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“Difesa della Ispanità” di Ramiro de Maeztu; la Valle de los Caidos

Oltre gli stereotipi woke

Leggere “Difesa della Ispanità” per capire che lo scopo dell’identità «non è dominare, ma servire»

Arriva in libreria la traduzione integrale del libro di Ramiro de Maeztu. Un'opera di grande attualità e interesse in un periodo in cui si cerca di criminalizzare l’intera Europa per un suo presunto «razzismo sistemico»

Libri - di Vincenzo Fratta - 1 Febbraio 2026 alle 07:00

Ramiro de Maeztu è stato una delle figure più influenti del panorama culturale e politico spagnolo fra il primo Novecento e la Guerra Civile. La traduzione integrale della sua opera principale Difesa della Ispanità arriva ora in libreria per i tipi della casa editrice Solfanelli. Si tratta di un’iniziativa importante e coraggiosa in quanto l’autore è praticamente sconosciuto in Italia. La sua uccisione nel 1936 per mano dei miliziani socialisti e le sue posizioni anticonformiste lo rendono indigesto alla cultura di sinistra che ha ancora in mano il pallino in campo editoriale e culturale.

Quando in Italia si parla delle vittime civili della Guerra di Spagna si ricordano soltanto quelle appartenute allo schieramento perdente, ignorando le migliaia personalità laiche e religiose uccise dai Repubblicani. Si cita, ad ogni occasione, il poeta, drammaturgo e regista teatrale Federico García Lorca, ucciso a Granada dai miliziani nazionalisti, ma si dimentica Pedro Muñoz Seca, il popolare drammaturgo autore della astracanada fucilato a Paracuellos de Jarama dalle milizie del Fronte popolare.

Allo stesso modo si ignora l’assassinio del giornalista e saggista Ramiro de Maeztu. Nei primi mesi del conflitto l’autore della Defensa de la Hispanidad fu arrestato a Madrid e internato nel carcere di Ventas. Nella notte tra il 28 e il 29 ottobre 1936 fu prelevato insieme ad altri detenuti da miliziani repubblicani e condotto alle fosse di Aravaca, dove venne fucilato senza processo.

Chi era Ramiro de Maeztu

Ramiro de Maeztu y Whitney, nato nel paese basco di Vitoria il 4 maggio 1874, da padre spagnolo e madre inglese, crebbe in un ambiente intellettualmente stimolante che contribuì al suo sguardo cosmopolita, pur profondamente radicato nella storia e nella tradizione spagnola. Autodidatta e giornalista precoce, divenne ben presto una delle voci più note della cosiddetta Generación del ’98, partecipando alle riflessioni sulla crisi morale e politica della Spagna dopo la perdita delle ultime colonie nel 1898.

Nella sua giovinezza era vicino a posizioni progressiste. Nel 1905 si trasferì in Inghilterra dove rimase fino al 1916, collaborando al settimanale di orientamento socialista fabiano The New Age che rappresentava uno dei centri nevralgici del dibattito politico, estetico e filosofico nella Londra edoardiana.

Nella rivista scrivevano, tra le altre, personalità come Ezra Pound e Gilbert Keith Chesterton. I tre autori appartenevano a differenti correnti di pensiero e avevano temperamenti diversi ma erano accumunati dalla condivisione di alcune grandi domande sulla modernità, come il rapporto tra tradizione e innovazione, la critica ai meccanismi disumanizzanti del capitalismo finanziario e l’esigenza di una cultura come strumento di rinnovamento sociale.

Nel corso degli anni passarti a Londra, Ramiro de Maeztu affinò il suo pensiero politico maturando un’evoluzione ideologica che lo condusse verso posizioni conservatrici, cattoliche e tradizionaliste. Nel 1926 pubblicò Don Quijote, Don Juan y la Celestina, uno studio fondamentale per analizzare l’opera di Cervantes. Nel 1928 fu nominato ambasciatore in Argentina dove rimase due anni. Tornato in Spagna scrisse una serie di articoli sulla rivista Acción Española che nel 1934 furono riuniti e trasformati nel volume Difesa della Ispanità.

Nel 1933 fu eletto deputato alla Cortes per «Renovacion Española» di José Calvo Sotelo e nel 1935 entrò a far parte della Real Academia Española. La sua morte violenta conclude in modo drammatico la parabola di un pensatore che fu insieme interprete, critico e protagonista della storia del suo tempo.

Le quattro tematiche della “Difesa della Ispanità”

Defensa de la Hispanidad rappresenta il manifesto ideologico maturo di Ramiro de Maeztu. Più che un saggio sistematico è una raccolta di riflessioni, brevi saggi e interventi giornalistici che tuttavia si organizzano intorno a un nucleo teorico coerente: la ridefinizione dell’identità ispanica come comunità spirituale e storica contrapposta ai modelli culturali emergenti dell’Occidente moderno.

Nel libro, Ramiro de Maeztu sviluppa quattro tematiche fondamentali: la centralità del cristianesimo, la critica della modernità, la missione storica della Spagna, il rapporto della madrepatria con l’America di lingua spagnola.

Centralità del cattolicesimo. Per Maeztu la civiltà ispano-cattolica rappresenta una forma particolare di universalismo spirituale, contrapposta sia al razionalismo illuminista sia al liberalismo individualista. «La Spagna — scrive de Maeztu — non ha altra grandezza se non quella della sua missione universale: mantenere viva nel mondo la tradizione cattolica. (…) Lo spirito ispanico non cerca l’utilità, ma la dignità dell’uomo».

Critica della modernità. Egli vede nei modelli culturali anglosassoni e nella modernità secolarizzata una minaccia alla coesione morale delle società ispaniche. «La crisi del nostro tempo nasce dall’oblio di Dio e dall’esaltazione sfrenata dell’individuo. (…) Il liberalismo ha sostituito la verità con l’opinione e l’autorità con il capriccio».

Unità storica e missione. La Hispanidad è concepita una «comunità di destino», legata da una medesima tradizione linguistica, religiosa e valoriale: «L’identità ispanica è, prima di tutto, un’unità spirituale. Non nasce dalla razza né dal sangue, ma dalla fede e dalla storia comune».

Ruolo della Spagna. Alla madrepatria compete un ruolo guida, non di dominio politico, ma nel suo spirito riferimento etico e spirituale: «La nostra missione non è dominare, ma servire. La grandezza della Spagna non sta nel suo impero, ma nel suo spirito. (…) L’opera della Spagna in America non è stata di conquista, ma di fondazione. (…) I popoli ispanici formano una comunità di destino, unita dalla fede, dalla lingua e dalla cultura».

L’attualità di Ramiro de Maeztu

In un periodo in cui si cerca di criminalizzare l’intera Europa per un suo presunto «razzismo sistemico» le argomentazioni contenute ne la Difesa della Ispanità sulla differenza dell’approccio spagnolo e portoghese rispetto a quello anglosassone verso le popolazioni dei rispettivi ex imperi coloniali appaiono di grande attualità e interesse. Così come merita di essere ricordato il «martirio» di Ramiro de Maeztu, in un periodo storico in cui la Spagna, prima con presidenza di Rodríguez Zapatero (2004-2011) e negli ultimi anni con l’accelerazione dei progetti di «memora storica» a senso unico impressa da Pedro Sánchez, cerca di riaprire le ferire della Guerra Civile che meritoriamente erano state chiuse negli anni Settanta e Ottanta durante il periodo di transizione dal franchismo alla democrazia.

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