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Piantedosi in campo contro i sabotatori dei treni. E denuncia “l’ideologia immigrazionista” della sinistra

Sicurezza

Piantedosi in campo contro i sabotatori dei treni. E denuncia “l’ideologia immigrazionista” della sinistra

Politica - di Giovanni Teller - 16 Febbraio 2026 alle 09:29

I sabotaggi ferroviari in Italia sono diventati un problema enorme, ed è per questo che «le attività di prevenzione e presidio del territorio vanno di pari passo con quelle di indagine per scovare i colpevoli». A renderlo noto è stato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, in un’intervista rilasciata a Il Giornale, prima della riunione al Viminale con le forze di polizia, dell’intelligence e del gruppo Ferrovie dello Stato. Poi ha aggiunto: «Gli specialisti dell’antiterrorismo sono al lavoro e confido che quanto prima ci saranno i primi risultati. E pensare che qualcuno aveva espresso dei dubbi quando ho segnalato, anche in Parlamento, un vero e proprio salto di qualità nelle azioni di anarchici e antagonisti».

Quanto alla possibilità che ci siano magistrati e medici che ostacolano i rimpatri dei clandestini, Piantedosi ha spiegato che la maggior parte di loro fa «il proprio lavoro con serietà e rispetto delle regole. Ma indubbiamente c’è in Italia una ideologia immigrazionista che si spinge fino a favorire la condizione di irregolarità ed impedire persino i rimpatri di soggetti con gravi precedenti penali». Insomma «si tratta di un movimento “di nicchia”, minoritario, ma che, ahimè, diventa grave quando tocca anche chi svolge funzioni pubbliche di grande responsabilità. Diventa ancora più grave se l’obiettivo è anche quello di contrastare le politiche di rigore del nostro governo, perché in tal modo si viene meno ai propri doveri e si antepone un malinteso senso della battaglia politica agli interessi concreti del Paese».

Piantedosi: «Chi ha favorito la liberazione di un irregolare pericoloso porta una responsabilità»

Come ha spiegato il ministro dell’Interno, «chi ha favorito la liberazione di un irregolare considerato pericoloso porta su di sé una corresponsabilità etica dei reati che poi dovessero essere commessi dal soggetto in questione. A Milano un criminale è stato liberato da un centro per i rimpatri grazie a un certificato che attestava un problema urologico: una “indisposizione” che, una volta a piede libero, non gli ha impedito di stuprare e uccidere una povera ragazza».

Per quanto riguarda la narrazione di sinistra, secondo cui il Viminale conoscono anarchici e polizia senza arrestarli, siamo davanti a «una una illazione che si commenta da sé. Se rappresentata con convinzione, è la riprova della pochezza di chi la sostiene e non merita particolari risposte. Più in generale, è un’offesa all’onestà intellettuale non del ministro o del governo di turno, ma della professionalità e dell’impegno di migliaia di appartenenti alle forze dell’ordine che dedicano il loro lavoro a combattere comportamenti violenti e rischiosi per la cittadinanza. Credo che sia uno dei tanti escamotage per assolvere i delinquenti da parte di chi ha difficoltà a prenderne le distanze».

Piantedosi parla della saldatura tra estrema sinistra e islam radicale

Successivamente, Matteo Piantedosi ha dato della informazioni importanti sul legame che tiene insieme le aree fondamentaliste musulmane e l’estrema sinistra: ««La saldatura tra queste due forme di illegalità e di violenza si fonda già adesso sull’unico obiettivo di contrapporsi ai valori consolidati della nostra società. Questo obiettivo si proietta anche su altri versanti, più in generale su ogni forma di modernizzazione del Paese. Gli ambienti dai cui provengono i gruppi che agiscono sono quasi sempre gli stessi. Vanno contrastati con fermezza. L’indulgenza di qualcuno che tende a giustificarli, se non ad assolverli, è spesso ammantata da un pericoloso pregiudizio ideologico».

Sul fattore della pubblica sicurezza, il titolare del Viminale ha tenuto a precisare che «le forze di polizia in Italia hanno un approccio estremamente professionale ed equilibrato. Sono le migliori al mondo ed hanno qualità che vanno rivendicate con orgoglio. Non cedono mai alla tentazione di mettersi sullo stesso piano dei delinquenti che devono fronteggiare. I risultati complessivi in termini di contenimento delle conseguenze sono apprezzati da tutti. Da noi non si registrano più danni e feriti di quanto succede in altri Paesi occidentali. Da più parti si lamentano pochi arresti nell’immediatezza ma, nella quasi totalità dei casi, chi commette violenze o reati gravi, anche se non è possibile fermarlo subito, viene individuato e assicurato alla giustizia nel giro di poco tempo. I bilanci degli arresti all’esito delle manifestazioni con incidenti non vanno mai fatti il giorno dopo, ma a distanza di qualche settimana».

L’omicidio di Quentin e i femminicidi

Dopodiché ha parlato anche dell’omicidio di Quentin in Francia, giovane di destra massacrato dagli antifascisti: «Quanto accaduto in Francia è un fatto gravissimo che ci riguarda tutti, al di là delle appartenenze politiche. Quando un giovane viene ucciso in una piazza per le sue idee, è la democrazia stessa a essere colpita. La violenza politica non è una forma di dissenso: è un crimine. In Italia non sottovalutiamo alcun segnale. Gli assalti a sedi di partito, ai gazebo, a momenti di confronto pubblico sono episodi che seguiamo con la massima attenzione».

E sul tema dei femminicidi in Italia: «Nel 2025, abbiamo registrato un calo del 18% dei femminicidi, un dato significativo che ovviamente non appaga e non conforta perché anche un solo caso di violenza rappresenta una sconfitta per la società. Abbiamo degli anticorpi più forti rispetto al passato ma la malattia persiste ed è ancora lunga la strada per eradicarla». Ci sono anche altri dati positivi, pubblicati dal Viminale, che dimostrano quanto l’Italia sia più sicura oggi: «Meno reati, meno sbarchi, meno omicidi e femminicidi. Un maggior numero di assunzioni tra le forze di polizia e di operazioni anticrimine. Abbiamo fatto migliaia di arresti tra le file della criminalità, alcuni di grande importanza. Abbiamo aumentato la presenza di divise sul territorio. Le statistiche testimonierebbero che l’Italia è uno dei Paesi più sicuri al mondo, anche tra i Paesi occidentali.

Il referendum sulla giustizia

In conclusione, cosa ne pensa Piantedosi del referendum sulla giustizia, che a quanto pare fa paura a gran parte dei progressisti? : «La mia posizione è netta perché ispirata dalla lettura dell’articolo 111 della Costituzione: “Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale”. La separazione delle carriere rappresenta una riforma autenticamente democratica e liberale che rafforza diritti e tutele del cittadino in chiave più moderna. Quanto alla eventualità di una mia più o meno diretta partecipazione al dibattito sul referendum, credo che sia diritto di tutti potere esprimersi liberamente, nel rispetto di chi la pensa in maniera diversa».

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