Chi ha paura della stabilità?
Legge elettorale, il disco rotto della sinistra nervosa: è una truffa. A destra nessun tabù sulle preferenze
La sinistra non molla la trincea e prosegue nella crociata all’arma bianca contro la proposta di legge elettorale depositata dal centrodestra. Che guarda soprattutto alla stabilità, con un premio di maggioranza al 40%. Ma le opposizioni vanno avanti a testa bassa: la riforma va impallinata subito. Prima i big, Schlein, Conte, Bonelli, Fratoianni ma anche Renzi, che fanno a gara a chi la spara più grossa. Poi le seconde file, in un tam tam di accuse “copia e incolla” che vanno dalla tesi della fretta sospetta, perché Meloni avrebbe una fifa blu di perdere, al pericolo di una deriva autoritaria. A leggere le levate di scudi grondanti appelli alla tenuta democratica viene il sospetto che le opposizioni puntino all’ingovernabilità. E tifino per un sostanziale pareggio per aprire la strada a governi tecnici e maggioranze scelte a tavolino nelle segrete stanze.
Legge elettorale, la sinistra come un disco rotto: super truffa
Il leader 5Stelle parla di super-truffa. “Un superpremio di maggioranza che regala oltre 100 parlamentari alla coalizione che prende il 40% dei voti. Per evitare di perdere le elezioni le stanno provando tutte, anche questa legge ‘super-truffa”. Schlein che, prima ancora di legge i tre articoli della proposta di legge, si è precipitata a definirla “inaccettabilie, passa il testimone ai suoi. “Stiamo parlando – dice Dario Nardella, eurodeputato dem – di una legge elettorale che davvero rischia di essere incostituzionale. Una legge truffa con un paradosso gigantesco: la presidente Meloni, che si fa chiamare “figlia del popolo”, firma una legge elettorale dove il popolo non conta niente“.
L’alibi dell’assenza di referendum. Le opposizioni tifano per i governi tecnici
Per quelle poche “sentinelle democratiche” che entrano nel merito lo scandalo sarebbe l’assenza di preferenze. Che non è affatto un argomento tabù nel centrodestra, ma anzi oggetto di dibattito. A dare l’ultima parola sarà il Parlamento, ‘dettaglio’ trascurabile per il centrosinistra. Anche Maria Elena Boschi entra nell’agone. “Forse Meloni teme di perdere il referendum e preferisce che si parli d’altro”. L’accusa, va da sé, è la stessa rivolta da un furbetto Renzi. “Ricorda l’Italicum ma senza preferenze, che erano il cavallo di battaglia di Giorgia Meloni, un’altra giravolta. E ancora una volta nessun confronto, riforme blindate e fiducie. È lo stile della casa”. Un slogan a effetto visto che il centrodestra fin da subito ha aperto a un confronto con le opposizioni. Con grande pazienza dalle file della maggioranza si spiegano i contenuti e le finalità della proposta di legge.
Malan: la priorità è avere una maggioranza solida
“È simile a quella attuale, è vero, ma con la certezza di generare una maggioranza. Vale a dire di creare stabilità. Che è un valore riconosciuto anche dagli investitori e dai partner internazionali. Avere governi che durano significa più peso in politica estera e maggiore attrattività economica”. Così Lucio Malan, capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato che non esclude la possibilità di introdurre le preferenze tramite un emendamento in Commissione. “Il Parlamento è il luogo del confronto. Noi siamo disponibili a valutare suggerimenti e miglioramenti”.
Rampelli: sì alle preferenze, i cittadini devono scegliere
Fabio Rampelli, favorevole alle preferenze, sintetizza: “La nostra posizione è chiara. I parlamentari devono essere scelti dai cittadini. Mi auguro che l’Aula, esprimendosi liberamente, introduca le preferenze per ridare agli elettori il potere di scegliere non solo il simbolo o il premier, ma anche il proprio rappresentante. Chi vuole la democrazia voterà per le preferenze. Chi preferisce le liste decise nelle segreterie di partito dovrà poi avere il buonsenso di tacere. Non vogliamo più sentir dire che le assemblee parlamentari sono nominate in modo antidemocratico”. Giovanni Donzelli lo ha annunciato a caldo. “Abbiamo detto che siamo pronti a miglioramenti e siamo da sempre favorevoli alle preferenze. Abbiamo presentato emendamenti per le preferenze anche alle altre leggi elettorali e lo presenteremo anche questa volta”.
Rampelli: i parlamentari devono essere scelti dai cittadini
Un invito ad abbandonare le trincee ideologiche viene dall’azzurro Stefano Benigni. “Ho letto diverse critiche del tutto infondate. Non c’è assolutamente nulla di eccessivo nella nostra proposta. chi vince superando il 40 per cento avrà un premio del 10 per cento fino a un tetto massimo di 230 seggi alla Camera e 114 al Senato”. Altro che deriva autoritaria. “È un sistema equilibrato, che tutela le opposizioni ma evita governi tecnici. È sostenibile e rispetta i rilievi della Corte costituzionale. Se la sinistra non la vota c’è da chiedersi il perché… Eh, nostalgia canaglia”