Toga e martello
Migrante con precedenti risarcito e contento: la toga pro-Ranucci e “Il Fatto” sanziona il Viminale per il trasferimento in Albania
Toghe pro-migranti e sentenze discusse. Assurdo doverlo rilevare, ma l’evidenza di fatti e sentenze ormai lo dice chiaramente: in Italia sembra vigere un principio capovolto per cui, chi viola le frontiere riceve il premio. E chi cerca di difenderle finisce sul banco degli imputati. Non a caso, allora, l’ultimo paradossale riscontro arriva dal tribunale di Roma, dove con sentenza dello scorso 10 febbraio, un giudice ha decretato e disposto che il Viminale risarcisca con 700 euro un cittadino algerino di 50 anni. La sua colpa – e il presunto torto da sanzionare “subìto” dal migrante querelante? –: essere stato trasferito nel centro di permanenza in Albania in virtù degli accordi tra Roma e Tirana.
Algerino risarcito per sentenza della toga pro-migranti: la sentenza discussa
Ci mancava anche questa… Sì, perché a rendere la vicenda ancora più inaccettabile, è il profilo del beneficiario di cotanta solerzia giudiziaria che rimbalza agli “onori” della cronaca. Non parliamo, infatti, di un profugo in fuga dalla guerra. Ma di un soggetto con un curriculum criminale di tutto rispetto, che vanta a suo capo, decine di condanne per detenzione e spaccio di stupefacenti. Oltre a svariati furti. Del resto, era stato proprio il questore di Cuneo, valutandone la pericolosità sociale, a chiederne l’allontanamento. Ma per una certa magistratura – pro-migranti? – i precedenti penali evidentemente sbiadiscono di fronte al dogma scolpito a caratteri di fuoco dell’accoglienza indiscriminata…
Lo stesso magistrato delle sentenze che hanno “graziato” Ranucci e il “Fatto quotidiano”
Ma tant’è. D’altro canto, il nome del giudice in questione, non è un nome nuovo a verdetti che ribaltano convinzioni per lo più comuni in ossequio a convenzioni giuridiche “buoniste”. Stiamo parlando infatti di un magistrato, Corrado Bile, che non è nuovo alle cronache politiche e alle recriminazioni post-sentenza, almeno di una parte dell’opinione pubblica. Il togato in questione, infatti, come rileva e sottolinea oggi anche Il Giornale in edicola in un ampio ed esaustivo servizio, è lo stesso magistrato che ha già condannato la Presidenza del Consiglio per i respingimenti verso la Libia e che, in altri contesti, ha mostrato una certa benevolenza verso quella sinistra mediatica alla Sigfrido Ranucci o per testate come Il Fatto Quotidiano.
Toghe pro-migranti e sentenze: coincidenze oppure no?
Scrive, non per niente, il quotidiano milanese citato: «Il giudice che ha emesso questa sentenza è Corrado Bile, lo stesso che nel giugno del 2024 aveva emesso la sentenza «pro migranti» condannando la Presidenza del Consiglio, i ministeri della Difesa e dei Trasporti, il capitano della nave Asso 29 e la società armatrice Augusta Offshore a risarcire cinque dei 150 migranti consegnati alle autorità libiche nel luglio 2018». Sottolineando nelle more: «Ma è anche lo stesso che ha salvato il conduttore di Report Sigfrido Ranucci dalla multa di 150mila euro che il Garante della Privacy gli aveva inflitto per la divulgazione dell’audio tra l’allora ministro Gennaro Sangiuliano e la moglie Federica Corsini nel «caso Boccia». E chiosando in calce sul tema: lo stesso «che ha risparmiato 350mila euro a Il Fatto Quotidiano nella querela da parte di Eni»…
Di sicuro c’è l’amaro per verdetti toga e martello..
Ora, sarà tutto frutto di una certa casualità e di una non voluta concomitanza di sequenze (e sentenze). Eppure, non possiamo fare a meno di rilevare una sorta di Coincidenze – probabili quanto appariscenti – che lasciano in bocca il sapore amaro di una giustizia che alla toga aggiunge il mantello della politica nel tentativo di scardinare per via giudiziaria ciò che il governo Meloni cerca di costruire e ratificare sulle basi di un consenso popolare che dovrebbe fare sentenza (e giurisprudenza)…
La reazione del centrodestra da Molteni a Gasparri
Tanto è vero che, sono stati diversi gli esponenti del centrodestra che, a seguito del verdetto, hanno impugnato sentenza e argomentazioni di fondo. Come Nicola Molteni (sottosegretario della Lega al ministero dell’Interno), per esempio, che da fronte del Carroccio ha denunciato a chiare lettere il tentativo di impedire allo Stato di difendere i propri confini tramite «medici progressisti» e «decisioni schierate». Asserendo nello specifico: «Si cerca di impedire in tutti i modi a un governo legittimamente eletto di difendere i propri confini. Un giorno tramite l’azione reiterata di medici progressisti e obiettori di coscienza al rimpatrio. Un altro tramite azioni contrarie dell’Europa. Poi, con i risarcimenti per gli sgomberi come nel caso del Leoncavallo, e ancora con decisioni di giudizi schierati politicamente».
Toghe pro-migranti, il dubbio dei politici di una resa ai clandestini
Concludendo quindi sul punto: «Nonostante tutti questi ostacoli e impedimenti stiamo però facendo un grande lavoro. Ed è il motivo per cui dobbiamo proseguire con il disegno di legge immigrazione: per superare questo approcci ideologici variegati e diffusi, che mirano a ostacolare una stretta quanto mai necessaria in cui immigrazione e sicurezza sono due facce della stessa medaglia». E, non a caso, sulla stessa linea si colloca il presidente dei senatori di Forza Italia Maurizio Gasparri, che a sua volta ha parlato schiettamente – come nel suo stile comunicativo – di «resa ai clandestini» da parte di toghe politicizzate. Anzi, di più: «Il problema non è quello della cifra, ma è grave che si assista a una ennesima sortita della magistratura di stampo ideologico», quella per cui, denuncia il senatore azzurro, «il clandestino ha sempre ragione».
Toghe pro-migranti e algerino risarcito: un caso che continuerà a far discutere…
E per cui, prosegue Gasparri, «le nuove norme italiane, proposte dal governo al parlamento, la nuova politica europea di maggiore fermezza, ci portano a censurare questa decisione della magistratura, che dovrebbe sostenere le politiche di sicurezza dei confini, non boicottarle». A questo punto la domanda, tra ricorsi, sentenze pro-migranti e condanne politiche, sorge spontanea: fino a che punto si spingerà la sfida sulla gestione dei flussi? E l’arbitrio ideologico di chi vorrebbe le frontiere spalancate e le casse dello Stato trasformate in una sovvenzione risarcitoria per irregolari pericolosi? All’opinione pubblica, e agli elettori chiamati alle urne dal Referendum, l’ardua sentenza…