Il processo al film
Paolo Virzì trascinato in tribunale, un nobile fiorentino chiede di fermare l’uscita del film “Cinque secondi” (video)
Guai giudiziari per il nuovo film di Paolo Virzì, “Cinque secondi”, che adesso è finito alla sbarra al Tribunale di Firenze. A centro del contenzioso giudiziario, che propone di bloccare la distribuzione e un risarcimento danni, c’è il personaggio di Matilde Guelfi Caimani. Un nome che stato preso da una persona esistita realmente, ossia una contessa toscana. Suo nipote, Stefano, ha portato in causa le due società che hanno prodotto e distribuito il film, la Greenboo production srl e la Indiana production srl, evidenziando che non ci fosse alcun accordo per l’utilizzo del nome della casata aristocratica e della zia.
«Nel film la famiglia è rappresentata come nobile decaduta, coinvolta in vicende di dissesto finanziario, uso di droga, reati, suicidio e problemi psichiatrici – ha precisato Stefano Guelfi Caimani –. Ci sono vari aspetti giudiziari su questa vicenda e al momento non posso dire niente di particolare, ma sono estremamente seccato per questa situazione perché mi ha dato molto fastidio». Di conseguenza, ha richiesto un provvedimento d’urgenza in sede cautelare per bloccare la divulgazione del film per «la lesione del diritto alla propria identità personale e alla riservatezza della propria esistenza e storia anche familiare». Qualche giorno fa, il magistrato Carola Dini ha rigettato la richiesta del nipote della contessa Matilde Guelfi Caimani con un’ordinanza, anche se il processo continuerà nelle prossime settimane
Il film di Paolo Virzì finisce alla sbarra dopo l’uso “improprio” di un nome
Nelle prossime udienze, i giudici dovranno comprendere se il film di Paolo Virzì abbia violato o meno i diritti dell’erede di Matilde Guelfi Caimani e se esistano i presupposti per un risarcimento danni. Tra l’altro, dovranno anche decidere se bloccare o meno la proiezione della pellicola. Attualmente, le due società di distribuzione e produzione hanno vinto la prima tornata giudiziaria perché il magistrato non ha consentito il blocco in sede cautelare: «Il film è presentato al pubblico come opera di finzione, frutto complessivo della creatività artistica degli autori, in modo esplicito, poi, nei titoli di coda del film compare il rituale cartello apposto in ogni opera di questo genere».
In questo caso, l’ordinanza del giudice si è riferita a una nota dicitura che ricorre spesso nei titoli secondari dei film: «I fatti e i personaggi narrati e/o rappresentati in questo film sono assolutamente immaginari e frutto della fantasia degli autori. Qualsiasi riferimento a persone vissute o viventi e a fatti realmente accaduti è puramente casuale». In sostanza, sembra che per il tribunale di Firenze non c’è pericolo che “Cinque secondi” possa narrare una storia che il pubblico riesca a ritenere veritiera, dal momento che nell’opera ci sono molti avvisi che informano gli spettatori della finzione narrativa. «Non si ritengono pertanto sussistenti i requisiti per la concedibilità della tutela cautelare». Nonostante ciò, il processo deve ancora continuare, affrontando il merito della questione.