L'intervento della premier
Il pugno duro di Meloni sul poliziotto di Rogoredo: “Implacabili con chi tradisce la Nazione, non esiste scudo penale”
«Leggo con sgomento gli ultimi sviluppi sull’uccisione di uno spacciatore nel noto “boschetto della droga” di Rogoredo. Gli inquirenti ipotizzano che questo crimine sia legato a dinamiche connesse allo spaccio di sostanze stupefacenti, nelle quali sarebbe coinvolto anche l’agente di Polizia che ha sparato. Se quanto ipotizzato trovasse conferma nel seguito delle indagini, ci ritroveremmo davanti a un fatto gravissimo, un tradimento nei confronti della Nazione e della dignità e onorabilità delle nostre Forze dell’Ordine». Lo dichiara la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
“Con chi sbaglia, a maggior ragione perché indossa la divisa, occorre essere implacabili”
«Provo profonda rabbia – prosegue Meloni – all’idea che l’operato di chi tradisce la divisa possa “sporcare” il lavoro dei tantissimi uomini e donne che, ogni giorno, ci proteggono e difendono la nostra sicurezza, con abnegazione, sacrificio e senso delle Istituzioni. Servitori dello Stato nei confronti dei quali, invece, dobbiamo tutti essere riconoscenti. Come dobbiamo essere riconoscenti in particolare alla Polizia di Stato che, su delega della Procura di Milano, sta svolgendo le indagini sui propri agenti coinvolti in questa tragica vicenda, al solo fine di far emergere la verità.
Chi indossa una divisa e rappresenta le Istituzioni ha il dovere di farlo con il massimo del rigore. E con chi sbaglia, a maggior ragione perché indossa quella divisa, occorre essere implacabili. La giustizia – conclude la premier – farà il suo corso e confidiamo che sia determinata, anche perché – a differenza di quello che leggo – non esiste alcuno “scudo penale”».
Che cosa sappiamo del poliziotto di Rogoredo
Secondo l’accusa, l’assistente capo Carmelo Cinturinno era tra le “mele marce” di cui ha parlato il questore di Milano Bruno Megale, dopo il suo fermo per l’omicidio di Abderrhaim Mansouri, 28 anni, ucciso con un colpo di pistola alla testa nel boschetto di Rogoredo. Un poliziotto a due facce, noto per i tanti arresti fatti nella zona sud di Milano, come lui stesso ha ricordato nel primo confronto con il pm la sera stessa della morte di Manosuri, ma anche per le tante voci che giravano su di lui.
Di certo “una persona pericolosa” per i delinquenti ma anche per i suoi colleghi, che infatti lo temevano al punto da finire indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso. “È una persona che incute timore, è rude”, ha detto uno dei 3 agenti finiti sotto inchiesta. Tutti hanno messo a verbale che Cinturrino si sarebbe attivato quella sera “più volte per raccomandare che la versione della ‘legittima difesa’ venisse sostenuta senza esitazioni” e che loro avevano il “timore” che potesse “aggredirli e far loro del male”.
L’ipotesi del sistema Cinturrino
D’altronde non aveva esitato a sparare, un colpo secco alla tempia per uccidere Mansouri, e poi la messinscena della pistola messa accanto al cadavere. Resta da chiarire il movente, ma è certo che tra i due ci fosse una conoscenza pregressa, oltre che “un patto scellerato”: Cinturinno gli chiedeva 200 euro e 5 grammi di cocaina per lasciarlo in pace ma qualcosa si deve essere rotto e lo spacciatore aveva cominciato ad aver paura. Il suo legale gli aveva consigliato di filmare gli incontri con i tentativi di estorsione e Mansouri sembrava aver accettato per poi ricredersi. Da qui la paura e le minacce di morte.
Perché anche questo era il “sistema” Cinturrino: una protezione illimitata ai pusher del quartiere Corvetto, dove viveva con la compagna, pugno di ferro con quelli di Rogoredo, con richieste di soldi anche ai tossicodipendenti. Italiani i primi, nordafricani i secondi, ai quali riservava tutta la sua crudeltà, visto che era solito “percuotere le persone che frequentavano il bosco di Rogoredo anche avvalendosi di un martello”, come scrivono il procuratore di Milano Marcello Viola e il pm Giovanni Tariza nella richiesta di custodia cautelare in carcere. Ha usato la pistola invece con Mansouri e i suoi colleghi hanno pensato che potesse usarla anche contro di loro: “Ho avuto questo pensiero – ha detto un agente interrogato – Cinturrino è una persona pericolosa”.