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Un rider; nel cerchio, il segretario dell’Ugl, Paolo Capone

L'intervento

Il contratto Ugl ha dato tutele ai rider. A Bombardieri dico: bisogna ascoltare i lavoratori, non imporre modelli ideologici

Il segretario generale dell'Ugl, Paolo Capone, risponde alle critiche del segretario della Uil chiarendo perché «non solo sono infondate, ma rischiano di alimentare una narrazione lontana dalla realtà dei fatti»

Economia - di Paolo Capone* - 13 Febbraio 2026 alle 14:47

Gentile direttore,

in merito alle dichiarazioni del segretario generale della Uil, Luigi Bombardieri, sul contratto dei rider sottoscritto da Ugl Rider e Assodelivery vorrei spiegare perché non solo sono infondate, ma rischiano di alimentare una narrazione ideologica lontana dalla realtà dei fatti.

Il contratto Ugl Rider non è un “contratto pirata”: è un contratto firmato dall’organizzazione sindacale largamente più rappresentativa del settore. Nel perimetro Assodelivery operano circa 40.000 rider e la Ugl rappresenta il 13% dei lavoratori complessivi e oltre il 90% dei rider sindacalizzati. Numeri oggettivi, non opinioni.

Parliamo di un contratto innovativo, costruito per lavoratori autonomi che hanno scelto consapevolmente questa modalità. Si tratta di un contratto che prevede 10 euro per ora lavorata, maggiorazioni del 10% cumulabili per lavoro notturno, festivo e in condizioni climatiche avverse, obbligo di formazione, fornitura di abbigliamento tecnico, riconoscimento dell’infortunio professionale.

In tutto il periodo di applicazione non è mai pervenuta alla nostra organizzazione alcuna segnalazione di compensi ridotti o non corrisposti. Al contrario, abbiamo denunciato con fermezza fenomeni di vero sfruttamento legati al subappalto degli account, una forma di caporalato digitale che nulla ha a che vedere con il contratto e che può essere contrastata con strumenti di riconoscimento biometrico.

La verità è semplice: il contratto Ugl Rider ha dato regole, tutele e trasparenza a un settore che prima ne era privo. Ha riconosciuto dignità a lavoratori che rivendicano autonomia nella gestione dei tempi e delle modalità di lavoro.

Siamo sempre disponibili a discutere seriamente di rappresentatività. Ma la rappresentatività si misura nei luoghi di lavoro, tra i lavoratori, non nelle dichiarazioni da convegno. Se qualcuno propone un “election day”, noi non abbiamo alcun timore: siamo certi che i rider saprebbero scegliere chi li ha ascoltati davvero e chi, invece, li ha osservati da lontano con categorie ideologiche.

Il lavoro deve essere dignitoso, certo. Ma deve anche essere coerente con la realtà delle persone. E la realtà dei rider racconta una storia diversa da quella evocata polemicamente.

Ugl continuerà a difendere un modello contrattuale che coniuga autonomia, tutele e legalità. I fatti, non gli slogan, dimostrano chi tutela davvero questi lavoratori. Ad integrazione del messaggio precedente. È però necessario evitare una confusione concettuale che rischia di alimentare equivoci: l’esistenza di modelli contrattuali differenti non è una deriva, ma un’espressione del pluralismo delle relazioni industriali.

Nel settore delle consegne tramite piattaforma oggi coesistono due modelli regolati: il lavoro autonomo disciplinato da un contratto collettivo e il lavoro subordinato applicato da alcune realtà aziendali. Questo non rappresenta dumping, ma la possibilità per i lavoratori di scegliere la formula più coerente con le proprie esigenze personali e professionali.

Un dato è particolarmente significativo: nel caso di Just Eat, i rider erano circa 6.000 prima dell’applicazione del contratto subordinato; dopo l’introduzione di quel modello, sono diventati 1.700. È un elemento che merita riflessione. Quando un modello organizzativo produce una riduzione così marcata della platea occupazionale, è legittimo interrogarsi sulla sua attrattività e sulla sua sostenibilità economica nel contesto specifico della gig economy.

Il punto non è contrapporre subordinazione e autonomia. Il lavoro subordinato è giusto quando rispecchia l’organizzazione reale del lavoro. Ma imporre un unico schema dove la domanda dei lavoratori è orientata alla flessibilità rischia di generare effetti distorsivi: riduzione delle opportunità, aumento dell’informalità, perdita di inclusione. Il pluralismo contrattuale, dentro un perimetro di legalità e controlli rigorosi, è una garanzia per i lavoratori, non una minaccia. È la dimostrazione che il sistema delle relazioni industriali è capace di adattarsi alle trasformazioni dell’economia.

*Segretario generale Ugl

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di Paolo Capone* - 13 Febbraio 2026