Ritratto del parlamentare Avs
Marco Grimaldi e l’idea che la violenza sia sempre esterna alla sinistra: analisi di un fenomeno
Il parlamentare di Avs era a Torino e ha criticato Askatasuna con tanti, troppi distinguo: il peso di un mainstream generale
Marco Grimaldi, il parlamentare di Avs che era presente alla manifestazione di Askatasuna sabato scorso a Torino, ha condannato la violenza. Anche con disgusto. Ma con tanti ma. Tanti di quei ma e se che alla fine se uno legge le sue dichiarazioni non può che pensare una sola cosa: la colpa è del governo Meloni. Come sempre.
Il rosso e il nero
Non si può dire che il deputato di Fratoianni c’entri qualcosa ovviamente con quanto successo a Torino. Ma la forte tentazione di Avs di guardare ai centri sociali come possibile serbatoio elettorale è forte. E così si trova sempre un modo per analizzare e quasi giustificare quella violenza: “Quelle immagini non ci sarebbero mai state senza lo sgombero di Askatasuna”, ha detto a Repubblica Grimaldi.
Oppure, la frase chiave secondo la quale dopo Torino il governo Meloni “sarà legittimato a usare il modello Minneapolis”. Perché il dato di fondo è quello: siamo in mano a reazionari pericolosi che vogliono limitare la libertà di massa, comprimere le garanzie liberali, reprimere. Insomma, come d’abitudine, “i fascisti sono al potere”. Usando sempre un metro di giudizio diverso. Quando nell’ottobre del 2021 ci fu l’assalto alla Cgil, per Grimaldi e i suoi compagni la colpa era sempre del “pericoloso fascismo”, non già di singoli o di persone che non rappresentavano una comunità di milioni di elettori di destra o centrodestra.
Ma, se, però…
Eppure, il tema sarebbe assai semplice. Basterebbe dire: “Noi appoggeremo sempre le proteste civili e le manifestazioni di critica, qualunque esse siano, purché non vi sia nessuna violenza“. Il problema è che per Grimaldi e per un’ala che guarda ai centri sociali sperando di ottenerne un consenso, è difficile dirlo. E cosi ecco i distinguo: “Ma, se, però”. Con l’idea inconscia che dinanzi al potere “fascista e autoritario” la rivoluzione debba essere sempre legittimata. E del resto, tutte le rivoluzioni hanno portato con loro la violenza. Forse sta li il chiavistello psicologico che non consente a Grimaldi, a non solo a lui, di poter dire semplicemente una parola: “Ci dissociamo per sempre da queste manifestazioni e non vi parteciperemo più“.
Sono tutti fascisti
Meloni, Trump, Netanyahu, Putin ? Per questa parte di sinistra che non è irrilevante, si tratta sempre di fascisti. Il che significa legittimare in maniera subliminale l’idea che al potere, in Italia, nel mondo, ci siano nuove camicie nere. Mentre bisognerebbe elevare il conflitto politico e anche sociale su basi culturali. Che c’entra protestare contro il potere spaccando la testa a martellate di un poliziotto? Grimaldi se ne dissocia, è vero. Però trova sempre un ma. Come se Askatasuna fosse una benemerita di francescani o gandhiani provocata dallo sgombero deciso dalle autorità prefettizie.
Le buone ragioni trasformate in violenza
In un Paese democratico, e noi lo siamo, tutti sono passibili di critica: il presidente della Repubblica, il premier, chiunque. Non offenderli, ma criticarli è legittimo ed è ciò che separa realmente le democrazie dalle dittature. Ma la critica vera, quella forte e penetrante, rifiuta la violenza. Grimaldi cita il cosiddetto “modello Ice”, che negli Usa esiste dal 2003. Che è un fatto americano, sopravvissuto e anzi rafforzato durante la presidenza “illuminata” di Obama e Biden. Però siccome c’è Meloni al governo, improvvisamente quel modello è divenuto italiano. Parla dei no-Tav, al cui interno c’è anche tanta gente non violenta che porta avanti una legittima idea di tutela ambientale dimenticando, però, che nel contempo c’è gente che mette ordigni e usa la violenza senza ritegno.
Il mainstream generale
Da quanto Giorgia Meloni è al governo, con un partito che porta nel simbolo la fiamma del Msi, è tornato il fascismo. Che per la sinistra in realtà era già tornato durante i governi Berlusconi. Insomma, se la destra governa il Paese le libertà sono a rischio o evaporate, poi se vince il centrosinistra (che in realtà quando va al potere nemmeno vince) la democrazia ritorna. Come se fossimo un fragile Paese di altri continenti, sempre in preda a colpi di Stato. E anche il fascismo, lungi dall’essere un periodo storicizzato, assume rilevanza con pubblicazioni, libri, serie televisive. In questo senso Marco Grimaldi sintetizza un mainstream insopportabile. Quel ragazzo preso a martellate non era uno squadrista ma un poliziotto. Non certo entusiasta di dover vedere a rischio la sua stessa vita per una manifestazione che avrebbe dovuto svolgersi secondo altri canoni. E se cade un albero a Gaza la colpa è di Meloni. Del resto, se Odifreddi(!) arriva addirittura a citare Nelson Mandela vuol dire che non ci siamo proprio.
Serve un salto di qualità: non andarci più
Il salto di qualità che si chiede ad Avs, un partito del 6-7% non una meteora, e alla sinistra in generale è quello di assumere una decisione: non andare più alle manifestazioni dei centri sociali. E’ quello che si può fare con semplicità. Spostare il conflitto nel Parlamento, nelle assemblee, con il tono della critica aspra ma civile. La democrazia italiana non è a rischio. La vita di giovani poliziotti, si.
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