Le indagini della Procura
La lunga mano di Hamas, dopo Di Battista spunta il nome di Grillo e un misterioso incontro nella villa in Sardegna
La lunga mano di Hamas in Italia e la ricerca di interlocutori politici ‘affidabili’ tra le file della sinistra pro Hamas. Agli atti della Procura di Genova che indaga sui flussi di denaro dall’Italia verso Hamas, stando alle ricostruzioni del Giornale, ci sarebbe anche il nome di Beppe Grillo. Una seconda ‘puntata’ dopo lo sputtanamento dell’ex parlamentare 5Stelle Alessandro Di Battista. Protagonista delle manovre in Italia lo storico braccio destro dell’imam Mohammad Hannoun (indagato per i finanziamento ad Hamas), Sulaiman Hijazi, vertice della cupola dell’organizzazione terroristica in Italia. Con l’aiutino di Wael Dahdouh, corrispondente da Gaza di Al Jazeera, invitato alla Camera con tutti gli onori dalla parlamentare grillina Stefania Ascari. In quell’occasione Grillo avrebbe incontrato Dahdouh sotto la regia a distanza del numero due del predicatore. Ma il condizionale è d’obbligo.
Hamas e l’Italia, spunta un appuntamento nella villa di Grillo
Dalle intercettazione scandagliate dai giudici di Genova, riportate dal Giornale, traspare una precisa strategia di Sulaiman Hijazi nell’allargare la zona di influenza tra i politici italiani. Con un calendario di incontri organizzati per il tramite del corrispondente da Gaza di Al Jazeera. Un vero e proprio casting dei profili più adatti da arruolare alla causa. Tra questi emerge una certa preferenza per i grillini (Di Battista, Ascari “sono onesti”) mentre Schlein sarebbe meno affidabile. Magari scopre poi che la segretaria dem pubblica qualche selfie scomodo sui social e gli accordi saltano, si dicono gli itnercettati.
Le intercettazioni pubblicate dal Giornale
Il 16 febbraio – ricostruisce il quotidiano diretto da Cerno – Sulaiman Hijazi confessa alla moglie di aver saputo dal corrispondente di Al Jazeera che Hannoun sarebbe nocivo alla causa palestinese (si è fatto fotografare con Ismail Haniyeh, ex capo di Hamas, poi ucciso nel 2024). Insomma che è pericoloso incontrarlo. “«Lui (Dahdouh) ha delle informazioni da Al Jazeera dove gli dicono che non deve incontrare in Europa 4 persone e tra queste 4 persone c’è Hannoun», dice Hijazi alla sua interlocutrice telefonica. Continua dicendo che riceve tantissimi inviti ma non ce la fa ad andare da tutti e quindi Hijazi preferisce in quel momento accettare per il corrispondente di Al Jazeera solo gli inviti degli italiani, in modo da farlo conoscere di più.
L’appuntamento di Hijazi nella villa in Sardegna di Grillo
In questo contesto si collocherebbe l’incontro con il fondatore del Movimento 5 Stelle. Il vice del predicatore Hannoun dice che il 13 marzo, ha appuntamento con Beppe Grillo nella villa di Sant’Ilario. E la sua interlocutrice Soufan Hanin, moglie di Ryah Mohammed, risponde ironica: «Ma non potevi trovare qualcun altro?». Hijazi controbatte: «Che vuoi che ti dica cosa pensi che lo porti anche da Schlein, comunque sono tutti così». Ma secondo Hanin «no, però non da Schlein, è una calamità». L’islamico allora risponde: «E quindi vuoi che lo porti dalla Meloni, in Italia purtroppo abbiamo solo questi. Cosa vuoi che faccia, vedrò anche di farlo incontrare Ghali il cantante». Hanin sottolinea: «Con Ghali va bene però non Schlein, sai è brutto a dirlo ma non vorrei che poi Dahdouh sia strumentalizzato, perché non vorrei che poi la Schlein dopo averlo incontrato dica ho incontrato Wael Dahdouh… Temo che poi lo strumentalizzano, perché i politici… lascia stare Di Battista che è onesto anche Ascari onesta e che sono cari amici, però tutti sembra che facciano a gara chi fa il post più bello con Wael Al Dahdouh, vale a dire che Wael Al Dahdouh si è ridotto letteralmente ad un post su Instagram».
Anche Schlein tra i politici nel casting di Hamas
Non è appurato se l’incontro con la segretaria del Pd si sia svolto, ma di sicuro dalle parole del braccio destro di Hannoun si capisce che va fatto, perché questi sono i politici italiani di cui il mondo islamico può disporre. Di certo c’è che il corrispondente da Gaza di Al Jazeera fosse, oggi indagato per filoterrorismo, fosse molto attivo nell’organizzare incontri e tenere i rapporti con la sinistra pro Pal.