CERCA SUL SECOLO D'ITALIA

Andrea Ballarati a una manifestazione per la remigrazione. Foto dal profilo Instagram di Ballarati

Il caso

L’organizzatore del Summit sulla remigrazione rinviato a giudizio per istigazione all’odio: «Mi processano per le mie idee»

Andrea Ballarati, 24 anni, racconta la vicenda che lo vede protagonista e denuncia il tentativo di silenziarlo. Il rinvio a giudizio arriva a poco più di due settimane dall'occupazione della Sala stampa della Camera da parte di Pd, Avs e M5s per impedire la presentazione della proposta di legge di iniziativa popolare sulla remigrazione

Politica - di Sveva Ferri - 17 Febbraio 2026 alle 13:54

L’organizzatore del Remigration Summit di Gallarate del 2025, Andrea Ballarati, è stato rinviato a giudizio dal tribunale di Como con l’accusa di istigazione all’odio e alla discriminazione. A darne notizia è stato lui stesso, attraverso dei video in italiano e inglese pubblicati sui propri social. «Sono stato il primo a parlare di remigrazione in Italia. Oggi mi processano per le mie idee», dice il 24enne, ricostruendo le tappe salienti della vicenda politica e giudiziaria che lo riguarda: la scoperta del tema della remigrazione nel 2023, in Austria; la decisione di portarlo in Italia; l’avviso di garanzia che gli è giunto in quello stesso anno; il dibattito che si è sviluppato intorno alla questione, poi diventata anche oggetto di una proposta di legge di iniziativa popolare; la lunga incertezza sul piano giudiziario e infine il rinvio a giudizio.

Dal summit sulla remigrazione al rinvio a giudizio

Nei video Ballarati ricostruisce come l’apertura dell’inchiesta avvenne per «una serie di frasi, di commenti che feci con un account Instagram personale che adesso non ho più» e aggiunge che «basano tutto questo processo su queste frasi prese, estrapolate senza un minimo di contesto e architettate per costruire un caso contro il sottoscritto». A essere finite sotto accusa, riferisce, sono frasi come «le bande di migranti mai integrate che ora governano le nostre città sono la prova del fallimento del progetto multiculturale», «invitiamo i veri italiani a ribellarsi», «è il momento di scegliere da che parte stare», «Francia, Svezia, Germania, Paesi Bassi, Belgio e molti altri Paesi sono ormai sul punto di essere composti in gran parte da migranti, è giunto il momento di reagire e combattere, non c’è più tempo, una parola sola: agire!».

Ballarati: «Le corti sono diventate uno strumento per silenziare chi la pensa diversamente»

Ballarati, nel post che accompagna i video, chiede sostegno «per raccogliere le risorse necessarie a combattere per la libertà di espressione, di pensiero, di fare politica», perché – spiega – il caso va oltre il personale. «Per la magistratura politica in Italia denunciare la propria sostituzione è un comportamento inaccettabile». «Come nel resto d’Europa le corti sono divenute uno strumento per silenziare l’opposizione attraverso la guerriglia legale e il logoramento economico», scrive, chiarendo che andrà avanti, così come ha fatto di fronte ai tentativi di censura, alle accuse politiche, alle intimidazioni e anche a un’aggressione subita da parte di «un branco di antifà armati e mascherati».

L’occupazione della Sala stampa della Camera da parte di Pd, Avs e M5S

Per capire il clima che esiste intorno al tema basta tornare a quello che è successo poco più di due settimane fa alla Camera, quando Pd, Avs e M5S sono arrivati ad occupare la sala stampa di Montecitorio per impedire la presentazione della proposta di legge di iniziativa popolare sulla remigrazione intonando Bella Ciao e rivendicando che «questa è la casa della democrazia». E, quindi, con la coerenza che sempre li contraddistingue, hanno ritenuto di dover togliere la parola a chi la pensa diversamente, fedeli alla visione per cui le uniche idee e le uniche proposte che hanno diritto d’asilo sono quelle che vanno bene a sinistra. Nel frattempo la proposta di legge di iniziativa popolare sulla remigrazione ha raggiunto 100mila sottoscrizioni. Il suo contenuto può convincere o meno, ma il tema di fondo di questa vicenda è un altro: i promotori della proposta, gli italiani che l’hanno sottoscritta, Ballarati e chiunque altro sposi una causa sgradita alla sinistra possono esprimere le loro idee nell’ambito di un perimetro di promozione del dibattito politico e di strumenti previsti dalla Costituzione o devono essere messi a tacere?

(foto dal profilo Instagram di Andrea Ballarati e Giovani identitari)

Non ci sono commenti, inizia una discussione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

di Sveva Ferri - 17 Febbraio 2026