A un mese dal referendum
Mantovano: Parliamo del merito della riforma, per non ritrovarci poi di fronte a macerie tra Istituzioni
Il Sottosegretario alla Presidenza annuncia: "se vince il sì inviteremo tutti i soggetti del pianeta giustizia attorno un tavolo, per scrivere insieme le norme di attuazione"
‘”Mancano 30 giorni al giorno: parliamo del merito della riforma, non solo per non trovarci il 24 di marzo a fare l’inventario delle macerie, ma anche perché potremmo, visto il tempo perso finora, utilizzare invece questi 30 giorni per parlare, forse ne varrebbe la pena, visto quello che si ascolta, del merito della riforma. Parliamone, diciamo in contraddittorio”. Alfredo Mantovano, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ha le idee chiare in vista del referendum sulla giustizia. E al direttore di Libero quotidiano, Mario Sechi in occasione dell’evento ‘La sicurezza oggi’, ha spiegato che se “le cose proseguiranno come sono iniziate, c’è il rischio” di trovarci “di fronte a macerie: macerie tra istituzioni, macerie dentro le istituzioni. Se continua così io sono seriamente preoccupato. Spero che anche a seguito del richiamo del Capo dello Stato, ciascuno si passi la mano sulla coscienza”.
Sottoscrivo l’appello di Mattarella e l’invito del Papa a disarmare le parole
Mantovano poi ha rilanciato: “Faccio una modesta proposta, di affiancare all’invito del Capo dello Stato, che è da sottoscrivere anche nelle virgole, l’invito che a voi giornalisti ha rivolto dopo poche ore la sua elezione al soglio pontificio, l’attuale Pontefice: disarmiamo le parole, disarmiamo, cito testualmente, la comunicazione da ogni pregiudizio, rancore, fanatismo e odio“.
Se vince il sì scriviamo insieme i decreti attuativi
Il sottosegretario alla Presidenza ha poi sottolineato: “Esaurito il voto, se vincerà il sì il sole sorgerà ancora a est, tramonterà a ovest e faremo una cosa sconvolgente: inviteremo tutti i soggetti del pianeta giustizia attorno a un tavolo, per scrivere insieme le norme di attuazione della riforma, come stiamo facendo già adesso per la riforma della Corte dei Conti. Anche lì sembrava in piccolo che ci fosse l’apocalisse e qualche giorno dopo è iniziata un’interlocuzione con i vertici della Corte dei Conti ed è un’interlocuzione in corso, questa mattina vi è stata la quarta, quinta riunione proprio a Palazzo Chigi”.
Grati a Gratteri ma ipotizza di perseguire chi vuol votare sì?
Mantovano è entrato nel merito del dibattito attuale: “Credo che tutti gli italiani debbano gratitudine al procuratore della Repubblica di Napoli, il dottor Gratteri, per i rischi che ha corso durante la sua vita. Io personalmente ho condiviso con lui, con competenze e con funzioni diverse, questa sensibilità nel contrasto al narcotraffico e di recente ci siamo rivisti anche, ciascuno sempre nel proprio ambito, per coordinare gli interventi nella cosiddetta Terra dei Fuochi. Si è molto parlato delle sue dichiarazioni al ‘Corriere della Calabria’ ma ce n’è un’altra. Era un commento alle precedenti dichiarazioni e quindi al fatto che sui social si fossero scatenati tutta una serie di commenti, pro e contro. Virgolette: ‘basta che lei vada sui social e vede le persone che scrivono sotto chi sono, se sono persone per bene, ci sono persone per bene, ci sono pregiudicati, ci sono parenti di pregiudicati, c’è di tutto, ci sono persone perbene e persone non perbene. Andiamo a vedere sotto e vediamo i numeri. Ma questo è niente. Poi non è finita. Poi vediamo più avanti se serve, se serve altro’. Se serve altro cosa? Cioè per caso stiamo parlando di indagini verso chi sui social si esprime a favore del sì? Perché un criminale va perseguito per i crimini che ha commesso, non per come voterà al momento del referendum”.
“Siamo arrivati al punto, ma è un interrogativo, che un procuratore della Repubblica ipotizzi un’indagine a carico di chi dichiara sui social dove metterà la croce sulla scheda referendaria?” ha detto Mantovano.
Atteggiamento di marginalizzazione verso magistrati a favore del sì
“Sono tanti i magistrati che si sono espressi per il sì in modo motivato, con toni certamente meno dirompenti di chi sostiene il no e nei confronti di costoro c’è un atteggiamento di marginalizzazione, di denigrazione in certi casi”, ha continuato Mantovano. “Questo Ufficio giudiziario, i collegi giudicanti in cui si troveranno a decidere di processi importanti, chi si è espresso per il sì e chi si è espresso per il no, magari in modo anche molto deciso, molto militante, andrà tutto bene? Gli uffici di Procura al cui interno ci sono queste divisioni…”.