Grillini e dem a rimorchio
Musulmani della diaspora arruolano Pd e M5S: l’imam di Roma attacca le istituzioni e la sinistra tace. FdI risponde per le rime
Mentre il centrodestra si batte per il rispetto delle regole e della legalità, a sinistra si apre una prateria di ambiguità. Il quadro che emerge dagli ultimi incontri romani è inquietante: una rete musulmana sempre più strutturata, capace di muoversi come un vero e proprio “partito islamico” fuori dal Parlamento, con Pd e Movimento 5 Stelle che sembrano aver scelto il ruolo di volonterosi auditori (gregari?)…
Imam, Pd e grillini: il “partito islamico” mette radici e la sinistra corre a rimorchio
Il set di questa particolare saldatura, allora, è stato un hotel di via Marsala a Roma, dove la Comunità Islamica di Roma (Cir) ha riunito esponenti politici e leader religiosi. Tra i presenti, il deputato dem Paolo Ciani e la pentastellata Stefania Ascari, quest’ultima ormai volto noto del dialogo monodirezionale col mondo islamico. Tutto con una nota di regia in testa alla sceneggiatura politica: con il partito islamico in fermento e in piena attività, comunità sociale e fazioni politiche non possono farsi trovare impreparate (e inadempienti). Buttandosi alacremente sul progetto mirato a trovare “soluzioni ad hoc”, per far nascere nuove alleanze fuori dal parlamento.
Dunque, come anticipato in apertura e come riferisce Il Giornale in un servizio, «era il 14 Febbraio quando la comunità islamica di Roma (Cir) si è riunita presso l’hotel in via Marsala per “portare nel dibattito pubblico temi che ci riguardano da vicino”. Tra i partecipanti il deputato Paolo Ciani, vicecapogruppo Pd Idp alla Camera e segretario di Demos, e la pentastellata Stefania Ascari in videocollegamento». Fin qui, tutto abbastanza diplomaticamente aderente ai protocolli. Così, mentre Ciani, come scritto sulla locandina, prendeva di petto i temi riguardanti «la coesione sociale, la cittadinanza e il dialogo stabile tra le istituzioni e la comunità», anche proiettando il video di un suo intervento in aula in cui affrontava il tema dei luoghi di culto islamici.
L’attacco dell’imam di Centocelle (Roma) nel silenzio della sinistra Pd e grillina
Con la pentastellata Stefania Ascari in videocollegamento che ringraziava e si compiaceva, complimentandosi alla bisogna per «questi momenti in cui si tiene acceso questo argomento di libertà, proprio quando si sta cercando in ogni modo di censurare questa libertà», a sparigliare le carte sul tavolo (e non poco) ha provveduto l’intervento di Mohamed Ben Mohamed, imam della moschea di Centocelle, facente parte del centro culturale Al Huda (lo stesso, segnala Il Giornale, «in cui c’è anche Abu Omar, oggi indagato per il reato 270 del codice penale nella maxi inchiesta della Procura di Genova sulla cupola di Hamas in Italia»).
L’imam in questione, infatti, avrebbe fondamentalmente attaccato frontalmente le istituzioni, parlando di «campagne politiche» volte a bloccare i lavori di ristrutturazione della sua moschea. Un attacco che colpisce paradossalmente anche l’amministrazione Gualtieri (Pd), accusata di muoversi dietro presunti sopralluoghi «infondati». «Abbiamo un esempio concreto che abbiamo vissuto nella moschea che adesso stiamo ristrutturando – ha tuonato il predicatore islamico –. Anche se abbiamo percorso tutte le procedure normali, ci troviamo davanti a una campagna politica che influisce sulle procedure tecniche, amministrative e addirittura l’amministrazione si muove sotto questa campagna per bloccare il nostro lavoro facendo un rapporto di sopralluogo che non è fondato per niente».
FdI: «Gravissime le parole dell’imam della moschea di Centocelle»
Pertanto, alla domanda che pone il quotidiano milanese: «I politici presenti concordano le accuse che vengono rivolte? E a chi sono indirizzate? All’amministrazione di Roberto Gualtieri del Pd e ai loro colleghi che si muoverebbero secondo presunte campagne?», intanto risponde FdI che, sull’intera vicenda, e su quello che la sottende, afferma netto: «Apprendiamo dalle pagine de Il Giornale delle dichiarazioni attribuite all’Imam della moschea di Centocelle, Ben Mohammed Mohammed, che, se confermate, getterebbero una gravissima ombra sulla visione del rapporto che tali organizzazioni intendono avere con le istituzioni e con la politica della città e del Paese».
E ancora. «Dichiarazioni che farebbero emergere, inoltre, quali siano le reali volontà di integrazione con la nostra comunità. Tali affermazioni, pronunciate nel corso di convegni pubblici e per di più alla presenza di rappresentanti istituzionali rimasti purtroppo in silenzio, risultano particolarmente gravi. Il ruolo di chi ricopre incarichi istituzionali, indipendentemente dal colore politico e dal livello dell’assemblea elettiva, è anche quello di vigilare sul rispetto delle regole», dichiarano sul punto il consigliere capitolino di Fratelli d’Italia, Federico Rocca, e il consigliere municipale di FdI del Municipio V, Fabio Piattoni.
Ristrutturazione di un luogo di culto esistente o costruzione di una nuova moschea?
Non solo. «A fronte di un progetto pubblicizzato come unitario, con una capienza dichiarata di mille persone. E che sarebbe il secondo a Roma per dimensioni dopo quello progettato da Portoghesi, emergono infatti numerose incongruenze e contraddizioni nella documentazione edilizia. Contrariamente a quanto dichiarato dall’Imam – continuano allora Rocca e Piattoni – in Piazza delle Camelie non si starebbe procedendo alla semplice ristrutturazione di un luogo di culto esistente. Bensì al tentativo di realizzare una nuova moschea all’interno di un immobile che in precedenza ospitava un mobilificio, senza un permesso a costruire unitario».
La richiesta di trasparenza, la risposta di un’allergia al rispetto alle regole?
Concludendo infine: «Siamo ancora in attesa di atti. Chiarimenti. E soprattutto di un sopralluogo che faccia piena luce su quanto stia realmente accadendo all’interno della struttura. Se, di fronte a una legittima richiesta di trasparenza sulla titolarità edilizia e a tutela delle norme e dell’intera comunità, la reazione è quella di rilasciare simili affermazioni, emerge una preoccupante allergia al rispetto delle regole. Chi le pronuncia dovrebbe trarne autonomamente le dovute conclusioni», concludono Rocca e Piattoni.