Contropiede
L’esodo, le foibe e il Tempo che verrà. Si apra un nuovo orizzonte libero da lacerazioni
Ora che le celebrazioni del Giorno del Ricordo si avviano alla fine, è necessaria qualche riflessione conclusiva. Prima di ventidue anni fa, prima della “legge Menia”, chi tra noi avrebbe potuto immaginare le immagini di questi giorni ? Chi avrebbe creduto che il dramma degli italiani giuliano- dalmati cacciati dalle loro terre e – una verità scomoda che pochi amano dire – poi presi a sassate da altri italiani, una volta rientrati in Patria, sarebbe diventato ricorrenza nazionale ? E la tragedia delle foibe la quale per tre quarti della sua esistenza la Repubblica aveva voluto dimenticare insieme a quei pochi “figliastri” vivi e ai tanti morti, alle loro immani sofferenze ?
I pochi ricordarono quello che i più vollero scordare
In questi giorni abbiamo assistito a tanti eventi: la televisione pubblica e commerciale, le fiction, le mostre, il teatro, i talk, le celebrazioni locali presso le singole foibe, la solennità istituzionale della Camera dei deputati, con la partecipazione delle insegne e delle più alte cariche dello Stato, spingono fuori queste righe. E tante altre; di molti altri che dopo un lungo silenzio scrivono. Un mosaico che ci restituisce da un ventennio il rispetto che non ci fu; grazie a quanti ostinati ricordarono quando i più vollero scordare, a coloro che controcorrente vollero essere vindici di un torto subìto, restauratori di un libro strappato; ridandone i fogli alla community civile e politica; alle giovani generazioni, agli studenti e ai professori che sono e che saranno.
Il Giorno del Ricordo ci faccia ripensare come comunità nazionale
Suturando una ferita in sé. E quella peggiore del silenzio doloso. Del nascondere, celare, mentire. Come una vergogna. Sono passati molti anni di oblio, molti di più di quelli reali. Le icone televisive e fotografiche ora riesumano bianchi e neri, riprese, inquadrature di un altro mondo, aprendo a un altro voltarsi indietro, di guardarsi e di pensarsi come comunità nazionale. C’è un Capo dello Stato che, senza remore ed esitazioni, mette il proprio sigillo alla verità riconquistata, il No a quel negazionismo che ancora oggi qualcuno alimenta. E una Presidente del Consiglio che ha ricevuto e ora tramanda la missione del Ricordo; che ormai è compiuta. Dalle indicibili fosse è risorto il sacrificio immane, con i suoi orrori. Ma anche una speranza. Le “giornate” dedicate sono storia, ma pure metastoria, se lo vogliamo: danno un orizzonte a occhi giovani, puliti, distaccati, che dopo le memorie ritrovate, dovranno vedere più avanti le Foibe e l’Esodo pacificati dal Tempo. Finalmente raccontati senza lacerazioni: liberati da rancori e furori.
L’ora futura: ricostruire ma anche ricucire gli strappi della Storia
Da contrapposizioni, da para-ideologie non del tutto sopite. Da un lato e dall’altro. Il Tempo ci darà, negli anni a venire, altri angoli, visuali, prospettive, rispetto agli uomini. I suoi sguardi non aizzano, non istigano, non incitano. “Lui” unisce, fa coesione. Rievoca, ma passo dopo passo ricompone: figure, vite, sepolcri. Riesuma i segni cancellati, ma riallinea le croci alle altre croci: aggiustando, ricucendo, riattaccando. Mette insieme le tarsie della memoria; comune, di tutti; ricostruisce, ma man mano riunisce le “storie” della Storia. Oggi non è ancora l’ora del tempo che verrà; ma si affaccia. Cogliamola. So che “di qua”, di questa capacità di andare più oltre, siamo capaci.