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Le ragioni dei cattolici per il Sì

Verso il referendum

Le ragioni dei cattolici per il Sì: dignità della persona e stop alle sentenze ideologizzate

Nel mondo cattolico si sono costituiti diversi comitati a favore della riforma della Giustizia, che viene letta con la lente specifica dei valori di riferimento

Politica - di Francesco Filipazzi - 15 Febbraio 2026 alle 07:00

Dopo la presa di posizione del presidente della Cei cardinale Matteo Zuppi, riguardo il referendum, apparsa a molti come una indicazione per il No, una parte del mondo cattolico ha mugugnato non poco. Non essendo infatti un tema morale, nessuno si aspettava una presa di posizione dal capo dei vescovi italiani ed è forse per riequilibrare che il cardinale Camillo Ruini ha poi rilasciato un’intervista favorevole al Sì. Una sorta di sostegno indiretto al comitato dei “Cattolici per un giusto sì”, che dopo quell’ intervista ha effettivamente preso vigore.

Le ragioni dei cattolici per il Sì al referendum

Il comitato vede nell’Udc e nei suoi storici esponenti, come Lorenzo Cesa e Rocco Buttiglione, il nucleo fondante accanto a persone come Paola Binetti e Maurizio Sacconi. Del comitato fanno parte anche personalità non legate alla politica, come Marco Invernizzi di Alleanza Cattolica e vicepresidente dei giuristi cattolici Vincenzo Bassi.

Accanto a motivazioni comuni, come la necessità dell’indipendenza della magistratura dalle correnti, sono proposti concetti tipicamente legati ad un’idea cattolica. «Non si tratta, insomma, solo di vincere il referendum – spiega il sito dell’Udc – ma di promuovere una giustizia in cui sia centrale la dignità della persona, quella dell’imputato e quella del magistrato, una giustizia capace di ridurre abusi di potere, di limitare carriere autoreferenziali, di restare nei tempi necessari per tutelare adeguatamente l’imputato».

Una giustizia «al servizio della persona»

Anche Lorenzo Cesa, assolto dopo aver subito una gogna giudiziaria e mediatica per mano del pm Gratteri, promuove il Sì perché «la Riforma non è contro qualcuno ma per qualcosa, si tratta di ristabilire equilibrio fra i poteri e trasparenza alle istituzioni». Durante la presentazione del Comitato alla Camera dei Deputati, la presidente onoraria Paola Binetti ha poi parlato «di valore della giustizia come servizio alla persona, fondamento dello Stato di diritto e pilastro imprescindibile della democrazia».

Gli sconfinamenti della «magistratura ideologizzata» sui temi etici

Il tema però che contraddistingue il Comitato è l’individuazione nella magistratura ideologizzata di uno dei principali motori che ha apportato cambiamenti ideologici alla società italiana, tramite sentenze che hanno forzato la legge. A spiegarlo è il presidente del comitato “Ditelo sui tetti”, nato qualche anno fa e oggi aderente al Comitato per il Sì. «Abbiamo varie volte individuato nella magistratura ideologizzata – ha spiegato Domenico Menorello – non certo in tutta la magistratura, la ricorrente fonte creativa di atti che hanno sospinto una vera e propria trasformazione antropologica in tanti temi sensibili, dal gender alla maternità e alla genitorialità fino alle questioni del cosiddetto “fine-vita”. Si tratta di pretese di certa magistratura che, al di là dal merito, si collocano oltre la legge e sostituiscono la volontà popolare rappresentata dal parlamento, condizionando la mentalità di tutti».

Dai cattolici un Sì per ristabilire le funzioni della magistratura

Un Sì quindi per ristabilire le funzioni della magistratura, da cui spesso alcune sentenze debordano. Nel mondo cattolico, oltre al Comitato per un giusto Sì, ha preso posizione anche la Compagnia delle Opere, l’associazione di imprese legata a Comunione e Liberazione. In un documento di due pagine, il gruppo ricorda le motivazioni storiche di questa riforma e invita a votare Sì come soluzione più ragionevole.

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di Francesco Filipazzi - 15 Febbraio 2026