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La via della Chiesa tra tradizionalisti e progressisti: restare cattolici seguendo papa Leone XIV

Finte contrapposizioni

La via della Chiesa tra tradizionalisti e progressisti: restare cattolici seguendo papa Leone XIV

Il confronto tra lefebvriani e Santa Sede sui nuovi vescovi riaccende il dibattito sulle diverse anime della Chiesa, ma bisogna guardarsi dalle strumentalizzazioni mediatiche e tornare all'essenza del "depositum fidei". Rimanendo ancorati all'insegnamento del Pontefice e di San Newman

Cronaca - di Francesco Comegna - 15 Febbraio 2026 alle 07:00

Qualche giorno fa, il 12 febbraio, il Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, il cardinal Fernandez, ha incontrato don Davide Pagliarini, superiore della Fraternità Sacerdotale San Pio X, istituto religioso fondato negli anni 70 da monsignor Marcel Lefebvre, in contrasto con lo stravolgimento liturgico e il Concilio Vaticano II, che da quel momento separò le strade dalla Chiesa di Roma.

Nuovi vescovi e pericolo di scomunica

Il motivo del confronto è la possibile nomina da parte della Fraternità Sacerdotale San PioX di 5 nuovi vescovi, senza lo Ius petrino, ovvero senza approvazione del Papa e, quindi, non in comunione con la Chiesa Cattolica, il che comporterebbe la scomunica latae sententiae. Subito dopo l’incontro è uscito un comunicato dove il Dicastero per la Dottrina della Fede fa sapere di aver ideato un percorso di dialogo teologico con la FSSPX, dove si prenderanno in considerazione tutti i punti che la stessa ha posto alla Chiesa negli anni, a patto che rinunci alla consacrazione di nuovi vescovi, evitando così uno scisma definitivo.

Tra tradizionalisti e progressisti

Non sappiamo quale sarà la risposta della FSSPX, che si attende a breve, ma al di là del caso specifico in sé, la questione riaccende il dibattito nella Chiesa sulla spaccatura cattolica, in una conflittualità tipica da linguaggio filosofico-politico della post modernità, che vede nello specifico fronteggiarsi due correnti, quella del tradizionalismo e del progressismo. Anzitutto bisogna rilevare che la presenza del suffisso “ismo” rimanda sempre ad un’ideologizzazione del termine, quindi da evitare in ambito ecclesiale.

I tradizionalisti

Generalmente per tradizionalisti si intende coloro i quali sono legati esclusivamente ad una visione di Chiesa pre-conciliare, rifiutando di fatto il Concilio e tutti ciò che esso ha significato. Il Concilio Vaticano II è stato un Concilio pastorale, non dogmatico, che ha traghettato la Chiesa nella modernità, senza cambiarne il suo depositum fidei, semmai sviluppandolo in modo organico, come è sempre accaduto nella Chiesa: una tradizione viva significa tenere il fuoco acceso, non adorare le ceneri. Questo non vuol dire che non ci siano stati problemi, per citare le parole di Joseph Ratzinger – «Ci sono stati due concili, uno mediatico e uno reale» – per ribadire come ci sia stata una grossa strumentalizzazione mediatica sullo stesso, presentandolo per quello che in realtà non era e questo ha creato problemi oggettivi, sia nella comprensione stessa del Concilio che nella sua applicazione. Se questo rifiuto del Concilio porta poi a rifiutare l’obbedienza alla Chiesa, ecco che si denota una sorta di atteggiamento cripto-protestante di chi invece si ammanta come detentore della vera dottrina cattolica.

I progressisti

L’altra faccia della medaglia sono i cosiddetti progressisti, coloro che, probabilmente senza volerlo o saperlo, partono da un substrato filosofico hegeliano, vedendo la Chiesa in una continua dialettica che progredisce vero l’autocoscienza di sé. Ecco quindi che la dottrina deve essere stravolta per adattarsi ai tempi, i dogmi sono obsoleti – qualcuno addirittura sposa la separazione tra il Gesù della storia e il Cristo della Fede – e il Concilio Vaticano II (o meglio una sua distorta interpretazione) diviene l’unica vera dottrina: tutto ciò che è stato prima va rimosso o adattato. Ancora le liturgie perdono la gravitas e il senso del mistero, diventando intrattenimento, la morale viene svuotata e sostituita da un moralismo che plasma bravi cittadini inclusivi che fanno la raccolta differenziata.

Strade opposte, stessa conclusione

Entrambi gli approcci ecclesiastici partono dal presupposto che c’è una Chiesa fatta da autentici cristiani e un’altra da correggere, rifiutando una parte del depositum fidei. Interessante vedere come entrambe le strade possono portare alla medesima conclusione: minare la credibilità e l’autorità della Chiesa. Per un credente oggi urge più che mai sottrarsi a queste finte contrapposizioni che minano l’unità della Chiesa, guardando ad esempio all’eredità lasciata da Benedetto XVI, autentico interprete del Concilio Vaticano II e precursore lucidissimo dei problemi del secolarismo nella Chiesa.

Restiamo cattolici con Papa Leone XIV, guardando a Newman

La rotta da seguire la indica Papa Leone, avendo più volte citato come riferimento per la Chiesa oggi San John Henry Newman, il grande teologo dell’800 convertito dall’anglicanesimo, proclamato santo nel 2019 da Papa Francesco. Il pensiero di Newman rivoluzionò la teologia cattolica, elaborando un metodo per lo sviluppo del dogma e della dottrina, presentando sette criteri di autenticità, per vagliare se un cambiamento è lecito, quindi rispetta integralmente il depositum fidei, oppure lo stravolge, quindi è illecito. Newman sostenne che la trasmissione del depositum fidei, va di pari passo con il suo sviluppo nel tempo, che non è mai una contraddizione di ciò che è avvenuto in precedenza, ma un ampliamento della comprensione. Un cambiamento autentico, quindi, non stravolge o contraddice, ma aiuta e amplia la comprensione della dottrina. Ancorati nella Chiesa insieme a Newman, possiamo andare oltre le false dicotomie e restare ancora cattolici nel 2026.

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di Francesco Comegna - 15 Febbraio 2026