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Prove di difesa comune europea: nasce uno scudo anti-droni contro le minacce russe (e non solo)

La risposta alle minacce

Prove di difesa comune europea: nasce uno scudo anti-droni contro le minacce russe (e non solo)

Esteri - di Leo Malaspina - 11 Febbraio 2026 alle 13:49

La Commissione Europea, dopo i numerosi episodi di sorvoli non autorizzati ad opera di droni di provenienza ignota avvenuti in diversi Stati membri, lancia un piano per contrastarli. Il piano per “combattere le crescenti minacce poste dai droni alla sicurezza dell’Ue” punta a modellare un approccio comune tra gli Stati membri nell’ostacolare questo tipo di attività.

“L’ambiente di sicurezza dell’Europa è cambiato profondamente. Tutto può essere usato come arma contro di noi e l’Europa ha bisogno più che mai di agire unita ed essere preparata”, ha detto la vicepresidente della Commissione europea con delega alla Sovranità tecnologica e alla sicurezza, Henna Virkkunen, presentando il piano insieme ai commissari Magnus Brunner (Interno) e Apostolos Tzitzikostas (Trasporti) e sottolineando che si tratta di “un’iniziativa globale, integrata e intersettoriale, perché la sicurezza non cresce a compartimenti stagni”.

Il piano europeo contro la minaccia dei droni russi

“L’uso dei droni nella guerra in Ucraina ha cambiato la natura del conflitto, ma sono stati utilizzati anche in attacchi ibridi contro le infrastrutture critiche dei nostri Stati membri. I droni sono stati usati in violazione dello spazio aereo degli Stati membri, hanno interrotto le operazioni aeroportuali e quasi causato quasi collisioni con aerei civili”, ricorda Virkkunen, evidenziando che un utilizzo doloso e irresponsabile dei droni “influisce sulla protezione delle infrastrutture critiche, delle frontiere esterne, dei porti, degli snodi di trasporto e degli spazi pubblici, comprese le aree densamente popolate, nonché sulla sicurezza marittima e sulla sicurezza energetica”, con minacce che “colpiscono direttamente la sicurezza dei nostri cittadini, danneggiano la nostra economia e hanno anche un forte impatto sulla percezione pubblica”.

Le linee d’azione

Il piano d’azione mira dunque a sviluppare un approccio unitario a livello europeo, misure per sostenere i Paesi membri “attraverso un’azione coordinata e per integrare le misure nazionali, rafforzando una risposta efficace”, prosegue la vicepresidente. L’obiettivo è quello di migliorare la preparazione Ue, potenziare le capacità di rilevamento, intensificare le risposte collettive e rafforzare la prontezza difensiva. Nel pratico, spiega Virkkunen, si tratta di sostenere l’innovazione “e un massiccio incremento delle capacità industriali”, concentrando i finanziamenti “dove conta”, lavorando sull’interoperabilità e sostenendo direttamente i progetti industriali, anche attraverso il lancio di un Forum industriale per droni e sistemi antidrone (D-tect Forum).

Il piano passa anche dall’adattamento delle regole per le operazioni dei droni aerei alle nuove realtà di sicurezza, attraverso un Pacchetto per la sicurezza dei droni, in modo che i droni possano essere identificati e tracciati, anche se Tzitzikostas sottolinea che gli operatori civili e amatoriali non avranno nulla da temere. Previsti anche una valutazione del rischio coordinata delle catene di approvvigionamento delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione per droni e sistemi antidrone al fine di istituire, insieme agli Stati membri, una Cassetta degli attrezzi per la sicurezza dei droni, sulla falsariga di quanto avvenuto con il 5G, altra tecnologia esposta a potenziale utilizzo maligno. La stessa infrastruttura 5G europea è inclusa nel secondo fronte del piano, ossia il rilevamento e il tracciamento delle attività maligne dei droni, spiega Virkkunen, esortando a sfruttare la rete europea a tal fine.

“I droni collegati a una rete 5G dovrebbero essere rapidamente identificati, tracciati e neutralizzati se maligni. I droni non collegati possono essere rilevati attraverso l’impiego urgente del rilevamento cellulare, trasformando le antenne 5G in una capacità radar distribuita in una determinata area o in tutto il Paese, sfruttando la capacità di calcolo delle reti centrali all’avanguardia e software basati sull’intelligenza artificiale. Sto descrivendo una tecnologia esistente che dobbiamo ora implementare”, sfruttando il vantaggio europeo di poter contare su fornitori di telecomunicazioni nazionali, “potenziale immenso sia per la sicurezza interna che per le applicazioni di difesa. A tal fine, invito gli Stati membri e l’industria a testare e distribuire su larga scala queste tecnologie di rilevamento basate sulla rete cellulare. La Commissione lancerà un invito a manifestare interesse”.

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di Leo Malaspina - 11 Febbraio 2026