Toghe rosse
Non solo il tunisino pluricondannato, un altro migrante risarcito con 18mila euro: ennesima sentenza ideologica
Un’altra sentenza ideologica crea sconcerto a due giorni dall’assurda sentenza del Tribunale di Roma che ha condannato il Viminale a risarcire con 700 euro un clandestino algerino: un pluripregiudicato che era stato portato al Centro di Detenzione in Albania. A poco più di 24 ore arriva la notizia che il Ministero degli Interni dovrà risarcire con 18 mila euro un altro migrante, un pakistano: era stato respinto dall’Italia in Slovenia e poi in Bosnia. Questa ennesima sentenza ideologica arriva sempre dalla 18esima sezione civile del tribunale di Roma, da parte della giudice Damiana Colla.
Migrante pakistano: la decisione del Tribunale di Roma
La sentenza era motivata da «trattamenti inumani» e violazioni del diritto d’asilo. L’uomo di origine pakistana era arrivato in Italia nel 2018. In Slovenia aveva firmato i documenti per l’asilo ma poi era stato rispedito in Bosnia. Il Viminale aveva affermato «la legittimità della pratica della riammissione informale dei cittadini stranieri verso lo stato membro dal quale hanno fatto ingresso, quando essi siano individuati nell’immediata prossimità spaziale e temporale dell’attraversamento irregolare della frontiera; e quando ciò sia previsto da un accordo tra gli stati interessati».
Il Viminale aveva affermato la legittimità della pratica, ma…
Tuttavia, la sentenza ha chiarito che tali pratiche non possono ledere il diritto d’asilo; né impedire l’accesso immediato alla protezione internazionale. Il cittadino pakistano ha fatto rientro in Italia nel 2021. E qui ha ricevuto lo status di rifugiato. Ovvero «La più elevata forma di protezione internazionale», aveva detto Colla. Che aveva quindi ottenuto il risarcimento per il ritardo nell’accesso alla procedura d’asilo. La Diciottesima Sezione Civile del Tribunale di Roma, di cui fa parte la leader di magistratura democratica Silvia Albano, sta facendo discutere per queste decisioni. Non era ancora svanito lo sconcerto sul risarcimento del pluripregiudicato algerino con 23 condanne a suo carico che si trovava nel CPR albanese di Gjader per un vizio procedurale; ora un altro caso si aggiunge al “curriculum” delle decisioni che entrano a gamba tesa nel dibattito politico a poche settimane dal referendum per la riforma della giustizia.
Domanda delle domande: come è possibile chiedere un risarcimento per un clandestino con 23 condanne a suo carico, 13 alias e già definito una minaccia per l’ordine pubblico? Se la giustizia non riesce a coniugare buon senso e sicurezza abbiamo un problema. Insomma, oltre al danno, si aggiunge la beffa.