A Torino attacco allo Stato
La Russa sulla violenza rossa: “Gli alibi sono finiti per la sinistra. O blocchi il corteo o sei complice”
Il presidente del Senato parla al Giornale e punta il dito sugli organizzatori la manifestazione di sabato. Anche la politica ha responsabilità quando parla di 'mobilitazione pacifica' e 'frange violente'
Il Presidente del Senato, Ignazio La Russa, interviene sulle violenze di sabato a Torino, messe in atto nel corso della manifestazione organizzata per il centro cosiddetto “sociale” Askatasuna. Non si perde in giri di parole la seconda carica dello Stato. E in una intervista al quotidiano Il Giornale inserisce un punto chiaro nella riflessione: la responsabilità di quanto accaduto è anche di chi ha organizzato la mobilitazione. «Siamo di fronte a un utilizzo della violenza immotivato e ricercato. Non è come poteva avvenire in altre epoche che la polizia ti impediva qualcosa e si apriva lo scontro. Qui c’è una decisione preventiva di attaccare lo Stato colpendo la polizia. Una decisione politica. E quindi di attaccare i figli del popolo che vestono la divisa», dice La Russa.
Se per difendere il poliziotto aggredito il collega avesse sparato sarebbe successo l’inferno
Poi la riflessione, che riporta alla realtà e che chissà, magari era anche una delle possibilità ipotizzate proprio da quei violenti con i radar che hanno preso a martellate gli agenti di Polizia e hanno acceso i radar ‘brucia retina’ per lasciare danni permanenti nella migliore delle ipotesi: «Pensi se il poliziotto che è corso in difesa del suo collega avesse sparato agli aggressori. Sarebbe successo l’inferno, sarebbe scattata la rivolta contro la polizia fascista».
Ci sono responsabilità politiche
Alla domanda sull’esistenza o meno di responsabilità politiche, La Russa non ha dubbi: «Sì», ci sono responsabilità politiche «da parte di quelli che dicono ogni volta la stessa cosa: ‘la manifestazione era pacifica poi si è inserita una frangia violenta….’ Non è così. Quando organizzi una manifestazione che ha l’obiettivo dichiarato di solidarizzare con un centro sociale illegale, e sai che arrivano manifestanti da tutta Italia e anche dall’estero, sai anche che ci sarà un epilogo violento. Li conosci benissimo quelli che chiamano black bloc».
Quello che succederà è prevedibile, anche se il tutto viene presentato come ‘non violento’ «il corteo era la conditio sine qua non perché i black bloc potessero esercitare la violenza. Il corteo è l’acqua dentro la quale si muovono i pesci. Entrano ed escono dall’acqua molto velocemente. L’acqua li protegge. E quelli che fanno l’acqua sanno che stanno alimentando i pesci. In particolare quelli che rappresentano le istituzioni, ma non solo loro, non possono scrollarsi di dosso questa responsabilità» ha spiegato il Presidente del Senato.
Quando si voleva i violenti si buttavano fuori
La Russa di manifestazione ne sa qualcosa. E proprio per questo non avalla giustificazioni: «Chi organizza e chi aderisce alla manifestazione lo sa. Allora, o è capace di buttare fuori dal corteo i violenti prima che il corteo si muova, oppure non fa partire il corteo. Fa una manifestazione senza corteo». A buttarli fuori «una volta noi ci riuscivamo. Sia noi di destra che quelli di sinistra. Quando si voleva ci si riusciva».
Dissociarsi non è più un alibi
Per La Russa quella della sinistra «non è una dissociazione: è un alibi. E gli alibi sono finiti. Certo che ti dissoci dall’episodio di violenza. Ma o blocchi il corteo, o sei complice». Il primo passo comunque è «che le forze politiche tutte, anche quelle apertamente di sinistra, stiano dalla parte della polizia». E sulla posizione di Giorgia Meloni ha parlato di tentato omicidio concorda «Certo che è tentato omicidio, quantomeno sotto il profilo di dolo eventuale. Se il martello invece che sulla schiena gli fosse finito sulla testa quell’agente sarebbe potuto morire. Giuridicamente non c’è dubbio che sia tentato omicidio».