La guerra di nervi
“Halloween” islamista a Teheran: bare per i soldati americani, missili in piazza e bandiere bruciate
Teheran continua con le tattiche di intimidazione verso l’Occidente e Israele, proprio nel giorno in cui Donald Trump e Netanyahu si incontrano alla Casa Bianca. L’Iran sta festeggiando il 47esimo anniversario della Rivoluzione islamica attraverso una esibizione della forza militare, mostrando missili balistici e da crociera, rottami di droni israeliani abbattuti e bare vuote di militari americani. Uno spettacolo macabro che, tra cori e bandiere bruciate, sembra rivolto principalmente a Tel Aviv. Anche se lo scenario nelle piazze della Repubblica islamica è preoccupante, le trattative tra Teheran e Washington continuano sul nucleare, anche se lo Stato ebraico chiede di trattare la questione con una linea dura.
Halloween islamista a Teheran: bare americane vuote, bandiere bruciate e missili esibiti
Nell’anniversario della caduta dello Shah, il cui figlio Reza Ciro Pahlavi è tornato in auge dagli Stati Uniti con messaggi ai manifestanti nelle scorse settimane delle proteste antigovernative, ci sarebbero ancora cittadini disposti a fidarsi dei fondamentalisti al potere. A Teheran, i manifestanti hanno iniziato ad incontrarsi la mattina presto lungo i percorsi prestabiliti verso piazza Azadi, il punto simbolico della festa. Tra i razzi esibiti ci sono anche quelli di ultima generazione, ossia i Fateh e i Fatah 110. “Un chiaro messaggio da Teheran a Tel Aviv”, ha scritto l’agenzia di stampa Mehr, proprio in un periodo in cui la destabilizzazione continentale si fa sempre più forte. Accanto ai missili sono stati mostrati dei rottami di droni iraniani, abbatuti nella cosiddetta “Guerra dei 12 giorni”. O almeno questa è la narrazione che arriva da Teheran.
C’è stato ampio spazio per gli elementi più scabrosi della propaganda antiamericana e anti-israeliana. Nel corso delle manifestazione sono comparse bare vuote e attribuite agli esponenti militari statunitensi, mentre qualcuno ha calpestato le immagini di Trump e Netanyahu. In piazza Enghelab sono state bruciate assieme le bandiere di Israele e degli Stati Uniti. Tra la folla hanno sfilato anche il capo di Stato maggiore delle Forze armate iraniane, il generale Seyed Abdolrahim Mousavi e il comandante dei Pasdaran, Mohammad Pakpour. Erano presenti anche il presidente del Parlamento, Mohammad Ghalibaf ed il presidente Masoud Pezeshkian, atteso per il discorso al popolo.
La rivoluzione khomeinista è diventata una festa teocratica
L’Iran continua a descrivere le proteste dei dissidenti come il risultato di un’azione destabilizzante sostenuta dall’estero, accusando soprattutto e Stati Uniti e Israele di aver alimentato caos e violenze. Un modo come un altro per esorcizzare chi ha scelto di resistere all’oppressione teocratica. L’anniversario della rivoluzione khomeinista, per la Repubblica islamica, è molto più di una semplice ricorrenza. Il primo degli ayatollah aveva preso il potere in un periodo di profonda incertezza, a febbraio 1979, riuscendo ad assicurarsi la fiducia del popolo. A distanza di quasi 50 anni, chi credeva in un cambio di passo si è sbagliato di grosso.
Lo Shah aveva lasciato l’Iran a metà gennaio, mentre i contestatori erano furiosi e le forze armate avevano problemi a contenere la rabbia popolare. Il momento decisivo è arrivato l’11 febbraio dello stesso anno, quando hanno annunciato la neutralità e smisero di sostenere la monarchia. Da quel momento è finito il predominio della dinastia Pahlavi ed è nata la Repubblica islamica. Da quel momento in poi, la rivoluzione è stata trasformata in un pilastro identitario religioso, celebrato ogni anno con grandi marce, slogan e cerimonie che mescolano fede, presunto patriottismo e geopolitica.