Forze dell'ordine sotto scacco
Gravissimo il cinese ferito a Milano e agenti nel mirino. Sos Sap: non venga notificato subito l’avviso di garanzia per atto dovuto
Dalle strade di Torino ai quartieri di Milano, la cronaca recente restituisce l’immagine di un’Italia in cui chi indossa una divisa è diventato il bersaglio mobile di una violenza sempre più spietata e ideologizzata. L’ultimo episodio, in ordine di tempo, arriva da Piazza Mistral a Milano, dove un trentenne cinese, dopo aver rapinato una guardia giurata della sua pistola, ha aperto il fuoco contro un mezzo della polizia. Solo la risposta armata degli agenti ha evitato una strage, ma oggi – paradossalmente – il dibattito rischia di spostarsi sulla condotta di chi ha servito lo Stato.
Milano, sparatoria a Rogoredo: in fin di vita il 30enne cinese ferito
La cronaca dei fatti aggiornati al bollettino clinico dell’immigrato ferito ci dice che è ancora in coma L.W., il 30enne cinese ferito ieri pomeriggio nella sparatoria con la polizia in strada a Milano. Come noto, quaranta minuti prima il trentenne aveva aggredito una guardia giurata rubandogli l’arma, usata poi per sparare contro la volante blindata dell’Uopi. Gli agenti, da protocollo, hanno risposto al fuoco, ferendolo a un braccio e alla testa. Portato all’Ospedale di Niguarda in codice rosso, l’uomo versa tuttora in condizioni gravissime.
Il paradosso dell’atto dovuto e la requisitoria del Sap
E proprio in queste ore, mentre il 30enne cinese è ricoverato dopo l’ennesimo agguato in pochi giorni sferrato contro le forze dell’ordine, il segretario Generale del Sap, Stefano Paoloni, è stato categorico: non si può procedere con l’automatico invio di avvisi di garanzia quando la dinamica è cristallina. «Gli agenti sono stati costretti a difendersi e a proteggere i cittadini», ha dichiarato. Auspicando che vengano subito riconosciute le cause di giustificazione come la legittima difesa e l’adempimento del dovere. Troppo spesso, infatti, l’iscrizione nel registro degli indagati diventa un marchio che blocca le carriere e logora psicologicamente chi ha agito solo per necessità estrema.
Sparatoria Rogoredo, Sap: «Adesso non venga notificato subito avviso garanzia per atto dovuto»
Più precisamente. «A Rogoredo i colleghi sono stati costretti a utilizzare le armi da fuoco dopo che un cittadino cinese aveva sparato loro contro con una pistola rubata a un vigilante. Gli agenti sono stati costretti da una parte a difendersi. E dall’altra a garantire la sicurezza di tutto ciò che fosse attorno a loro. L’auspicio è che adesso ai colleghi non venga notificato in automatico un avviso di garanzia per atto dovuto. Ma prima vengano effettuate tutte le necessarie valutazioni per il riconoscimento delle cause di giustificazione del reato, quali la legittima difesa. L’uso legittimo delle armi. E l’adempimento del dovere», ha affermato il segretario generale del Sap.
«Prima effettuare tutte le necessarie valutazioni per riconoscimento delle cause di giustificazione del reato»
Concludendo infine: «Come sempre – ha ricordato Paoloni – è indispensabile che venga fatta piena chiarezza sull’accaduto, ma quando i fatti risultano di tutta evidenza idonei al riconoscimento delle discriminanti è indispensabile che queste vengano immediatamente ravvisate. Poiché l’avviso di garanzia avrebbe ripercussioni negative sul percorso professionale e di carriera del collega».
Azioni contro le forze dell’ordine: un bollettino di guerra
Il caso di Milano è solo la punta dell’iceberg. Solo ieri la premier Giorgia Meloni si è recata alle Molinette di Torino per far visita all’agente colpito ferocemente a martellate durante il corteo violento degli antagonisti di Askatasuna. Un attacco brutale che grida vendetta. Così come emblematico è il caso dell’Eur a Roma, dove un poliziotto è finito sotto indagine per aver sparato a un cittadino siriano che stava accoltellando un collega al petto con un cacciavite.
Lorenza Mariani
È in questo scenario di “assedio” che il Governo si sta confrontando in queste ore in una riunione straordinaria sulla sicurezza. L’obiettivo è chiaro: introdurre uno scudo penale per le Forze dell’Ordine nell’esercizio delle loro funzioni. Non si tratta di invocare l’impunità. Ma di garantire una tutela legale che impedisca a chi rischia la vita per la sicurezza pubblica di finire sul banco degli imputati. Addirittura prima ancora di aver deposto la divisa a fine turno…