governo è andato subito sui luoghi colpiti. E si è attivato in tempo record stanziando immediatamente 100 milioni di euro unicamente per la rimozione dei detriti, dimostrando una tempestività mai vista prima. È bene ricordare che i due miliardi necessari per gli interventi strutturali dipendono anche dalle carenze dei governi precedenti, di cui la sinistra faceva parte integrante». Concludendo quindi: «Per quanto riguarda il Festival di Sanremo, siamo certi che sarà un grande successo come sempre. La nostra visione resta chiara: ovvero che la protagonista assoluta debba essere la canzone e la musica italiana».

E tra una dichiarazione e l’altra, un botta e risposta, una cosa è chiara nelle diversità dei campi e delle posizioni: non è accettabile che uno dei palcoscenici più rappresentativi e importanti del Paese sia precluso a chi, a detta della sinistra, non ha la tessera del “politicamente corretto” (secondo i dem) in tasca…

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di Ginevra Sorrentino - 10 Febbraio 2026