Seconda puntata
Landini nel “sotto-sopra”: dopo il Tfr negato all’ex dirigente spunta pure lo stipendio ridotto. Ira del centrodestra: imbarazzante
Non c’è fine allo sfregio. E, di conseguenza, non c’è pace per Maurizio Landini. Mentre Mr Cgil invoca per i rider “salari dignitosi”, “parità di tutele”, “retribuzione e diritti sindacali” e, in ultima analisi, la “rivolta sociale”, scagliando anatemi contro il presunto caporalato nel settore, il fango dell’incoerenza travolge Corso Italia. Pertanto, a quanto riferisce in queste ore Il Giornale che sulla vicenda ha aperto una sorta di inchiesta, dopo lo scandalo del Tfr negato a un ex dirigente – trascinato in tribunale in un’odissea giudiziaria culminata in tre gradi di giudizio e nel pignoramento di quasi 200.000 euro dai conti del sindacato – emerge un nuovo, imbarazzante capitolo.
Landini e Cgil choc: una seconda puntata dello scandalo che lascia a bocca aperta
Già, perché spulciando le carte, a quanto risulta al quotidiano milanese, sembrerebbe proprio che lo stesso dipendente a cui hanno negato il Tfr, sarebbe anche stato pagato per anni con uno stipendio non adeguato alle sue mansioni. In sintesi: lavoro da dirigente, ma paga da impiegato. Così, dopo il trattamento di fine rapporto non riconosciuto e tanto meno elargito, eccoci alle prese con il file “retribuzioni ridotte”. Un altro caso scuote la Cgil che già segna in rosso sul calendario per il mese di marzo un’altra ondata di scioperi generali. Ma procediamo con ordine.
L’ex dirigente del sindacato rosso: dopo il Tfr negato, anche lo stipendio ridotto?
Il caso scuote da giorni le fondamenta di un sindacato rosso che, a parole, difende i salari minimi. Ma nei fatti, stando alle carte visionate da Il Giornale, sembrerebbe proprio applicare la strategia del “risparmio” sui suoi stessi collaboratori. Stefano O., per esempio: entrato in Cgil nel 1985. E arrivato a dirigere l’ufficio legislativo con responsabilità su affari legali e progetti Ue, avrebbe percepito per anni una retribuzione da impiegato semplice. Una palese violazione del regolamento interno che ha spinto il Tribunale Civile di Roma, nel gennaio 2024, a condannare la Cgil al pagamento di circa 125.000 euro di differenze retributive. Risposta sindacale? Landini, anziché saldare, ha impugnato la sentenza. L’appello inizierà a maggio…
Le battaglie di Landini (in casa degli altri)…
Riporta Il Giornale che ha aperto il vaso di Pandora dei mali che affliggono il sindacato rosso e Mr Cgil: «È una vicenda che investe il Codice civile. La Cgil ha impugnato il provvedimento del giudice di Roma: l’apertura del processo di appello è fissata a maggio. La storia riguarda il dipendente Cgil, ormai in pensione, già protagonista di una vittoria legale con il sindacato per il Tfr negato. Il Giornale ha potuto visionare le carte del nuovo procedimento contro la Cgil. Arrivato nel 1985 nella sede centrale di Roma, con lettera d’incarico del segretario generale, al dipendente Stefano. O. viene affidata la responsabilità dell’ufficio legislativo della Cgil. Gestisce e coordina affari legali e progetti con l’Unione Europea. Una mole di lavoro enorme. Ma lo stipendio resta uguale. Non viene adeguato al ruolo di responsabilità».
I round processuali di un’odissea senza fine
E ancora. «È una palese violazione del regolamento interno del sindacato. Nel 2015 arriva la pensione. Nel 2020, al timone del sindacato sbarca Maurizio Landini. Parte la diffida da parte del lavoratore per ottenere gli arretrati sulle differenze retributive. La Cgil nicchia. Si arriva in Tribunale con il verdetto di primo grado favorevole al lavoratore. Cgil condannata al pagamento di differenze retributive pari a 125mila euro circa. Landini non salda e impugna in appello la sentenza. A maggio inizierà il secondo round».
La reazione del centrodestra: siamo «all’apoteosi della surrealtà»
Le reazioni politiche non si sono fatte attendere, dipingendo un quadro di profonda ipocrisia. Tiziana Nisini (deputata della Lega), vicepresidente della commissione Lavoro, parla di «apoteosi della surrealtà»: «Lo stesso sindacato che attacca il governo proprio sull’utilizzo del trattamento a scopo pensionistico si ritroverebbe oggi con i conti pignorati dopo un decreto ingiuntivo ottenuto da un lavoratore che chiedeva semplicemente ciò che gli spettava di diritto. L’ennesima fotografia plastica dell’ipocrisia di Maurizio Landini: in pubblico predica tutela e diritti. Nei fatti lascia i lavoratori ad aspettare perfino il Tfr maturato. Moralismo a corrente alternata… Un paradosso continuo che smentisce clamorosamente la narrazione di una Cgil dalla parte dei lavoratori… Più che un sindacato, una macchina di propaganda: e a rimetterci, come sempre, sono proprio i lavoratori».
Rizzetto: «Landini imbarazzante, sembra il sotto-sopra di Stranger Things»
Non meno duro il presidente della commissione Lavoro alla Camera, Walter Rizzetto (FdI), che scomoda la cultura pop per descrivere il paradosso: «Siamo nel “sotto-sopra” di Stranger Things», dove logica e coerenza si capovolgono. «Il segretario della Cgil Maurizio Landini – afferma l’esponente di Fratelli d’Italia – prima attacca il governo Meloni sull’utilizzo del trattamento di fine rapporto e sottoscrive contratti nazionali che prevedono retribuzioni pari a 5.20 euro l’ora. Poi però, secondo quanto riportato dagli organi di stampa, proprio all’interno della sua organizzazione non sarebbe stato liquidato il Tfr a un ex dipendente, nonostante una sentenza definitiva. Se la notizia fosse confermata, sarebbe una vicenda grave e imbarazzante». «Un doppiopesismo, quello del capo della sinistra – conclude Rizzetto – che svuota di credibilità ogni lezione impartita a governo e maggioranza».
Landini? Fatti sconcertanti quanto paradossali: i commenti di Berrino e Gasparri
E non è ancora tutto. Perché anche da Forza Italia arrivano bordate pesanti. Maurizio Gasparri (presidente dei senatori di Forza Italia), per esempio, definisce la vicenda «sconcertante», accusando Landini di «mortificare i lavoratori» mentre si erge a paladino dei diritti. E sulla stessa linea il senatore Gianni Berrino (FdI), membro della Commissione Lavoro di Palazzo Madama, commenta: «Se quanto riportato fosse confermato, ci troveremmo davanti a un fatto grave e paradossale. Chi ogni giorno si professa difensore dei lavoratori dovrebbe essere il primo a rispettare la magistratura».
Così, alla fine della fiera delle assurdità al limite del grottesco, mentre la Cgil prepara una nuova ondata di scioperi per marzo, l’immagine del sindacato appare sempre più appannata (tanto per usare un eufemismo)… E tra conti pignorati al Monte dei Paschi. E dirigenti declassati in busta paga e sottopagati, la “rivolta sociale” di Landini sembra fermarsi sulla soglia del proprio ufficio. Perché, a quanto pare, per il sindacato rosso i diritti sono un dovere… ma solo degli altri.