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Nordio: “La vittoria del sì gioverebbe anche alla Schlein, con il no politica ipotecata dalle toghe”
“Abbiamo tutti esagerato nei toni. Devo dire che alcuni toni sono stati particolarmente antipatici, soprattutto quando arrivano da magistrati. Parliamo ora in avanti solo di contenuti”. Così il ministro della Giustizia Carlo Nordio al Forum dell’Ansa in vista del referendum del 22 e 23 marzo. “Sono arcisicuro che vinceremo” ha aggiunto tornando a illustrare i punti cardine della riforma senza rinunciare a punzecchiare l’agguerrito fronte del no e la sua crociata all’insegna del terrorismo psicologico e delle fake.
Nordio: “Anche alla Schlein converrebbe la vittoria del sì”
“Ho detto che converrebbe anche alla Schlein che vincesse il sì. Se vincesse il no rischieremmo di vedere la politica ipotecata da una magistratura, forte di una vittoria a cui ha dato un significato politico. E si sentirebbe in diritto di mantenere questa ipoteca sulla politica. Dovesse vincere il no, non sarebbe una vittoria della sinistra ma dell’ala estrema della magistratura che ipotecherebbe la politica”. Un concetto ripetuto più volte negando la tesi secondo la quale la riforma vorrebbe umiliare la magistratura. “Ma le pare che un magistrato che si sente ancora magistrato voglia umiliare?”, ha precisato il ministro, una lunga e stimata carriera di giudice alle spalle. “Con il sì le cose cambierebbero in meglio per la magistratura,” liberandola “dall’ipoteca delle correnti”.
Se vincesse il no la politica sarebbe ipotecata dalla magistratura
E ancora: “Se dovesse vincere il no, il governo resterebbe dov’è. Io sarei solo un po’ deluso ma resterei lì”. Nessun pentimento sulla conduzione della campagna a favore della riforma del pianeta giustizia. “Rivendico tutte le frasi dette in questa campagna elettorale. E mi dolgo del fatto che molto spesso, e non voglio dare la colpa ai giornalisti, nella concitazione se l’intervista non è fatta in modo scritto o registrato, le cose non vengo riferite in perfetta esattezza. Sicuramente, se dovessi rileggerle, è molto probabile che in un certo senso abbia esagerato”. Ma – ha aggiunto – “il giusto pecca 7 volte al giorno, la persona perbene fa errori sette volte al giorno. Guai se pensassi che non sbaglio mai”. Nordio respinge l’accusa di un governo autoreferenziale che alza muri.
Il giorno dopo il referendum avvieremo un confronto con giudici e avvocati
“Quando gli italiani avranno confermato con il sì questa legge costituzionale, noi il giorno dopo apriremo un tavolo di confronto, di discussione, di dibattito, di dialogo, con la magistratura, con l’avvocatura, con il mondo accademico, per trovare nelle norme di attuazione il più possibile elementi di incontro” ha assicurato Nordio. “In questo dibattito ognuno ha i suoi testimonial, tutti rispettabili. Nel contenuto vorrei sapere da dove traggono la conclusione che vogliamo limitare l’autonomia della magistratura o sottoporlo al potere esecutivo. Abbiamo elevato il pubblico ministero allo stesso livello del giudice, come indipendenza ed autonomia. Per ora nessuno può in buona fede sostenere che da questo testo si possa estrapolare qualcosa del genere”. Poi un passaggio sul suo impegno da magistrato ai tempi di Tangentopoli, con una nota di colore, all’epoca dicevano “ecco arriva un’altra toga rossa…”. Il ricordo corre a quando nel 1994 indagava sulla tangentopoli veneta e, da “notoriamente liberale, ho indagato e portato a processo Bernini e De Micheli”.
Anche io avrei indagato il poliziotto di Rogoredo
Infine un passaggio sull’arresto del poliziotto di Rogoredo. “Lo scudo penale non esiste, è un’invenzione giornalistica, non c’è nessuna impunità. La norma contenuta nel decreto sicurezza riguarda non solo forze dell’ordine ma tutti . E prevede che chi si trova in uno stato di giustificazione non deve obbligatoriamente essere iscritto nel registro degli indagati per potersi difendere”. Detto questo il Guardasigilli aggiunge che “se quel poliziotto ha sparato senza trovarsi in evidente legittima difesa anche io l’avrei iscritto nel registro degli indagati”.